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Posts Tagged ‘solidarietà’

Il 23% dei cittadini in Ticino non paga imposte

5 agosto 2010

In base ai dati definitivi della tassazione dell’anno 2007, forniti dalla Divisione delle contribuzioni, emergono interessanti dati: innanzitutto è meglio avere tanti ricchi nel Cantone, essi pagano infatti il 29% delle imposte, pur essendo questi ricchi solo il 2% della popolazione! Poi i medio-ricchi, che rappresentano il 6% dei cittadini, pagano il 23% delle imposte. Infine il ceto medio (con un reddito fino a Fr 100′000.-, che costituiscono il 69% dei contribuenti) fornisce allo Stato il 49% del gettito. Insomma il ceto medio garantisce la metà delle entrate del Cantone. Ecco perché è giusto affermare che il ceto medio va trattato bene: perché costituisce la vera colonna portante dell’attuale società e perché paga un pacco di tasse!

Concludiamo con chi di imposte non ne paga, e sono sempre di più: sono oltre 42 mila cittadini, ovviamente in aumento rispetto all’anno precedente. Non pagano le imposte e non contribuiscono al gettito cantonale e nemmeno pagano le tasse nei comuni dove risiedono. Significa che quasi un quarto della popolazione non paga le tasse ed usufruisce nel contempo di sussidi, aiuti, assicurazione complementare AVS, ecc ecc. Riteniamo opportuno di non seguire il credo socialista, che ha sempre propugnato di andare a prendere i soldi dove ci sono. I tre quarti dei cittadini ticinesi, quelli che lavorano e producono ricchezza, già pagano per i servizi spesso poco efficienti della macchina statale, per gli stipendi e cassa pensione di lusso degli impiegati dello Stato, per gli aiuti sociali ai molti bisognosi, per le spese correnti statali sempre in aumento e per futuri investimenti. Per fortuna che qualcuno paga per tutto questo: trattiamo bene i contribuenti, soprattutto quelli facoltosi, sennò tutti i bisogni di questa società chi li pagherebbe? Di certo non i socialisti, che vorrebbero disossare ogni ricco che risiede nel Cantone!

Asilo e Dublino: mandateli a casa e basta!

31 luglio 2010

Un richiedente l’asilo cinese, che dovrebbe essere ricacciato in Italia perché non ha diritto all’asilo in Svizzera, si rifiuta di tornarsene da dove è arrivato. La notizia ha del surreale, ma pare sia prassi comune. Si sa che ci sono migliaia di clandestini cui è stato negato il diritto di asilo: si chiamano NEM quelli per cui il dossier non è neppure stato aperto, come per il cinese: Non Entrata in Materia, richiedenti l’asilo NEM appunto. Poi si nascondono e sono clandestini in Svizzera.

Secondo gli accordi di Dublino, che prevedono che i richiedenti l’asilo che arrivano in Svizzera debbano essere rinviati verso il primo paese in cui hanno fatto ingresso dopo essere entrati nello spazio europeo, il cinese deve tornarsene in Italia, ma ovviamente lui non vuole: è chiaro, da noi verrebbe ospitato in un comodo appartamento, e gli verrebbe dato pure il soldo per le spesuccie. In Italia è già bello se gli dessero un cartone per coprirsi quando dorme all’addiaccio. Ancora una volta si conferma una cosa lapalissiana: la Svizzera si attiene agli accordi e gli altri Paesi no; inoltre gli stessi accordi spesso non sono applicabili. In questo caso, dopo la solita lunga e costosa trafila giuridica (tanto paga il contribuente svizzero), con la decisione del Tribunale amministrativo federale di non entrare neppure in materia, tanto il cinese deve tornare in Italia, il nostro richiedente l’asilo si rifiuta di andarsene. Ma cosa vuol dire si rifiuta? Prendetelo a calcioni, e consegnatelo immediatamente alla polizia di stato italiana (sempre che se lo riprenda, tanto non rispettano gli accordi). E se il richiedente non collabora con le buone, allora mandatelo via con la forza! Chissà quanti migliaia di casi all’anno simili a questo, chissà quanti soldi sbattuti via, chissà quanti tengono occupati i posti che spetterebbero a veri rifugiati bisognosi… Ah, dimenticavamo di dirvi che il cinese è un ex-poliziotto che assisteva nel suo Paese al traffico di organi di condannati a morte: prima sparavano sui condannati senza ucciderli e poi espiantavano gli organi. Interessante, può raccontarlo ad Amnesty International Italia. Da noi non può restare.

Ma sono asilanti o no?

