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Rosarno (Calabria) nelle fiamme dei disordini dell’immigrazione

11 gennaio 2010
scontri e tensioni

scontri e tensioni

Non è la prima volta che in Italia vi sono disordini sociali in seguito alla presenza di extra-comunitari: vi sono stati atti di violenza e giustizia sommaria con i rumeni in

seguito a stupri e omicidi, vi erano state rivolte da parte degli africani nei centri di accoglienza per rifugiati, vi sono stati scontri tra domiciliati e asilanti in molti quartieri di città italiane, a Padova (16% di extra-comunitari sul totale degli abitanti) erano stati costretti a erigere un muro in metallo per separare un quartiere residenziale dalla zona di spaccio in mano a stranieri spacciatori. Negli scorsi giorni, in una regione che di solito fa parlare di sè per atti criminali legati alla famigerata ‘ndrangheta, la mafia locale, nel comune di Rosarno in Calabria si sono verificati disordini gravissimi, causati dall’enorme numero di clandestini/braccianti/extra-comunitari che abitano nella località calabrese (3′000 extra-comunitari, 15′000 domiciliati). Botte, incendi, spari, violenza da parte dei locali e degli stranieri. Certo, questi extra-comunitari pare siano sfruttati, alloggiati male e trattati peggio, di mezzo c’è anche la mafia locale.

Ma il punto è che ovunque in Europa dove si trovano grandi quantità di stranieri rispetto agli abitanti del luogo, dove quindi si rompe l’equilibrio di convivenza tra domiciliati e ospiti, si creano tensioni, incomprensioni, difficoltà ad integrarsi, anche in regioni notoriamente tolleranti con gli stranieri. In poche parole grossi problemi. In Svizzera, secondo i teorici benpensanti, c’è ancora posto per stranieri, soprattutto per richiedenti l’asilo. La verità è che, dopo l’introduzione della libera circolazione delle persone con l’Unione Europea, nel nostro Paese sono arrivati grandi numeri di lavoratori stranieri (che hanno in parte rubato il lavoro ai domiciliati, fatto questo provato dalle cifre in aumento della disoccupazione dei domiciliati a fronte di un continuo incremento di frontalieri assunti). Di richiedenti l’asilo ne arrivano a frotte, un flusso continuo ed inarrestabile. Attualmente in Ticino vi sono più di 300 richiedenti l’asilo senza una dimora, cioè non si sa dove metterli. Se si vuole evitare ciò che è successo a Rosarno, dove gli extra-comunitari sono stati ammassati  senza controllo, anche in seguito ad una politica italiana in materia di stranieri scellerata ed irresponsabile, la Svizzera deve porre dei chiari limiti all’immigrazione, perché è solo con un progetto a lungo termine che si potranno evitare tensioni sociali incontrollabili. Ciò significa basta a nuove entrate se non vi sono le strutture per accogliere i richiedenti: la Svizzera deve mettere a disposizione un numero limitato di posti per asilanti, una volta esauriti non si accoglie più nessuno. Ci vuole una politica di accoglienza di qualità.

Meglio trattare bene chi paga le imposte (e sono pochi in Ticino!)

24 luglio 2009

Interessante articolo sul Corriere del Ticino di venerdì 24 luglio 2009, che spiega bene come in Ticino siano solo il 7,5% dei contribuenti a pagare metà del gettito fiscale delle persone fisiche (ca. 260 mio di franchi). Si tratta di 13′500 contribuenti: Di questi solo 3′100 paga il 27% del del totale. E questo mentre ben 40′000 nuclei non pagano un franco di tasse, perché non raggiungono il minimo imponibile: questi contribuenti, che non versano nulla nelle casse dello Stato, rappresentano quasi il 25% (!). Capito in Ticino, come siamo messi? Un quarto dei contribuenti non paga imposte, ma sicuramente riceverà sussidi, aiuti, sovvenzioni, prestazioni complementari, assistenza, ecc. ecc. Il più grande gruppo dei contribuenti è il ceto medio, categoria di difficile definizione: ca. il 70% dei contribuenti appartiene a questo gruppo e pagano ca il 50% del gettito delle persone fisiche. Insomma, diciamo che è meglio trattare coi guanti chi finanzia le attività dello Stato, chi paga gli stipendi agli statali e parte della loro faraonica cassa pensioni, chi sostiene la socialità, chi permette che esista una ridistribuzione della ricchezza.

