Negli scorsi giorni è stato reso noto il solito studio pagato coi soldi del contribuente: secondo tale studio, una volta che Alptransit sarà operativo, si potranno al massimo mantenere i livelli attuali di traffico merci dei TIR europei attraverso le Alpi svizzere. In parole povere significa che gli 1,25 milioni di camion europei che passano in Svizzera e che inquinano senza neppure fermarsi una volta nel nostro Paese, continueranno a passare ed a intasare le nostre strade: ovviamente l’intento di Alptransit fallisce miseramente, dato che lo scopo di fare buchini nelle montagne e di spendere 20 miliardi di franchi svizzeri, era quello di trasferire il traffico merci dalla strada sulla ferrovia. Un intento nobile, che ha fatto gola ai votanti elvetici, i quali avevano accolto l’iniziativa popolare, pensando di fare buona cosa a preservare i boschi alpini e a liberare le nostre strade dai TIR europei in transito. Ma ovviamente la realtà è ben diversa: i TIR passeranno sempre sulle nostre strade, sempre più pesanti così ci tocca pure pagare per rifare il manto stradale. Senza contare poi che ci intasano le strade e le rendono anche più pericolose. Alptransit assorbirà pochissimo traffico pesante, circa il 3% del totale (come già scritto su questo sito nell’ottobre 2010). Il 3%?? Un’opera faraonica dove passerà solo il 3% del traffico pesante europeo?? Siamo completamente pazzi. I politici hanno ingannato il popolo. Comunque noi riteniamo che una volta concluso Alptransit, la Svizzera abbia il dovere nei confronti dei cittadini elvetici di imporre un numero massimo di passaggi di TIR europei. E se all’UE non va bene, passino pure dagli altri intasatissimi valichi alpini.
Per anni UDC, Lega dei Ticinesi e qualche esponente di buon senso dei partiti borghesi hanno denunciato la lentezza della procedura di espulsione dei richienti l’asilo che a decine di migliaia ogni anno arrivano in Svizzera. È lapalissiano che chi deve andarsene deve farlo in fretta, e questo dimostrerebbe la serietà della politica d’asilo applicata dalla Svizzera. Ormai invece lo sanno anche i sassi che da noi si trova aiuto, complicità da parte delle autorità, appartamenti a disposizione, possibilità infinite di ricorso alle decisioni di espulsione, e in futuro pure la concessione della nazionalità svizzera, e tutto questo come semplici rifugiati (??%&??). Lo sanno tutti in nel mondo, e quindi arrivano a frotte nel nostro Paese. Ovviamente di questi tempi arrivano i magrebini dal Nordafrica, e anche se le solite compiacenti autorità sdrammatizzano, giungono a Chiasso decine di richiedenti al giorno. Ma dove li mettermo tutti sti rifugiati, per la maggioranza neppure perseguitati nella loro Patria? Ad una chiara domanda di un deputato UDC al Nazionale, il Consiglio Federale rispondeva che ci terremo ca. la metà dei nordafricani che presentano domanda di asilo, e questo perché gli italiani non registrano i richiedenti, i quali pertanto non figurano transitanti da un Paese sicuro (in teoria la Svizzera potrebbe rimandare tutti i magrebini in Italia, dato che essi potevano presentare domanda di asilo in Italia). Furbizie degli Stati UE, noi svizzeri ligi e poveri fessacchiotti. Gli accordi di Dublino, ostentati dal Consiglio Federale come accordi per noi convenienti, si stanno rivelando una fregatura pazzesca per la Svizzera!!
Adesso arriva il bello: la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia accusa le autorità federali di lentezza delle procedure di espulsione dei richiedenti l’asilo provenienti da Paesi sicuri. Ma come?? Se la denuncia parte dall’UDC, allora è razzismo e xenofobia, e se invece arriva dai Cantoni è una cosa seria da titoloni e articoli super-intellettuali? Pora Svizzera… Speriamo solo che questa denuncia da parte dei Cantoni della situazione dell’asilo in Svizzera, assurda e surreale che perdura da decenni, e che porta ad un’invasione di richiedenti economici da ogni dove, possa finalmente migliorare. Chi necessita resti, chi non ha diritto venga allontanato il prima possibile. Lo dicono anche i Cantoni.
