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Posts Tagged ‘statali’

Cassa pensioni dello Stato: finalmente basta a pensioni lussuose, ma paga ancora il contribuente e non lo statale!

22 agosto 2010

Finalmente, ci vien voglia di dire!! Dopo decenni durante i quali la destra parlamentare chiedeva di smetterla di pagare agli statali pensioni da nababbi, prestazioni che hanno come conseguenza un indebitamento da paura della Cassa (attualmente vi è un buco da 1,7 Mia di franchi!!), finalmente si passerà dal primato delle prestazioni al primato dei contributi. Detto con parole semplici, il pensionato statale riceverà la sua pensione in base ai contributi da lui versati, e non come avviene adesso in base alla media degli ultimi 10 anni di attività. Si tratta di un cambiamento sostanziale, perché adesso gli statali vanno in pensione ricevendo rendite d’oro da loro non finanziate. Se fosse che gli statali si autofinanziassero, andrebbe bene a tutti. Il problema è che è lo Stato che garantisce per le finanze delle pensioni degli statali, per cui se la Cassa è da risanare (quello che sta accadendo) è il contribuente a pagare!! E così è stato proposto in questi giorni: se da un lato gli statali ci perderanno grazie al nuovo primato dei contributi che ridurrà le rendite, dall’altro il Cantone pagherà per i prossimi 40 anni ca. 30 milioni di franchi all’anno alla Cassa. Ed è ancora il Cantone a pagare il 2% in più di contributi per risanare la Cassa. Come dire che per per poche migliaia di pensionati privilegiati (gli statali appunto) noi tutti pagheremo per le loro rendite d’oro!! Pazzesco: mentre nel privato aumentano i contributi a carico dei lavoratori (e in alcuni casi addirittura riduzione delle rendite dei pensionati), nel pubblico è ancora il cittadino comune a pagare per i danni cumulati dalla Cassa degli statali. L’unica concessione fatta dagli statali è che rinunciano all’adeguamento delle rendite all’inflazione. Poca roba rispetto agli oneri di cui si fa carico il Cantone.

Le rendite acquisite di chi è già in pensione non verranno diminuite, e chi vorrà andare in pensione anticipatamente potrà farlo senza decurtazione della rendita (in poche parole uno statale va in pensione col massimo della rendita, come se avesse lavorato e contribuito fino a 65 anni, ma in realtà non lo fa): indovinate chi paga i molti soldi che mancano a finanziare questo ennesimo privilegio? Ma il contribuente, naturalmente. E nemmeno per i lavoratori attivi è prevista alcun aumento dei contributi per risanare sta Cassa disastrata.

Concludendo: questa proposta, che deve essere ancora approvata dal Granconsiglio, va a tutto vantaggio degli statali, e i miliardi che mancano ce li mette il Cantone, cioè il contribuente. Gli statali non ci mettono un franco di contributi sui loro stipendi per risanare la propria Cassa pensioni. Demenziale.

Il 23% dei cittadini in Ticino non paga imposte

5 agosto 2010

In base ai dati definitivi della tassazione dell’anno 2007, forniti dalla Divisione delle contribuzioni, emergono interessanti dati: innanzitutto è meglio avere tanti ricchi nel Cantone, essi pagano infatti il 29% delle imposte, pur essendo questi ricchi solo il 2% della popolazione! Poi i medio-ricchi, che rappresentano il 6% dei cittadini, pagano il 23% delle imposte. Infine il ceto medio (con un reddito fino a Fr 100′000.-, che costituiscono il 69% dei contribuenti) fornisce allo Stato il 49% del gettito. Insomma il ceto medio garantisce la metà delle entrate del Cantone. Ecco perché è giusto affermare che il ceto medio va trattato bene: perché costituisce la vera colonna portante dell’attuale società e perché paga un pacco di tasse!

