È bastato un incidente per creare il caos sulle strade del luganese e del mendrisiotto: sulla A2 a Bissone un camion e una vettura si sono scontrati. Ed è subito crisi profonda sulle strade del sottoceneri. 15 Km di code e collasso del sistema viario per molte ore. Diciamolo pure: che finché non succede nulla, la rete stradale del sottoceneri è insufficiente, e regge a malapena. Appena però vi sono incidenti come quello di ieri a Bissone, le strade si rivelano un disastro.
Il motivo è palese: le strade attuali sono vie create decenni fa per sopportare un traffico di 3-4 volte inferiore a quello attuale. Pensate che ogni giorno entrano nel luganese 30′000 frontalieri, con chissà quante decine di migliaia di automobili targate Italia che si riversano sulle nostre strade, e che si aggiungono ai tantissimi veicoli ticinesi che già circolano. La situazione è demenziale: circolano sempre più veicoli su strade create per pochi veicoli. Finora ce la siamo cavata ancora bene, ma se si aggiungono i soliti lavori su strade e autostrade, e magari altri incidenti, allora la mobilità nel luganese collassa. E ne vanno di mezzo, oltre che i privati, tutte le attività commerciali che fanno ricca la regione.
Si impone un profondo ripensamento del piano viario: bisogna investire in nuove strade, capaci di assorbire il traffico in continuo aumento. I verdi ci tengono in ostaggio, con teorie demenziali del tipo che se creiamo più strade il traffico aumenta, e molti partiti li seguono pure. Il problema è che qualsiasi cambiamento del piano viario, e la costruzione di nuove strade, avverrebbe comunque solo tra 10 o 20 anni. Pazzesco! Pensate che per esempio la galleria Vedeggio-Cassarate, opera attesa da decenni, rischia di essere aperta con un anno di ritardo perché non è ancora stato edificato un posteggio nella zona Cornaredo…
Lo scorso 9 agosto ‘09 si è arrivati alla follia: la coda di veicoli sull’autostrada al portale sud del San Gottardo è arrivata fino a Biasca (35 Km), con tempi di attesa di 5 ore. Rimasti invischiati nel viscido tappo pure molti ticinesi, che si sono dovuti fare un tragitto lughissimo a 7 km/h di media! Adesso basta! Con la storiellina che l’asse del San Gottardo è la via nord-sud più importante d’Europa si vuole accettare ogni disagio. Inammissibile. Sembra quasi che non si possa fare niente.
In realtà, nel 2001 dopo l’incendio all’interno della galleria autostradale del San Gottardo per molti mesi più nessun camion dell’Unione Europea ha potuto circolare attraverso questo insostituibile asse nord-sud! Quando alla fine degli anni ‘80 vi fu un danno al viadotto di Gurtnellen nel Canton Uri in seguito all’ingrossamento della Reuss, per diversi mesi poterono transitare solo automobili dei Cantoni Uri e Ticino, e finché non fu sanato il ponte i veicoli UE non potevano circolare. Quindi non ci vengano a dire che non si può bloccare il traffico! Ora il motivo c’è eccome: a parte la questione sicurezza, sempre di attualità, per cui è necessaria una riduzione del traffico all’interno del tunnel autostradale per ridurre la probabilità di incidenti, la galleria necessita di importanti lavori di ristrutturazione. Si parla di 3 anni di lavori, mantendo chiusa la galleria (oddio, come faranno poi a non passare più dall’insostituibile asse del San Gottardo??!!??). L’occasione è ghiotta: facciamo ’sti lavori lentamente e bene, tenendo aperta la galleria solo ai veicoli svizzeri, magari contingentando il traffico merci, così per una decina di anni avremo pace su tutta la A2. E l’UE prenda atto che non si può fare altrimenti per risanare il tunnel del San Gottardo. E i turisti europei vadano ad intasare altri valichi e a far colonna altrove (o magari prendano il treno)!

scaviamo e poi vediamo
Mentre Italia, Austria e Germania hanno siglato un accordo per il traforo di 55 km del Brennero, che se dovesse essere edificato sarà per le merci europee la vera concorrenza all’Alptransit svizzero, in Ticino si sta scavando il tunnel del Ceneri, senza sapere se da parte italiana verrà preferita la gronda Ovest (cioè far transitare i treni merci da Cadenazzo verso Luino e poi Genova) oppure se gli italiani hanno intenzione di costruire gli allacciamenti a sud di Chiasso. Nella prima ipotesi non avrebbe alcun senso edificare la nuova galleria ferroviaria del Ceneri, perché le merci si fermerebbero prima del Ceneri in direzione Gambarogno, nella seconda remota ipotesi gli italiani dovrebbero darsi una mossa e creare nuove strade ferrate, in particolare nella zona congestionatissima di Milano. Questo enigma mai risolto è stato più volte messo sul tavolo, anche perché a sud di Lugano l’Alptransit non c’è, e treni merci lunghissimi attraverserebbero Lugano finché non si troverà la soluzione più consona (altre costose gallerie e problemi tecnici a non finire). Le autorità federali e cantonali vanno avanti per la loro strada, senza avere delle vere garanzie da parte italiana, di questi tempi men che meno, vista la crisi, l’impegno a costruire il Brennero e le vicissitudini del premier Berlusconi. Insomma si rischia di scavare il buco sbagliato!