14 luglio 2010

I dati degli ultimi giorni sull’asilo in Svizzera: negli ultimi tre mesi sono arrivate oltre 3′500 richieste di asilo, cifre sempre preoccupantemente elevate. Le Nazioni che più ci forniscono asilanti sono: la Nigeria (Paese che ha appena organizzato i campionati mondiali di calcio under 17) da cui sono arrivati 421 richiedenti, 403 dall’Eritrea (i richiedenti l’asilo scappano per evitare il servizio militare nel loro Paese), 278 dalla Serbia (ma come, dalla Serbia?). Pare vi sia un aumento di richiedenti di origini Rom dal sud della Serbia, perché come ci fa sapere l’Ufficio federale della migrazione da quella regione si fugge dalla difficile situazione economica.

Ma che belle statistiche ci forniscono quelli della Confederazione! Ci sorge un dubbio: ma questi poveracci hanno davvero il diritto di depositare la domanda di asilo? Sono gli uffici federali stessi che ci dicono che tante persone scappano e vengono da noi per la difficile situazione economica. Ma la crisi c’ê dappertutto! Eppoi non è certo un motivo per farsi accogliere come asilanti in Svizzera. Stesso dicasi quando uno fa il disertore nel suo Paese, mica dobbiamo accoglierlo come rifugiato da noi! È la solita storia: meno del 20% dei casi (la fonte sono gli uffici federali competenti) sono stati accolti, quindi almeno l’80% degli asilanti sono disonesti e ci provano perché a casa loro si sta male. E così facendo, la Svizzera non può concentrarsi su chi ha davvero diritto e bisogno di essere accolto come asilante. Ah, dimenticavamo: vi ricordate che il Kosovo è ormai stato sovrano, dichiarato sicuro, democratico e organizzato? Ebbene, dal Kosovo nello scorso trimestre sono arrivati in Svizzera 140 richiedenti l’asilo!!!!! Ma basta, adesso!

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Dopo quasi 20 anni i cittadini dei Balcani non sono più asilanti. Eh??

11 luglio 2010

La decisione presa dall’Ufficio federale della migrazione è stata definita scioccante dalle organizzazioni umanitarie, noi invece diciamo che è stata presa con un decennio di ritardo: i cittadini dei Balcani (la ex-Jugoslavia per intenderci) non potranno più presentare domanda di asilo in Svizzera, dato che dopo quasi 20 anni dalla guerra la situazione è stabile e la pace consolidata. Demenziale invece che non si voglia ritirare lo statuto di asilo ai cittadini di Serbia e Bosnia-Erzegovina ospitati nel nostro Paese. Assurdo anche che chi ha lo statuto di rifugiato potrà opporsi alla decisione e ricorrere fino al Tribunale Federale: come dire che non solo questi asilanti sono stati ospitati, protetti, formati dalla Svizzera, ma che ora potrebbero causare ulteriori problemi e spese al contribuente con una lunga procedura di ricorso. Dovrebbero essere tutti felici se nell’ex-Jugoslavia pace è fatta e se per gli asianti balcanici non c’è più motivo di essere rifugiato. Ma si sa, da noi il mondo funziona al contrario. Oltretutto a chi viene ritirato lo statuto di rifugiato mica se ne tornerà a casa sua, al suo paesello, per ricostruirlo e per renderlo bello e prospero come prima della guerra (?): ormai decine di migliaia di ex-asilanti hanno il permesso B o C. Quindi l’Organizzazione di aiuto ai rifugiati che si dice scioccata per la decisione, cosa rompe le balle? Con la loro azione umanitaria si concentrino piuttosto su chi ha veramente bisogno, mica su popolazioni che possono ritornare sicuri a casa loro (e come detto mica ritornano, qui si sta meglio).

Quello dei Balcani è un capitolo assurdo della recente storia europea: al di là del dramma vissuto dalle popolazioni interessate, mentre la Nato bombardava la Jugoslavia e l’ONU pasticciava impotente (vedi massacro di Srebreniza che si poteva evitare se i caschi blu olandesi dell’ONU avessero svolto il loro compito), in Svizzera sono arrivati quasi 100′000 mila disperati, mentre gli altri Paesi di accogliere rifugiati non ne volevano sapere. E a distanza di 20 anni ancora si discute se concedere o meno lo statuto di rifugiato…

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Rosarno (Calabria) nelle fiamme dei disordini dell’immigrazione