Concludiamo con chi di imposte non ne paga, e sono sempre di più: sono oltre 42 mila cittadini, ovviamente in aumento rispetto all’anno precedente. Non pagano le imposte e non contribuiscono al gettito cantonale e nemmeno pagano le tasse nei comuni dove risiedono. Significa che quasi un quarto della popolazione non paga le tasse ed usufruisce nel contempo di sussidi, aiuti, assicurazione complementare AVS, ecc ecc. Riteniamo opportuno di non seguire il credo socialista, che ha sempre propugnato di andare a prendere i soldi dove ci sono. I tre quarti dei cittadini ticinesi, quelli che lavorano e producono ricchezza, già pagano per i servizi spesso poco efficienti della macchina statale, per gli stipendi e cassa pensione di lusso degli impiegati dello Stato, per gli aiuti sociali ai molti bisognosi, per le spese correnti statali sempre in aumento e per futuri investimenti. Per fortuna che qualcuno paga per tutto questo: trattiamo bene i contribuenti, soprattutto quelli facoltosi, sennò tutti i bisogni di questa società chi li pagherebbe? Di certo non i socialisti, che vorrebbero disossare ogni ricco che risiede nel Cantone!

Cassa pensioni dello Stato: nessuna illusione, se la devono sanare da soli!

25 aprile 2010

La Cassa pensioni dello Stato del Canton Ticino (CPDS), ormai è noto a tutti, è messa davvero male: se in questo momento dovesse far fronte a tutti gli obblighi, mancherebbero più di 1,4 miliardi di franchi. La Cassa si trova in sottocopertura, con un disastroso 65,11% di grado di copertura; per capire meglio, ricordiamo che le casse pensioni private non possono per legge scendere sotto il 100% di copertura, e se ciò dovesse accadere sono obbligate a intraprendere misure concrete per aumentare la copertura al 100% (come è successo per esempio alla cassa pensioni della Georg Fischer che ha ridotto le rendite ai beneficiari del 6%, oppure con maggiori trattenute sugli stipendi agli assiurati attivi). Ora arriva il bello: per il deficit vergognoso della Cassa pensioni del Canton Ticino (CPDS) garantisce il contribuente!!! Capito?, noi tutti garantiamo agli impiegati dello Stato rendite da nababbi e anche il deficit accumulato!! Le casse private chiedono sacrifici agli assicurati (che sono i dipendenti della ditta e gli ex-dipendenti beneficiari di rendite), alla CPDS pagano i cittadini per i privilegiatissimi statali!!

Ma come è possibile che la CPDS sia così malmessa? Semplice: vengono pagate rendite non in base a quanto versato negli anni dall’assicurato (come nella maggior parte dei casi nel privato), bensì una percentuale in base all’ultimo stipendio!! Significa che uno statale ha magari avuto un basso stipendio per 25 anni, poi il suo capoufficio lo promuove negli ultimi 5 anni e la rendita è in base agli ultimi alti stipendi! Assurdo, chi paga il buco contributivo? La Cassa appunto, cioè ancora il contribuente! Inoltre gli statali vanno in pensione a 58 anni, e le rendite ponte fino ai 65 anni e il buco contributivo li paga ancora la cassa, cioè il contribuente! In parole povere questi privilegiatissimi statali vanno presto in pensione e beccano pensioni da loro non finanziate, il che ha portato la CPDS a conti catastrofici. Da più di 1 decennio la destra parlamentare propone di passare al primato dei contributi (cioè rendite ai pensionati in base al capitale da loro versato negli anni, e non in base all’ultimo stipendio), si è anche proposto di aumentare gli anni lavorativi per far contribuire maggiormente gli statali alla loro pensione, ma la maggioranza PLR-PPD-sinistra non ha mai accettato cambiamenti sostanziali. Gli statali sono per loro intoccabili.

Dopo un catastrofico 2008, il 2009 per la CPDS è un po’ migliore, ma nessuna illusione, il buco miliardario resta: urgono misure incisive, chiamando alla cassa statali attivi e statali beneficiari di rendite, nel senso che se la devono risanare da soli e versare tanti soldoni tintinnanti, come succede per gli istituti privati, per riportare il grado di copertura ad un livello accettabile. E che i partitoni la piantino di difendere i privilegi inaccettabili degli impiegati statali, pagati dal cittadino per pochi eletti (gli statali appunto)!

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Tra i morosi della cassa malati anche gli statali!