A fare chiarezza dovevano pensarci due mozioni al Consiglio Nazionale, respinte per 96 voti contro 81, rispettivamente 114 a 47, che chiedevano di obbligare il Consiglio Federale a sottoscrivere un trattato di Stato con l’Italia sugli sbocchi a sud della Nuova trasversale ferroviaria alpina, rispettivamente con la seconda mozione di vincolare i lavori del Ceneri alla firma di un tale accordo. Niente da fare, si continua a scavare senza garanzie italiane. Il consigliere nazionale Fabio Abate si lamenta perché le mozioni metterebbero in discussione un investimento a sud delle Alpi: ecco Abate, deve trattarsi di un investimento per il futuro, non di scavare e sperare che poi a qualcuno interessi l’Alptransit. Meglio verificare subito le intenzioni italiane e dell’Unione Europea, prima di spendere i soliti miliardi magari inutilmente, soldi che oltretutto come si è visto nelle scorse settimane vanno spesso in tasca a ditte estere in sub-appalto che impiegano operai stranieri stra-sottopagati!
Bloccato da anni da ricorsi, il nuovo stadio dell’Hardturm a Zurigo sarà, rispetto all’idea iniziale, assai più modesto. Città e sponsor privati volevano costruire uno stadio da 30′000 posti e centro commerciale annesso, per un costo di circa 350 milioni di franchi. Ora la grande banca e la città rinunciano e si accontenteranno di uno stadio da 20′000 posti senza centri acquisti. Sulla decisione hanno influito anche motivi finanziari. Insomma una grande città come Zurigo si accontenta di un progetto modesto. Anche a Torino la squadra della Juventus, patria del calcio e di successo, prevede di edificare uno stadio da “soli” ca 150 milioni di franchi.

non così grande!
Come noto anche a Lugano e Bellinzona vi è l’intenzione di costruire nuovi stadi di calcio. A Bellinzona dovrebbero essere solo privati a metterci i soldi, a Lugano si ipotizza una partecipazione di città e privati, ciascuno al 50%. Quel che fa riflettere è che a Lugano si parla già di un progetto da oltre 100 milioni, con centri acquisti annessi, ev. anche centro congressuale. L’ubicazione è la zona Cornaredo, già congestionata dal traffico locale e tra un paio d’anni vi sarà ancor più trambusto in seguito all’apertura della galleria Vedeggio-Cassarate dato che il portale est è lì vicino. Emergono dunque dubbi di tipo logistico per una nuova struttura. Eppoi l’investimento pare a molti piuttosto esagerato, considerando anche i pochi spettatori che seguono il Lugano calcio. Uno stadio del costo dell’Hardturm di Zurigo e poco meno di quello della Juventus. Considerando poi che gli spettatori in Svizzera sono in continuo calo nonostante i nuovi bellissimi stadi di calcio costruiti con l’Euro 2008, come documentato dalle ultime statistiche pubblicate questa settimana, allora che Lugano rifletta bene. Non è il momento di fare i megalomani, inoltre bisogna poi vedere se davvero ci sono questi investitori privati, perché a Zurigo è bastato che la grande banca si sia tirata indietro, per vedere il progetto originale passare da 350 a 100 milioni!!