11 gennaio 2010
scontri e tensioni

scontri e tensioni

Non è la prima volta che in Italia vi sono disordini sociali in seguito alla presenza di extra-comunitari: vi sono stati atti di violenza e giustizia sommaria con i rumeni in

seguito a stupri e omicidi, vi erano state rivolte da parte degli africani nei centri di accoglienza per rifugiati, vi sono stati scontri tra domiciliati e asilanti in molti quartieri di città italiane, a Padova (16% di extra-comunitari sul totale degli abitanti) erano stati costretti a erigere un muro in metallo per separare un quartiere residenziale dalla zona di spaccio in mano a stranieri spacciatori. Negli scorsi giorni, in una regione che di solito fa parlare di sè per atti criminali legati alla famigerata ‘ndrangheta, la mafia locale, nel comune di Rosarno in Calabria si sono verificati disordini gravissimi, causati dall’enorme numero di clandestini/braccianti/extra-comunitari che abitano nella località calabrese (3′000 extra-comunitari, 15′000 domiciliati). Botte, incendi, spari, violenza da parte dei locali e degli stranieri. Certo, questi extra-comunitari pare siano sfruttati, alloggiati male e trattati peggio, di mezzo c’è anche la mafia locale.

Ma il punto è che ovunque in Europa dove si trovano grandi quantità di stranieri rispetto agli abitanti del luogo, dove quindi si rompe l’equilibrio di convivenza tra domiciliati e ospiti, si creano tensioni, incomprensioni, difficoltà ad integrarsi, anche in regioni notoriamente tolleranti con gli stranieri. In poche parole grossi problemi. In Svizzera, secondo i teorici benpensanti, c’è ancora posto per stranieri, soprattutto per richiedenti l’asilo. La verità è che, dopo l’introduzione della libera circolazione delle persone con l’Unione Europea, nel nostro Paese sono arrivati grandi numeri di lavoratori stranieri (che hanno in parte rubato il lavoro ai domiciliati, fatto questo provato dalle cifre in aumento della disoccupazione dei domiciliati a fronte di un continuo incremento di frontalieri assunti). Di richiedenti l’asilo ne arrivano a frotte, un flusso continuo ed inarrestabile. Attualmente in Ticino vi sono più di 300 richiedenti l’asilo senza una dimora, cioè non si sa dove metterli. Se si vuole evitare ciò che è successo a Rosarno, dove gli extra-comunitari sono stati ammassati  senza controllo, anche in seguito ad una politica italiana in materia di stranieri scellerata ed irresponsabile, la Svizzera deve porre dei chiari limiti all’immigrazione, perché è solo con un progetto a lungo termine che si potranno evitare tensioni sociali incontrollabili. Ciò significa basta a nuove entrate se non vi sono le strutture per accogliere i richiedenti: la Svizzera deve mettere a disposizione un numero limitato di posti per asilanti, una volta esauriti non si accoglie più nessuno. Ci vuole una politica di accoglienza di qualità.

Meglio trattare bene chi paga le imposte (e sono pochi in Ticino!)

24 luglio 2009

Interessante articolo sul Corriere del Ticino di venerdì 24 luglio 2009, che spiega bene come in Ticino siano solo il 7,5% dei contribuenti a pagare metà del gettito fiscale delle persone fisiche (ca. 260 mio di franchi). Si tratta di 13′500 contribuenti: Di questi solo 3′100 paga il 27% del del totale. E questo mentre ben 40′000 nuclei non pagano un franco di tasse, perché non raggiungono il minimo imponibile: questi contribuenti, che non versano nulla nelle casse dello Stato, rappresentano quasi il 25% (!). Capito in Ticino, come siamo messi? Un quarto dei contribuenti non paga imposte, ma sicuramente riceverà sussidi, aiuti, sovvenzioni, prestazioni complementari, assistenza, ecc. ecc. Il più grande gruppo dei contribuenti è il ceto medio, categoria di difficile definizione: ca. il 70% dei contribuenti appartiene a questo gruppo e pagano ca il 50% del gettito delle persone fisiche. Insomma, diciamo che è meglio trattare coi guanti chi finanzia le attività dello Stato, chi paga gli stipendi agli statali e parte della loro faraonica cassa pensioni, chi sostiene la socialità, chi permette che esista una ridistribuzione della ricchezza.

Regolarmente vi sono delle proposte dei socialisti (quelli che dicono senza pudore “i soldi si vanno a prendere dove ci sono”) che non fanno altro che far scappare i contribuenti facoltosi. Pensiamo solo all’iniziativa sulle casse malati del medico ticinese Cavalli e dei suoi compagni socialisti, che non chiedeva di ridurre i costi ma proponeva cassa malati gratis fino a un reddito imponibile di Fr 100′000 (eh?), mentre chi doveva pagare erano quelli al di sopra di questa cifra. Si calcolava che vi sarebbero stati contribuenti facoltosi che avrebbero dovuto pagare più di 1 milione di franchi all’anno per la loro cassa malati (??!!). Folli, come si fa a sottoporre al popolo una simile bestialità. Sarebbero scappate decine di ricchi, lasciandoci senza finanziamenti, né per lo Stato, né per la cassa malati. I ricchi bisogna attirarli, mica farli scappare via!