22 dicembre 2009

In Ticino, come nel resto della Svizzera, è oramai triste e famoso il fenomeno di quella massa di assicurati che non paga i premi di cassa malati (oltre 15′000 in Ticino). Ciò è possibile, perché tanto ai morosi le cure vengono comunque pagate dallo Stato, quindi ai disonesti chi glielo fa fare di pagare i premi, quando poi tanto il contribuente paga in ogni caso gli interventi di medici e ospedali. Da notare che oltre 100′000 ticinesi (1/3 della popolazione) beneficia già anche di cospicui sussidi diretti per la cassa malati, pagati con i soldi del contribuente direttamente agli assicurati, che poi spesso vengono spesi dai beneficiari per altri scopi, e i premi non vengono pagati. Si dice sempre sia colpa della crisi, la gente non arriva a fine mese, la busta paga è insufficiente, e tante altre motivazioni sicuramente fondate, ma… Forse non sono in molti a sapere che tra i morosi di cassa malati vi sono anche molti statali! Avete capito bene, statali che non pagano i premi di cassa malati: dipendenti dell’amministrazione cantonale e impiegati dei comuni che sicuramente hanno una buona paga (l’Ente pubblico paga bene, da sempre) ma non pagano le bollette!!! Bravi, bell’esempio. Prima ricevono lauti salari pagati dal contribuente, poi di nuovo il contribuente paga le cure e le degenze perché gli statali non si pagano i premi di cassa malati. Il PPD, tramite il suo gruppo parlamentare, chiede di trattenere ogni mese dalla busta paga dei dipendenti morosi del Cantone  l’importo necessario per pagare il premio di cassa malati. Anche Lorenzo Quadri aveva proposto per la città di Lugano la stessa soluzione, dato che anche nella città del Ceresio vi sono molti morosi impiegati comunali. Mi sembrano suggestioni ragionevoli, ed è il minimo che si possa fare nei confronti degli statali che sono i primi a dare pessimi esempi. Il sistema di sussidi e ri-sussidi ticinesi è chiaramente da rivedere, ma per ora la soluzione di trattenere alla fonte dagli stipendi degli statali insolventi la cifra per pagare la loro bolletta di cassa malati è un primo timido segnale. Inutile dire che anche i sussidi dovrebbero essere versati direttamente alle casse malati dei beneficiari, invece di essere consegnati agli assicurati che poi spesso li spendono in tutt’altro modo!!

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La votazione popolare sui minareti invalidata?

1 dicembre 2009

Il popolo svizzero ha deciso: NO alla costruzione dei minareti in Svizzera, e l’ha detto la scorsa domenica in modo inequivocabile. Ovviamente la stampa e la TV di Stato hanno criticato la decisione del sovrano, i media esteri hanno praticamente solo mosso preoccupazione, delusione e shock negativo. L’ONU e tutte le organizzazioni internazionali hanno criticato gli Svizzeri. A parte quello che si dice per commentare un voto popolare, e a parte le possibili ripercussioni sull’economia svizzera e probabilissime ritorsioni da parte del mondo arabo, ora si pone un quesito: e se qualcuno fa ricorso alla decisione del sovrano? Parrebbe che il testo approvato infranga la Convenzione sui diritti dell’uomo ed altre normative internazionali. E se ci invalidassero il voto? Ma è possibile che Consiglio Federale e Parlamento abbiano permesso di mettere in consultazione popolare un testo che infrange il diritto internazionale? Con tutti i giuristi che lavorano per la Confederazione, nessuno di questi funzionari statali ha controllato se magari non fosse il caso di bloccare la votazione? Pazzesco. Il popolo svizzero vota, e Strasburgo potrebbe invalidare la decisione popolare!!! Ma quale libertà di espressione… ma quale democrazia diretta…

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Il Ticino ostaggio della sinistra che se la ride, e deride gli altri partiti

21 ottobre 2009

Durante la seduta di ieri del Granconsiglio ticinese si è dibattuto sulla situazione catastrofica della Cassa pensioni dei dipendenti cantonali. I dati salienti sono terrificanti: quasi 2 miliardi (di franchi svizzeri!!) di deficit, grado di copertura di poco superiore al 60% (quando per legge le casse private devono avere un grado di copertura di 100%, che significa essere in grado di garantire gli impegni con gli assicurati). Centinaia di statali ogni anno che se ne vanno allegramente in pensione anticipata a 58 con rendite da manager. Se fossero gli statali a pagarsi e garantirsi la propria Cassa pensioni nessuno avrebbe niente da eccepire a queste cifre drammatiche e a questi privilegi da super-direttori di banca.

