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Posts Tagged ‘lato-b’

I socialisti non sanno fare i conti. Non crediamo loro.

10 ottobre 2011

Sono arrivati in tutte le bucalettere del Cantone i volantini elettorali in vista delle elezioni federali di fine ottobre. Ci salta all’occhio quello del PS: i socialisti propongono 10 punti di cambiamenti, tra cui istruzione e formazione per tutti, asili nido, classi scolastiche meno numerosi, stipendi alti per tutti, e tante altre allettanti proposte, volte ad attirare gli elettori. Speriamo che la gente comune non caschi nella trappola, nel senso che da sempre che i socialisti spendono i soldi degli altri e da sempre spendono i soldi che non hanno e che di certo non producono. Le proposte del PS, opinabili, sono chiaramente non finanziabili, in tempo di crisi poi non sono neppure proponibili!! A meno che non vogliamo finire come la Grecia, Paese fallito in seguito a spese non sopportabili per le casse pubbliche. In Grecia fino a ieri si andava in pensione a 53 anni, e il sistema pensionistico brucia le risorse finanziarie dello Stato (un po’ quello che sta succedento con la Cassa pensioni nel Canton Ticino…). In Grecia hanno speso e sprecato per decenni i soldi che la Nazione ellenica non aveva, ma stampava alllegramente!

NO al PS, NO ai socialisti, perché siamo in un Paese dove la socialità è forte e garantisce di vivere degnamente, e nessuno dorme sotto i ponti. NO ai socialisti perché vogliono cambiamenti che metterebbero in ginocchio la nostra economia, quella che produce ricchezza da ridistribuire ai bisognosi. NO a proposte demagogiche e non finanziabili (a meno che non mettano loro i soldi necessari, ma quando devi pagare tu allora cambi subito idea). NO al PS che ri-ri-ripropone quella mummia di Franco Cavalli, marxista amico dei cubani.

Italia a terra. Ma si va oltre ogni limite.

3 ottobre 2011

Come noto l’UE è messa malissimo, la zona euro al limite del collasso. Paesi come la Grecia, Spagna, Portogallo, Italia sono sull’orlo del fallimento. L’Italia, Nazione con un grosso potenziale economico, necessita di almeno 110 mia di euri entro fine anno, sennò fallisce. Come anche per la Grecia, gli altri Paesi che pagano sti falliti, come Germania e Francia, prima di erogare miliardi come patatine, chiedono garanzie su come le Nazioni in difficoltà risaneranno le finanze pubbliche. Ebbene, la televisione francese ha mostrato certe inchieste su suolo italico: hanno messo a nudo il fatto che vi sono migliaia di barche e panfili ormeggiati nei porti italiani, ma moltissimi jacht non sono registrati a nome di nessuno, e quindi non vengono pagate le relative tasse. Infatti chi possiede beni di lusso deve pagare esose imposte. Scioccante poi che in Italia vi siano 4 milioni di case e palazzine non registrate: anche qui miliardi di tasse immobiliari non pagate ogni anno. Se si confrontano le immagini satellitari con i registri fondiari appare evidente l’inganno e l’abusivismo edilizio. Insomma, non pagano le tasse, difficile pertanto che lo Stato abbia finanze floride! Basterebbe assumere poche decine di impiegati solerti per recuperare importi di tasse evase per aiutare lo Stato a uscire da questa situazione di fallimento. Invece stanno ancora a discutere se introdurre o meno una tassa patrimoniale, un po’ come l’imposta sulla sostanza che in Svizzera si paga da sempre. Ma si sa, in Italia vi è corruzione, e c’è pure la mafia. Fanno bene Francia e Germania a sincerarsi della situazione in queste repubbliche delle banane, prima di concedere decine e decine di miliardi…

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Vietato il volto coperto

30 settembre 2011

A Berna il Parlamento ha approvato una mozione di Oskar Freysinger (UDC vallesano) che chiede il divieto di presentarsi a volto scoperto agli sportelli dei comuni, cantoni e confederazione, otre che a manifestazioni. Evidente ricondurre questa mozione al divieto di indossare il burqa, già in vigore in diversi Paesi europei, e la stampa ha evidenziato questo aspetto: nonostante il testo dell’atto parlamentare non facesse esplicito riferimento al burqa, si tratta secondo i media di un divieto anti-burqa.