Venerdì 15 ottobre 2010 viene festeggiata la caduta dell’ultimo diaframma (2 metri di roccia tenuta in piedi con fatica per permettere di esultare degnamente davanti a oltre 400 collaboratori della TV di Stato che garantirà una diretta coi fiocchi) che una volta abbattuto permetterà di unire i due tunnel scavati da nord e da sud, e che sancirà la creazione di un tubo lungo 57 Km tra Erstfeld e Bodio: si tratta della più lunga galleria ferroviaria del mondo, opera fondamentale per il progetto megalomane Alptransit, pagato dagli svizzeri ma destinato alle merci europee in transito. Facciamo i complimenti a tutti i lavoratori di Alptransit, in particolare ai minatori che lavorano per anni sotto terra per costruire questa galleria.
Premettiamo che nell’Unione Europea si fregano le mani a sapere che gli elvezi pagano di tasca propria ciò che verrà usato dall’economia europea. Pensiamo che bisogna proprio essere rimbambiti a sborsare oltre 20 mia di franchi per l’UE senza una contropartita a favore della Svizzera. Inoltre l’UE sta potenziando l’asse Est-Ovest e sta progettando il nuovo Brennero, ma sembra poco interessata all’Alptransit. Pertanto si ha l’impressione che si stia costruendo un’opera faraonica, senza interesse per i futuri utenti. Italia e anche Germania non saranno assolutamente pronti a salire sul treno di Alptransit quando quest’ultima sarà agibile. Inoltre vi sono problemi tecnici: nella galleria di base fa un caldo pazzesco, e per permettere ai treni di viaggiare veloci dovranno probabilmente installare su certe tratte l’aria condizionata (cosa? ma non doveva essere un’opera per ridurre l’inquinamento e per preservare le Alpi??). Pare poi siano stati posate tubature difettate, grazie ai soliti consorzi internazionali che si aggiudicano i lavori e poi operano senza rispettare le regole. Sembra che si debbano sostituire chilometri di tubi difettati!! Ovviamente non saranno le ditte truffaldine a sanare a proprie spese i difetti, ma saranno necessarie decine di milioni supplementari pagati dal contribuente elvetico. Infine girano voci che su Alptransit viaggeranno solo il 2,5% delle merci trasportate attraverso la Svizzera: Ehh? Un’opera pazzesca e costosissima per far passare poche merci? Ma è semplicemente folle. Folle. Non osiamo neppure pensare a quanto poi ci costerà ogni anno solo la manutenzione dell’opera. Ma per dimenticare le gabole, guardiamoci in TV la caduta dell’ultimo diaframma, senza dimenticare che per questo evento hanno sospeso i lavori per giorni e che i minatori hanno a lungo polemizzato perché non guadagnano abbastanza durante questi giorni di pausa forzata per la festa …
Lo scorso 9 agosto ‘09 si è arrivati alla follia: la coda di veicoli sull’autostrada al portale sud del San Gottardo è arrivata fino a Biasca (35 Km), con tempi di attesa di 5 ore. Rimasti invischiati nel viscido tappo pure molti ticinesi, che si sono dovuti fare un tragitto lughissimo a 7 km/h di media! Adesso basta! Con la storiellina che l’asse del San Gottardo è la via nord-sud più importante d’Europa si vuole accettare ogni disagio. Inammissibile. Sembra quasi che non si possa fare niente.
In realtà, nel 2001 dopo l’incendio all’interno della galleria autostradale del San Gottardo per molti mesi più nessun camion dell’Unione Europea ha potuto circolare attraverso questo insostituibile asse nord-sud! Quando alla fine degli anni ‘80 vi fu un danno al viadotto di Gurtnellen nel Canton Uri in seguito all’ingrossamento della Reuss, per diversi mesi poterono transitare solo automobili dei Cantoni Uri e Ticino, e finché non fu sanato il ponte i veicoli UE non potevano circolare. Quindi non ci vengano a dire che non si può bloccare il traffico! Ora il motivo c’è eccome: a parte la questione sicurezza, sempre di attualità, per cui è necessaria una riduzione del traffico all’interno del tunnel autostradale per ridurre la probabilità di incidenti, la galleria necessita di importanti lavori di ristrutturazione. Si parla di 3 anni di lavori, mantendo chiusa la galleria (oddio, come faranno poi a non passare più dall’insostituibile asse del San Gottardo??!!??). L’occasione è ghiotta: facciamo ’sti lavori lentamente e bene, tenendo aperta la galleria solo ai veicoli svizzeri, magari contingentando il traffico merci, così per una decina di anni avremo pace su tutta la A2. E l’UE prenda atto che non si può fare altrimenti per risanare il tunnel del San Gottardo. E i turisti europei vadano ad intasare altri valichi e a far colonna altrove (o magari prendano il treno)!