Regolarmente vi sono delle proposte dei socialisti (quelli che dicono senza pudore “i soldi si vanno a prendere dove ci sono”) che non fanno altro che far scappare i contribuenti facoltosi. Pensiamo solo all’iniziativa sulle casse malati del medico ticinese Cavalli e dei suoi compagni socialisti, che non chiedeva di ridurre i costi ma proponeva cassa malati gratis fino a un reddito imponibile di Fr 100′000 (eh?), mentre chi doveva pagare erano quelli al di sopra di questa cifra. Si calcolava che vi sarebbero stati contribuenti facoltosi che avrebbero dovuto pagare più di 1 milione di franchi all’anno per la loro cassa malati (??!!). Folli, come si fa a sottoporre al popolo una simile bestialità. Sarebbero scappate decine di ricchi, lasciandoci senza finanziamenti, né per lo Stato, né per la cassa malati. I ricchi bisogna attirarli, mica farli scappare via!

Ultima chicca avvenuta pochi mesi fa: Sergio Mantegazza, miliardario ticinese che voleva tornare in Ticino a prendere domicilio, aveva chiesto di trovare un accordo alle autorità fiscali cantonali. Niente da fare, il fisco ticinese non ha ceduto su nessun punto e il risultato è stato che Mantegazza non è tornato nel Cantone. Tra imposte federali, cantonali e comunali abbiamo perso centinaia di migliaia di franchi all’anno. Proposta: paghino le imposte mancanti i funzionari statali che si lasciano sfuggire queste occasioni!

Aprire un altro centro asilanti? Cosa?

13 luglio 2009

Il direttore di SOS Ticino è il solito fra Martino Dotta, attivissimo coi rifugiati. Dotta era il grande difensore della famiglia ucraina, che se ne è andata dalla Svizzera solo dopo aver raggranellato la somma di Fr 60′000.-  per aprire un’attività nel loro Paese (capito i furboni, e dire che il nostro Consiglio di Stato aveva scritto a Berna chiedendo di avere un occhio di riguardo per i poveri sopravvissuti del Lema…). Intanto anche Mendrisio è stata tradita dalla sua solidarietà e generositâ in fatto di asilanti: uno dei richiedenti ospitato in albergo (??) è stato beccato a spacciare cocaina… sì, ma la novità dov’è? È arcinoto che lo spaccio di stupefacenti è in mano in gran parte ai richiedenti l’asilo. Ora il frate Dotta chiede al Governo cantonale di costruire un terzo centro asilanti. Col cavolo! Basta così, soprattutto in un momento di crisi come quella che stiamo vivendo! Ma lo sapete che quando vedete le immagini dei clandestini a Lampedusa, la maggioranza degli africani non viene neppure registrata dalle autorità italiane, in maniera che non se li devono tenere su suolo italico? Vengono in Svizzera, perché noi registriamo e accogliamo senza limiti! Col cavolo che costruiamo un ennesimo centro asilanti, se si sparge la voce arrivano il triplo di richiedenti!
La politica di asilo in Svizzera deve cambiare: già oggi un solo richiedente l’asilo su 10 ha il diritto di restare da noi. Dobbiamo dimostrare coerenza, mettendo a disposizione un numero limitato di posti, esauriti questi si chiude baracca. Deve essere una politica di accoglienza di qualità, e non far entrare senza limiti chi non ne ha neppure diritto. E se proprio deve essere, nei momenti di emergenza, allora mettiamo i richiedenti negli impianti di protezione civile o nelle caserme in disuso. È inaccettabile ospitarli negli hotel cittadini…

Le famiglie potrebbero ospitare gli asilanti, lo Stato potrebbe risparmiare!

12 maggio 2009

Finalmente qualcuno lo dice apertamente: sul Caffè del 10 maggio ‘09 il verde Zanchi suggerisce di far ospitare richiedenti l’asilo nelle famiglie ticinesi. Invece di far alloggiare i profughi negli hotel, Zanchi invita a “manifestare un po’ di buona volontà” da parte di famiglie che hanno stanze libere nelle proprie abitazioni. Propone pure di versare alle famiglie ospitanti quello che il Cantone pagherebbe agli alberghi. Bravo! Si è sempre detto anche al bar: chi vuole i rifugiati in Svizzera (socialisti, verdi, sindacalisti, ppdini, radicali aperti al mondo, qualche religioso, associazioni vicino ai richiedenti, gruppi interessati all’asilo senza limiti, ecc ecc), può anche ospitarli a casa propria! Bella proposta. Ovviamente Zanchi vuole motivare la buona volontà, pagando chi ospita così generosamente i profughi. Comunque vedremo, sempre che la proposta venga accettata, quanti metteranno a disposizione la propria abitazione ai richiedenti. A proposito, se davvero una famiglia è spinta da questi sani principi, potrà anche rinunciare al compenso dell’ufficio dei rifugiati, così da far risparmiare qualche soldo alla Confederazione… Sarebbe poi anche una gioia vedere i vari Ducry, Simoneschi Cortesi, Marti, Cavalli e molti altri rampanti politici ticinesi ospitare molti, molti profughi a casa loro!

Author: LATO-B Categories: Attualità Cantonale Tags: ,