Ma secondo noi Freysinger ha centrato pienamente l’obiettivo, inserendo nel testo anche il divieto di mascherarsi alle manifestazioni: come più volte riferito in questo sito, gli estremisti di sinistra che distruggono le nostre città sono sempre mascherati, e spesso restano impuniti, anche perché le autorità danno talvolta l’ordine alla polizia di lasciar fare. Se davvero questa mozione verrà messa in atto, quando arriveranno gli estremisti di sinistra in piazza mascherati, dovrebbero essere bloccati e impacchettati. Ovviamente non siamo così ingenui da credere che una mozione cambi il lassismo delle autorità, troppo deboli e di poca volontà per tener fronte agli anarchici di sinistra, da sempre impuniti. Però almeno se ne parla, fino ad ora è stato accettato senza commenti il fatto che questi criminali spaccassero le città e assalissero la polizia a volto coperto e restassero impuniti. Che Paese civile, che siamo. Come anche è totalmente assurdo che vi siano persone che si presentano agli sportelli pubblici, magari a ritirare documenti, che non si identificano. Del resto ai distributori di benzina è vietato fare il pieno con in testa il casco della moto! Motociclisti discriminati.

Cavalli di nuovo candidato alle elezioni federali

25 settembre 2011

Franco Cavalli non muore mai, almeno politicamente. Ancora una volta è candidato alle elezioni federali, stavolta per il Consiglio degli Stati. Di per sè quindi niente di nuovo: nel senso che il Francesco non molla e si rimette sempre in gioco. O meglio, lo rimettono in gioco i socialisti. E qui sta il punto: possibile che il PS, grande paladino delle candidate donne e che lascia volentieri spazio ai giovani, non abbia trovato di meglio che ri-ri-ri-candidare Cavalli?. E possibile che il medico Cavalli non abbia niente di meglio da fare che ambire ad una carica politica che lo impegnerebbe mesi all’anno a Berna? Ma non è un grande professore, oncologo, impegnatissimo? Misteri della politica elvetica. Eppoi Cavalli aveva sbattuto la porta al PS, salvo poi rientrare dalla porta invece che discretamente dalla finestra. Non crediamo che l’ormai vecchio (politicamente, ma anche l’anagrafe non lo aiuta…) Cavalli possa avere chances di entrare nella Camera dei Cantoni, ma in politica tutto è possibile. Per il Ticino sarebbe un rappresentante scomodo e poco interessante per gli interessi del nostro Cantone. Abbiamo bisogno di politici che affrontino il degrado del Ticino dopo la libera circolazione, che affrontino la crisi e la disoccupazione, il rilancio economico, i pasticci con l’Italia, non di marxisti e filo-cubani come lui da sempre è. Inoltre abbiamo semmai bisogno del Cavalli buon medico in Ticino, per la salute dei pazienti e per la cura dei malati.

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UBS: un caso perso. Ma non dobbiamo accettarlo.