scaviamo e poi vediamo
Mentre Italia, Austria e Germania hanno siglato un accordo per il traforo di 55 km del Brennero, che se dovesse essere edificato sarà per le merci europee la vera concorrenza all’Alptransit svizzero, in Ticino si sta scavando il tunnel del Ceneri, senza sapere se da parte italiana verrà preferita la gronda Ovest (cioè far transitare i treni merci da Cadenazzo verso Luino e poi Genova) oppure se gli italiani hanno intenzione di costruire gli allacciamenti a sud di Chiasso. Nella prima ipotesi non avrebbe alcun senso edificare la nuova galleria ferroviaria del Ceneri, perché le merci si fermerebbero prima del Ceneri in direzione Gambarogno, nella seconda remota ipotesi gli italiani dovrebbero darsi una mossa e creare nuove strade ferrate, in particolare nella zona congestionatissima di Milano. Questo enigma mai risolto è stato più volte messo sul tavolo, anche perché a sud di Lugano l’Alptransit non c’è, e treni merci lunghissimi attraverserebbero Lugano finché non si troverà la soluzione più consona (altre costose gallerie e problemi tecnici a non finire). Le autorità federali e cantonali vanno avanti per la loro strada, senza avere delle vere garanzie da parte italiana, di questi tempi men che meno, vista la crisi, l’impegno a costruire il Brennero e le vicissitudini del premier Berlusconi. Insomma si rischia di scavare il buco sbagliato!
A fare chiarezza dovevano pensarci due mozioni al Consiglio Nazionale, respinte per 96 voti contro 81, rispettivamente 114 a 47, che chiedevano di obbligare il Consiglio Federale a sottoscrivere un trattato di Stato con l’Italia sugli sbocchi a sud della Nuova trasversale ferroviaria alpina, rispettivamente con la seconda mozione di vincolare i lavori del Ceneri alla firma di un tale accordo. Niente da fare, si continua a scavare senza garanzie italiane. Il consigliere nazionale Fabio Abate si lamenta perché le mozioni metterebbero in discussione un investimento a sud delle Alpi: ecco Abate, deve trattarsi di un investimento per il futuro, non di scavare e sperare che poi a qualcuno interessi l’Alptransit. Meglio verificare subito le intenzioni italiane e dell’Unione Europea, prima di spendere i soliti miliardi magari inutilmente, soldi che oltretutto come si è visto nelle scorse settimane vanno spesso in tasca a ditte estere in sub-appalto che impiegano operai stranieri stra-sottopagati!
Lugano Airport SA, alla luce dei deludenti risultati sui viaggiatori che transitano da Lugano-Agno, è in piena crisi: invece dei 200′000 passeggeri all’anno che coprirebbero i costi della società, transitano attualmente solo 150′000 passeggeri. Da tempo vi è un netto calo di passeggeri e i dipendenti di lugano Airport sono stati messi in disoccupazione parziale.
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È importante avere nel luganese un efficiente aeroporto e suscita preoccupazione la grave situazione di Lugano Airport.
Per rilanciare la struttura di Agno non sono sufficienti le misure di risparmio finora intraprese e neppure convince la recente proposta di liberare 3 milioni dal capitale azionario (che passerebbe da 4 a 1 milione, proposta che dovrà comunque essere sottoposta al Consiglio comunale di Lugano). Potrebbe pure essere chiamato alla cassa il Cantone, che detiene ca il 12% di azioni.
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Accanto alle misure intraprese è indispensabile rendere davvero attrattivo lo scalo di Agno, permettendo ai passeggeri un facile e veloce accesso all’aeroporto: attualmente vi sono invece enormi difficoltà per raggiungere l’aeroporto a causa delle chilometriche colonne che si formano sulla Piodella, sulla Crespera e lungo la cantonale Manno-Agno. Se si considera che non vi è mezzo pubblico con corsia privilegiata che garantisca un diretto accesso all’aeroporto (p.es. dal centro Lugano), allora è comprensibile la scelta da parte dei passeggeri su altri scali, Malpensa in primis (su Malpensa oltretutto il Cantone ha spinto moltissimo per il completamento del collegamento ferroviario e molti soldi verranno spesi per la nuova strada ferrata).
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Insomma SÌ a mantenere uno scalo ad Agno, ma soprattutto Sì ad avere un aeroporto facilmente accessibile, efficiente e davvero concorrenziale.
PS: è notizia del 11 maggio ‘09 che Darwin Airline cerca clienti lombardi: organizza bus navetta da Milano Cadorna ad Agno a prezzi promozionali, per poi proseguire col volo Agno-Ginevra. Prevedono la durata del viaggio in bus da Milano ad Agno in ca. 1 ora (?): un’ora? ma provate a percorrere la cantonale Manno-Agno dopo le 16.00!