Il problema è che è lo Stato (cioè tutti noi cittadini) a garantire la Cassa: capito?, significa che noi tutti con le nostre imposte paghiamo rendite elevatissime agli statali, tappiamo i buchi creati dai privilegi inaccettabili e costosissimi di cui godono i funzionari cantonali, e questo mentre le istutuzioni private fanno i salti mortali per far quadrare i conti, chiamando alla cassa i propri assicurati, anche quelli che già percepisono le rendite! Durante il dibattito a Bellinzona tutti i partiti erano d’accordo a cambiare gestione e comprimere le uscite per risanare la cassa. Tutti, tranne i socialisti, per i quali gli stipendi modesti pagati dal Cantone (bassi? sono altissimi, anche considerando che molti statali più che lavorare fanno presenza!) dovrebbero venir compensati da rendite appetibili. Ma il bello viene adesso: il PS Saverio Lurati (quello che ha affermato “noi siamo contenti che lavoratori stranieri vengono in Ticino a lavorare”, sì, stuccando il lavoro ai ticinesi), in risposta ad una provocazione verbale di un altro deputato, asserisce che il PS non ha responsabilità nella mala-gestione della Cassa, che il PS da solo non decide, che gli altri partiti potevano approvare già in passato misure per risanare la cassa se ritenevano che la stessa fosse così malconcia. Quanto è vero ciò che ha detto Lurati: gli altri partiti (esclusi Lega e UDC) da molti anni difendono la mala-gestione della cassa pensione statale, e non hanno avuto il coraggio di imporre dei correttivi per evitare questa situazione disastrata! I paritoni PLR e PPD hanno da sempre la maggioranza per imporre qualsiasi decisione in Granconsiglio, ma non hanno avuto le palle per farlo, ostaggi della sinistra che li ha convinti per molto tempo a desistere da misure draconiane per risanare la cassa. La sinistra ride, la sinistra la fanno vincere i partitoni che non hanno coraggio e responsabilità per il Canton Ticino. Risultato: il contribuente ticinese deve pagare 2 miliardi di franchi per azzerare il debito accumulato dagli statali…

Ma in Ticino c’è davvero bisogno di un delegato per l’integrazione?

23 settembre 2009

Il Consiglio di Stato ticinese ha nominato il nuovo delegato cantonale all’integrazione e alla lotta al razzismo. Nella pluriennale discussione sulla revisione dei compiti dello Stato, si è cercato di eliminare quei ruoli inutili e quei costi superflui che si sobbarca il Cantone, e tra quelle funzioni superflue in molti avevano visto questo delegato, figura ormai ampiamente superata dall’evoluzione della nostra società. L’ormai pensionato d’oro Ermete Gauro non c’è più, e si presentava un’occasione unica per ridurre di un misero effettivo l’elefantisiaca amministrazione cantonale. Come aveva proposto la Lega dei ticinesi tramite una mozione, l’occasione era ghiotta per abolire questa carica. E invece NO, il Governo cantonale ha nominato l’ennesimo funzionario. Niente contro la persona nominata (tale Pronzini di Lumino, ricorda il Pronzini sindacalista dalla voce stridula), semplicemente stigmatizziamo l’occasione mancata per il Cantone di risparmiare un po’ di soldi del contribuente.

In un Paese dove convivono pacificamente decine e decine di etnie, è assurdo ancora parlare di un funzionario contro il razzismo. È ridicolo che una persona a tempo pieno si occupi di integrazione. Perché chi si vuole integrare non ha certo bisogno di un funzionario cantonale, ha bisogno invece di opportunità che la nostra società già offre abbondantemente. Nella scuola, nelle società sportive, nella vita politica, nel volontariato, nei gruppi musicali, ecc ecc  Nel nostro Cantone non mancano di certo le possibilità per chi vuole integrarsi! Di solito chi non riesce ad integrarsi in Ticino è perché non vuole integrarsi, è perché crede che la sua cultura sia migliore o superiore rispetto alla nostra, ancor peggio quando la religione da lui professata lo spinge a non accettare del tutto il Paese ospitante. Non abbiano bisogno di funzionari cantonali pagati dal contribuente per convincere qualcuno che non vuole ad integrarsi. Chi non rispetta le regole e le tradizioni del Paese ospitante è semplicemente invitato ad andarsene, e a lasciare posto a chi vuole far parte della vita sociale del Cantone ed è riconoscente alla comunità che lo accoglie.