18 settembre 2011

Nel 2008 era una banca fallita. Solo grazie ai 5 miliardi di franchi iniettati in fretta e furia dallo Stato, UBS aveva potuto far fronte alle spese correnti. Inoltre 62 miliardi di titoli tossici, quelli legati ai subprime statunitensi, sono tuttora posteggiati alla Banca Nazionale Svizzera (BNS), in attesa che il mercato immobiliare americano risorga da una crisi senza precendenti. In pratica senza l’aiuto statale, UBS SA non esisterebbe più. Facciamo notare poi che i cittadini elvetici si erano alquanto indignati quando la banca, una volta ricevuti i 5 miliardi dallo Stato (soldi del contribuente), li aveva spesi per distribuire bonus ai propri dipendenti. Ma come? Non hanno soldi in cassa e una volta ricevuti li spendono per pagare i bonus? Bonus per obiettivi raggiunti? Ma se la banca stava per andare in bancarotta!! Semmai avrebbero dovuto NON pagare bonus per obiettivi non raggiunti!! Ma si sa, il mondo va spesso al contrario. E il mondo bancario è semplicemente assurdo e immorale. E nemmeno crisi profonde come quelle avvenute nel 2008 hanno portato ai cambiamenti auspicati.

E difatti è notizia dei giorni scorsi che un trader del Ghana, attivo nell’Investment Banking UBS di Londra, ha fatto perdere alla banca 2,3 mia di dollari. Nelle banche tutto si quantifica in miliardi, numeri che sono difficili da scrivere e impossibili da immaginare. Sempre cifre astronomiche. Il dipendente è stato arrestato, ma intanto il danno è fatto. UBS è di nuovo sotto accusa: mancano sistemi di controllo efficaci per evitare simili casi che fanno tremare la banca e ne mettono in forse il futuro. Il CEO Grüber, numero 1 della banca, non si dimette per ora, e ha sempre difeso strategie aggressive e ad alto rischio. Del resto il settore Investment è per difinizione speculativo. Alla trasmissione TV della SF Arena è stato più volte detto che i banchieri svizzeri sono competenti nelle attività tradizionali delle banche, ma che ma col Investment hanno poca confidenza. In parole povere i banchieri svizzeri non sono competenti e non capiscono l’Investment banking, quindi è difficile per loro anche creare controlli efficaci per evitare perdite miliardarie come quelle capitate al dipendente africano. Tra l’altro ci sorge una domanda: ma con tutti i bancari svizzeri attivi, proprio un ghanese dovevano assumere per quel posto? Un 31enne figlio di diplomatici. Cosa ne capisce uno così di banche? Ma a quella età non dovrebbe ancora lavorare allo sportello e servire le vecchiette, giusto per farsi un po’ di esperienza. Blocher sta già pensando di proporre il divieto di continuare per le banche elvetiche ad avere un settore di Investment, proporrà di scorporare questo settore dal resto delle attività tradizionali delle banche svizzere. Intanto però UBS ha fatto un’altra figuraccia. Una ditta sovvenzionata dalla Stato che continua a fare affari ad alto richio. L’errore più grande è stato commesso quando la Confederazione ha iniettato miliardi per evitare il fallimento di UBS, senza imporre della chiare condizioni. Non si può accettare di aiutare una ditta privata coi soldi del contribuente, e non pretendere nuove regole, nuovi controlli, più rigore. Ma il settore bancario non era il fiore all’occhiello della Svizzera?

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Europa a picco. E mò son cavoli amari.

14 settembre 2011

Da mesi ormai l’Unione Europea cerca di salvare la Grecia dalla bancarotta. Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia non stanno certo meglio. Da mesi ci sono proclami della politica europea per calmare i mercati borsistici affondati e per rassicurare cittadini e investitori: la Grecia non fallirà, dicono. Ma dopo tanti mesi e dopo tantissimi miliardi di svalutati euri gettati nelle casse elleniche, la Grecia sta malissimo. Entro fine mese non avrà più nulla da spendere. E allora altri miliardi vengono pompati per gli ellenici, gente che per decenni ha vissuto sopra le proprie possibilità, cittadini che non pagano le imposte, dove la corruzione è la norma, pensionati a 53 anni con lavori in nero, uno Stato che ha truccato i conti per anni. Come fa un simile Paese a far parte dell’area Euro? Come si fa ad accogliere nella moneta unica Nazioni allo sbando, totalmente diverse dal motore Germania, che è ormai stufa di pagare per gli altri lazzaroni? Prima della moneta Euro, i Paesi avevano indipendenza monetaria, e quando tutto andava male, la loro valuta svalutava, e poi tutto ricominciava. Ora con l’Euro non si può fallire, altrimenti le banche esposte con bond greci fallirebbero, creando un vortice di fallimenti e defaults.