Ultima chicca avvenuta pochi mesi fa: Sergio Mantegazza, miliardario ticinese che voleva tornare in Ticino a prendere domicilio, aveva chiesto di trovare un accordo alle autorità fiscali cantonali. Niente da fare, il fisco ticinese non ha ceduto su nessun punto e il risultato è stato che Mantegazza non è tornato nel Cantone. Tra imposte federali, cantonali e comunali abbiamo perso centinaia di migliaia di franchi all’anno. Proposta: paghino le imposte mancanti i funzionari statali che si lasciano sfuggire queste occasioni!

Aprire un altro centro asilanti? Cosa?

13 luglio 2009

Il direttore di SOS Ticino è il solito fra Martino Dotta, attivissimo coi rifugiati. Dotta era il grande difensore della famiglia ucraina, che se ne è andata dalla Svizzera solo dopo aver raggranellato la somma di Fr 60′000.-  per aprire un’attività nel loro Paese (capito i furboni, e dire che il nostro Consiglio di Stato aveva scritto a Berna chiedendo di avere un occhio di riguardo per i poveri sopravvissuti del Lema…). Intanto anche Mendrisio è stata tradita dalla sua solidarietà e generositâ in fatto di asilanti: uno dei richiedenti ospitato in albergo (??) è stato beccato a spacciare cocaina… sì, ma la novità dov’è? È arcinoto che lo spaccio di stupefacenti è in mano in gran parte ai richiedenti l’asilo. Ora il frate Dotta chiede al Governo cantonale di costruire un terzo centro asilanti. Col cavolo! Basta così, soprattutto in un momento di crisi come quella che stiamo vivendo! Ma lo sapete che quando vedete le immagini dei clandestini a Lampedusa, la maggioranza degli africani non viene neppure registrata dalle autorità italiane, in maniera che non se li devono tenere su suolo italico? Vengono in Svizzera, perché noi registriamo e accogliamo senza limiti! Col cavolo che costruiamo un ennesimo centro asilanti, se si sparge la voce arrivano il triplo di richiedenti!
La politica di asilo in Svizzera deve cambiare: già oggi un solo richiedente l’asilo su 10 ha il diritto di restare da noi. Dobbiamo dimostrare coerenza, mettendo a disposizione un numero limitato di posti, esauriti questi si chiude baracca. Deve essere una politica di accoglienza di qualità, e non far entrare senza limiti chi non ne ha neppure diritto. E se proprio deve essere, nei momenti di emergenza, allora mettiamo i richiedenti negli impianti di protezione civile o nelle caserme in disuso. È inaccettabile ospitarli negli hotel cittadini…

Le famiglie potrebbero ospitare gli asilanti, lo Stato potrebbe risparmiare!

12 maggio 2009

Finalmente qualcuno lo dice apertamente: sul Caffè del 10 maggio ‘09 il verde Zanchi suggerisce di far ospitare richiedenti l’asilo nelle famiglie ticinesi. Invece di far alloggiare i profughi negli hotel, Zanchi invita a “manifestare un po’ di buona volontà” da parte di famiglie che hanno stanze libere nelle proprie abitazioni. Propone pure di versare alle famiglie ospitanti quello che il Cantone pagherebbe agli alberghi. Bravo! Si è sempre detto anche al bar: chi vuole i rifugiati in Svizzera (socialisti, verdi, sindacalisti, ppdini, radicali aperti al mondo, qualche religioso, associazioni vicino ai richiedenti, gruppi interessati all’asilo senza limiti, ecc ecc), può anche ospitarli a casa propria! Bella proposta. Ovviamente Zanchi vuole motivare la buona volontà, pagando chi ospita così generosamente i profughi. Comunque vedremo, sempre che la proposta venga accettata, quanti metteranno a disposizione la propria abitazione ai richiedenti. A proposito, se davvero una famiglia è spinta da questi sani principi, potrà anche rinunciare al compenso dell’ufficio dei rifugiati, così da far risparmiare qualche soldo alla Confederazione… Sarebbe poi anche una gioia vedere i vari Ducry, Simoneschi Cortesi, Marti, Cavalli e molti altri rampanti politici ticinesi ospitare molti, molti profughi a casa loro!

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