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Socialisti (d’improvviso) forcaioli coi fuchi dell’amministrazione cantonale

22 settembre 2009

Il mondo, di questi tempi, spesso funziona al contrario. Se ne vedono e se ne sentono di tutti i colori. Che però i socialisi ticinesi diventino mangia-fannulloni dello Stato è cosa strana.

Ma andiamo con ordine: la proprosta del Governo di introdurre il salario al merito fa impazzire i sinistroidi cantonali. Essi aborriscono anche solo l’idea che qualcuno all’amministrazione cantonale faccia qualcosa in più della media (invero bassa al Cantone), non accettano che vi siano persone che si impegnano a fondo per il proprio lavoro. Eh sì, perché dopo si metterebbe in luce che c’è un pacco di gente che fa pochino. Alla sinistra non piace il confronto. Non accettano che ci sia la benché minima concorrenza: per loro si deve essere tutti mediocri, e che la media si situi verso il basso. Non accettano l’eccellenza, lo stakanovismo, la voglia di emergere, la meritocrazia. Pertanto, come conseguenza di quanto precede, si scagliano sul sistema del maggior salario a chi rende di più, tirando fuori dal cassetto un concetto tipicamente di destra: puniamo i fannulloni. Pazzesco, la sinistra che ammette che vi siano sacche di inefficienza nell’amministrazione cantonale e che bisogna stanare i lavativi. Ma se hanno sempre protetto gli statali e la loro scarsa propensione all’efficienza sul lavoro. Il presidente Bertoli, dalle righe del Caffè, ci fa sapere che sarebbe più opportuno punire chi non lavora, piuttosto che premiare chi si dà da fare. Ragionamento perverso, quello del Bertoli, perché ammette finalmente che i fannulloni ci sono eccome. Però ci viene un dubbio: perché quando invece la destra da anni afferma che vi sono pigroni cronici al Cantone la sinistra ha sempre condannato i cattivoni del meno-Stato che affermano cose che non possono provare, che i funzionari statali sono maltrattati, che gli statali hanno già concesso moltissimo e che certe accuse provocano solo demotivazione ai poveretti che lavorano per l’amministrazione cantonale.

La verità è finalmente emersa, e ci voleva una proposta di salario maggiorato a chi si dà la pena di produrre. La sinistra, e i suoi super-funzionari da Fr 200′000.-, vogliono salari alti e basta, non paghe alte per chi lavora bene. Una volta assunti per un certo compito con una determinata paga, allora per il PS (con la complicità dei partitoni di centro) è fatta, il funzionario è inamovibile! Alla faccia della flessibilità sul lavoro, alla faccia della formazione continua e dell’aggiornamento, alla faccia del mondo che cambia quotidianamente… Capito? Tutto il mondo si fa il mazzo, agli statali invece, una volta ottenuto il lavoro, non può più succedere niente, se non gli aumenti di stipendio!! E a fine carriera (spesso a soli 58 anni) vanno in pensione con una rendita astronomica, grazie ad una cassa pensioni che vanta un deficit da baratro di 2 miliardi di franchi, garantito dai contribuenti, cioè pagato da noi tutti!! Condividiamo invece quando Bertoli dice che c’è evidente clientelismo allo Stato: assumono parenti, amici, amici degli amici, colleghi di partito, e, come spesso capita, senza che il candidato abbia i requisiti minimi e la formazione richiesti !

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Facebook vietato anche ai funzionari della Confederazione