Il punto è che tutta l’Europa sta andando allo sfascio. Ora anche l’Italia abbisogna di 110 mia di euro entro fine anno, altro che piano di austerità. Gli italiani stanno litigando da tutta l’estate nei loro parlamenti, invece di prendere in mano la situazione e reagire. E la Banca Nazionale Svizzera (BNS) vorrebbe mantenere un cambio col franco a Fr 1,20 ! Ma non si rendono conto i dirigenti della BNS che con queste premesse l’Euro scenderà, non già in seguito a speculazioni, ma proprio perché la moneta unica europea vale sempre meno, e se ne stampa sempre di più per tappare i buchi. La BNS si indebiterà a dismisura per mantenere un cambio artificiale che comunque non soddisfa l’economia elvetica, che vorrebbe un cambio a Fr 1.40 . Cosa ci aspetta dunque? Di sicuro tante incertezze e crisi profonde. E la Svizzera paga per aver tenuto bene i propri conti statali.

L’informazione è potere e Bignasca lo sa.

9 settembre 2011

Terremoto nell’editoria ticinese. In poche settimane gli annunci che 20Minuten, noto quotidiano gratuito svizzero tedesco, sbarca in Ticino, e come reazione Giuliano Bignasca ci fa sapere che verrà stampato un quotidiano leghista gratutito dal titolo che la dice tutta: 10minuti. Infine, ma questa notizia è buffa, il Granconsigliere socialista balcanico Stoianovic balza sulle cronache della TV di Stato perché anche lui diventa editore di un mensile: si tratta di 3 numeri in 3 mesi; come dire che dopo le elezioni federali il suo foglietto di sinistra non esisterà più. 

Al di là degli spazi pubblicitari che i due quotidiani gratuiti ruberanno ai 3 quotidiani ticinesi, al di là che i giornalisti di queste due nuove testate diventeranno matti a trovare notizie ed approfondimenti per riempire i loro fogli, al di là del fatto che 10minuti rischia di diminuire il numero di lettori del Mattino della domenica, perché Bignasca si lancia in questa ulteriore avventura editoriale? Bignasca sa quanto conta l’informazione, sa che la Lega dei ticinesi esiste grazie al Mattino della domenica, e fa di tutto per contrastare il potere e l’informazione (sinistroide?) di un editore come Tamedia. Qualsiasi esperto di informazione sa quanto sia importante avere in mano un giornale, un settimanale, una piattaforma online. Il potere lo si conquista con l’informazione, e lo si perde in fretta se non si hanno in mano i mass media. Per questo in Ticino tutto risultava difficile: il potere era in mano al PLR, al PPD e al PS, che tuttora si spartiscono l’informazione televisiva, quella di Stato pagata dal contribuente. 20 anni fa arriva come un tifone il Mattino della domenica, settimanale domenicale, e la gente comincia a votare Lega. Il castello mediatico cantonale è sotto assedio, la TSI comincia a tremare, e dopo un ventennio la Lega conquista il Consiglio di Stato. Bignasca sa quanto sia importante raggiungere i ticinesi, gratuitamente e in modo capillare. E sa usare molto bene i mass media. L’informazione è potere.

Euro a Fr 1,20. Paghiamo ancora noi.