Durante il giorno dell’Ascensione, festa cristiana in tutti i cantoni svizzeri, riecco code di oltre 10 km al portale nord della galleria autostradale del san Gottardo. Il problema è noto da decenni, ma durante questo inverno è scesa una massa di neve incredibile, per cui il passo del san Gottardo sarà percorribile solo a fine maggio causa i muraglioni di neve ancora presenti in quota: il risultato è devastante, anche sul san Bernardino, dato che l’alternativa viene presa d’assalto dagli automobilisti. Settimane fa, dopo numerosi rifiuti di entrare in materia, il ministro dei trasporti Leuenberger finalmente aveva infranto il tabù: secondo lui, infatti, raddoppiare il tunnel autostradale del san Gottardo non era in contrasto con l’inizativa delle Alpi . Per poi non parlare dei numerosi incidenti che il traforo ha visto! Anche la storiellina che la strozzatura del san Gottardo sarebbe un deterrente per gli utenti della strada si è rivelata un abbaglio, dato che camion e automobilisti continuano imperterriti a transitare sul questo asse, sapendo perfettamente che passeranno 2-3 ore incolonnati. Basta indugi dunque, è inaccettabile che le colonne chilometriche a nord, e poi a sud del portale, mettano regolarmente in crisi la mobilità nel nostro Paese! Siamo in ritardo di almeno 15 anni, ed ogni mese di ulteriore attesa significa sempre più disagi! Un po’ di coraggio per potenziare un’opera che era stata concepita per meno di 10′ooo percorrenze al giorno, ora triplicate!!
Sul CdT si leggeva il 19.05.09 che i ministri di Italia, Austria e Germania hanno siglato un’intesa per l’edificazione della galleria di base del Brennero. Si prevede che i lavori cominicino entro il 2014 per terminare il 2022. Il traforo ferroviario collegherà Innsbruck a Fortezza, provincia di Bolzano, per una lunghezza complessiva di 55 Km. Se per i verdi la notizia sarà senz’altro accolta positivamente, per la Svizzera questo progetto dovrebbe preoccupare. È da molti anni infatti che si cerca di capire se gli italiani sono o no intenzionati ad allacciarsi ad Alptransit a sud di Chiasso. Oltretutto in Ticino si sta scavando per costruire la galleria del Monte Ceneri, e a sud di Lugano non vi è ancora alcun progetto per completare Alptransit; inoltre qualsiasi soluzione a sud di Lugano sarà costosissima e sarà edificata chissà tra quanti anni. Insomma siamo in alto mare, mentre sul Brennero pare che facciano sul serio! C’è davvero il rischio che gli svizzeri spendano inutilmente decine di miliardi a scavare tunnel, senza avere accordi con l’Unione Europea per il prosequio della linea a sud di Chiasso, mentre gli europei costruiscano in fretta una linea sul Brennero davvero efficace e ben pianificata tra i Paesi interessati? Speriamo che Alptransit non sia un buco nell’acqua, dopo tutte le gallerie scavate inutilmente e le decine di miliardi di franchi che il contribuente sta spendendo…
Lugano Airport SA, alla luce dei deludenti risultati sui viaggiatori che transitano da Lugano-Agno, è in piena crisi: invece dei 200′000 passeggeri all’anno che coprirebbero i costi della società, transitano attualmente solo 150′000 passeggeri. Da tempo vi è un netto calo di passeggeri e i dipendenti di lugano Airport sono stati messi in disoccupazione parziale.
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È importante avere nel luganese un efficiente aeroporto e suscita preoccupazione la grave situazione di Lugano Airport.
Per rilanciare la struttura di Agno non sono sufficienti le misure di risparmio finora intraprese e neppure convince la recente proposta di liberare 3 milioni dal capitale azionario (che passerebbe da 4 a 1 milione, proposta che dovrà comunque essere sottoposta al Consiglio comunale di Lugano). Potrebbe pure essere chiamato alla cassa il Cantone, che detiene ca il 12% di azioni.
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Accanto alle misure intraprese è indispensabile rendere davvero attrattivo lo scalo di Agno, permettendo ai passeggeri un facile e veloce accesso all’aeroporto: attualmente vi sono invece enormi difficoltà per raggiungere l’aeroporto a causa delle chilometriche colonne che si formano sulla Piodella, sulla Crespera e lungo la cantonale Manno-Agno. Se si considera che non vi è mezzo pubblico con corsia privilegiata che garantisca un diretto accesso all’aeroporto (p.es. dal centro Lugano), allora è comprensibile la scelta da parte dei passeggeri su altri scali, Malpensa in primis (su Malpensa oltretutto il Cantone ha spinto moltissimo per il completamento del collegamento ferroviario e molti soldi verranno spesi per la nuova strada ferrata).
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Insomma SÌ a mantenere uno scalo ad Agno, ma soprattutto Sì ad avere un aeroporto facilmente accessibile, efficiente e davvero concorrenziale.
PS: è notizia del 11 maggio ‘09 che Darwin Airline cerca clienti lombardi: organizza bus navetta da Milano Cadorna ad Agno a prezzi promozionali, per poi proseguire col volo Agno-Ginevra. Prevedono la durata del viaggio in bus da Milano ad Agno in ca. 1 ora (?): un’ora? ma provate a percorrere la cantonale Manno-Agno dopo le 16.00!