11 settembre 2009

Dopo molti Cantoni che hanno oscurato l’accesso a Facebook per i propri dipendenti, anche la Confederazione si è accorta che i suoi funzionari passavano un bel po’ di tempo di laovoro a trastullarsi con il social network del momento. Inevitabile, anche se molto tardiva, questa misura viene adottata da sempre più datori di lavoro: se i dipendenti possono navigare su internet, allora bisogna mettere dei paletti, altrimenti gli instancabili lavoratori passano ore e ore su Facebook, e chissà quanto tempo ancora passano su altri siti di svago trovati nella rete durante l’orario di lavoro, invece di lavorare e produrre per chi li paga. Nel caso dei funzionari delle amministrazioni cantonali e federali trattasi di colpa ancor più grave, in quanto il datore di lavoro è lo Stato, cioè noi contribuenti! L’arroganza degli statali non ha limiti, perché sapevano benissimo di essere controllati, eppure hanno perseverato, Cantone dopo Cantone, a perder molto del proprio tempo su Facebook invece di lavorare. Potevano farsi furbi, e almeno per un po’ “rinunciare” a passare così tanto tempo davanti al social network. Invece no, e adesso anche negli uffici dell’amministrazione federale i funzionari sono stati beccati: si trattava del secondo sito più visitato da questi grandi lavoratori, secondo i controlli degli informatici federali. A fine agosto anche nella città di Zurigo il divieto è scattato, nonostante fosse stata data un’ultima chance ai dipendenti, invitati a ridurre drasticamente le ore di navigazione su Facebook, ma non ce l’hanno proprio fatta. Chissà cosa faranno nell’orario di lavoro, ora che non possono più investire così tanto tempo su Facebook…

Clamorosi i casi che sono emersi in seguito all’uso di Facebook: poliziotti federali che si pavoneggiano in rete screditando il corpo di polizia della Confederazione, servizi segreti inglesi sputtanati da una moglie di uno 007 che ha messo in rete foto compromettenti e pericolose per la sicurezza nazionale, il fisco belga che spia i contribuenti su Facebook per scovare evasori fiscali in base alle loro informazioni immesse in rete, un ragazzo che ha scoperto di essere cornuto da più di un anno in seguito alle informazioni incrociate carpite sul social network, e molti molti altri casi imbarazzanti… La stupidità, la superficialità e la voglia di apparire dell’uomo moderno sono di difficile gestione.

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Frontalieri alle stelle, ticinesi messi da parte

29 agosto 2009

Negli scorsi giorni gli uffici federali competenti hanno resi noti i dati dei frontalieri attivi in Ticino: nonostante la crisi e il numero dei posti di lavoro in calo, i frontalieri non sono mai stati così tanti nel nostro Cantone. Ma come, c’è meno lavoro e i frontalieri aumentano il loro numero da diversi anni? Chissà quale ragione mistica bisogna trovare per spiegare lo strano fenomeno…? Prima di fornirvi la nostra versione, sul Corriere del Ticino i funzionari cantonali si dicono sorpresi, e affermano che loro non possono dare i dati dei frontalieri impiegati in Ticino (le statistiche sono infatti giunte da Berna). Cosa? A Bellinzona non hanno i dati aggiornati sui frontalieri? Pazzesco, anche perché chi deve pagare l’imposta alla fonte per i propri dipendenti frontalieri è tartassato e bersagliato dall’Ufficio imposte alla fonte: in poche parole a Bellinzona incassano l’imposta alla fonte, ma non hanno i dati dei aggiornati dei frontalieri attivi nel Cantone. Complimenti all’efficienza statale!

Torniamo al discorso di prima e cerchiamo di capire come mai i frontalieri sono in continuo aumento, nonostante la grave crisi economica ed occupazionale. I ticinesi hanno difficoltà a trovare lavoro, la disoccupazione aumenta, e “stranamente” i frontalieri sono in aumento: ma è chiaro, vengono preferiti i frontalieri ai ticinesi. Grazie agli accordi bilaterali, in particolare alla libera circolazione delle persone, per assumere un frontaliere le trafile burocratiche si sono snellite, e come volevano i fautori dell’apertura della Svizzera all’Unione Europea, si può attingere facilmente al mercato del lavoro straniero, trovando gente disposta a lavorare per meno stipendio rispetto ai domiciliati ticinesi. Ecco quello che vogliono i sindacati e gli euro-esaltati dei partitoni e delle associazioni economiche: vogliono che i domiciliati se ne stiano a casa a rimpolpare l’esercito di disoccupati, e vogliono assumere impiegati stranieri a minor costo! Ce l’hanno fatta, e alla grande. La prova ora c’è, grazie alle statistiche fornite da Berna. Un grande grazie anche agli enti pubblici pagati dal contribuente, come la TSI e l’Ente Ospedaliero Cantonale, che continuano ad assumere dipendenti stranieri. Grazie per il grande servizio che fate al Paese.