8 settembre 2011

Notizia dei giorni scorsi: la Banca Nazionale Svizzera (BNS) si impegna illimitatamente a svalutare il franco nei confronti dell’Euro, e non permetterà che il corso di un Euro scenda sotto la soglia del Franco e venti centesimi. Lo strumento utilizzato dalla BNS per raggiungere lo scopo è quello di acquistare senza limiti la moneta unica europea. In pratica continuare a fare quello che ha già fatto e che non aveva portato ad alcun frutto: infatti nei mesi scorsi la BNS ha comprato miliardi di Euri, quando il cambio era ancora a oltre 1,30. Il risultato di questi acquisti è stato di uno o due giorni, dopo di che il corso è arrivato fino al minimo di 1 franco = 1 euro. La notizia sembra segni una svolta, e cioè finalmente qualcuno si dà la pena di provare a fermare il superfranco. Noi vediamo due grossi problemi nella decisione della BNS: il primo è che se l’euro dovesse di nuovo scendere, spinto verso il basso non dalla speculazione ma dai mercati che non credono nella moneta unica europea, la BNS farebbe di tutto per mantenere il tasso minimo di Fr 1,20 per un euro. In pratica il resto del mondo della finanza contro la piccola BNS; una lotta impari, che porterebbe la nostra Banca nazionale a stampare franchi per quantità pazzesche, indebitandosi a dismisura (attualmente la BNS ha riserve per 300-400 miliardi di franchi). In seguito al continuare a stampare franchi, si registrerà un aumento dell’inflazione, cosa certo non auspicata in un momento di crisi. Il secondo aspetto tocca direttamente il cittadino, perché se la BNS non farà più utili in seguito a questo massiccio intervento di acquisti di euri, sia Confederazione sia Cantoni non incasseranno più i miliardi che vengono per legge riversati. Il risultato è palese: lo Stato dovrà innalzare e di molto le imposte, cosa anche questa non solo impopolare, ma anche poco sana durante la crisi che stiamo vivendo.

In pratica la Svizzera si metterà a stampare carta moneta, come fanno attivamente le Nazioni della zona Euro, ma per motivi opposti: i membri UE lo fanno per non fallire, la Svizzera paga una tenuta diligente dei conti statali. Significa che paghiamo per non aver truccato i conti, per non avere pensionati a 53 anni (Grecia) o a 35 anni di età (Italia), paghiamo per avere un debito pubblico bassissimo rispetto alla zona Euro, paghiamo perché i Paesi UE hanno una grande economia in nero che non paga le imposte e noi invece siamo ligi e precisi nei confronti dello Stato. Pazzesco, no?

Infine ricordiamo che l’industria elvetica ha bisogno di un cambio franco-euro a un livello di 1,40 , mica di 1,20!! Quindi nonostante l’intervento pericoloso della BNS, molte ditte dislocheranno all’estero, e la Svizzera perderà molti posti di lavoro. Paghiamo e ci impoveriamo perché la nostra Nazione ha le finanze sane. Ah, sta globalizzazione…

Gran confusione all’Ufficio federale della migrazione

5 settembre 2011

Nei giorni scorsi è stato licenziato Alard du Bois-Reymond, direttore dell’Ufficio della migrazione. Senza spiegazioni. Ora stanno venendo a galla i presunti motivi dell’allontanamento, tra cui ufficio disorganizzato, richieste d’asilo inevase o ignorate e non hanno certo aiutato l’ex-direttore le sue esternazioni pubbliche di aprile a proposito dei richiedenti l’asilo nigeriani: egli affermava che il 99% dei nigeriani non venivano in Svizzera come rifugiati ma per fare affari, spesso legati al traffico di droga. Ma come ben sappiamo, e come più volte denunciato su questo sito, nel nostro Paese non si possono dire certe cose, la libertà di opinione è crassamente calpestata, per cui il Bois-Reymond se ne deve andare. La Consigliera federale Sommaruga lo ha licenziato. Peter Arbenz, già responsabile della politica verso i rifugiati critica la riorganizzazione dell’ufficio in questione, affermando che la riforma avviata da Christoph Blocher sia in realtà stata uno smembramento. Secondo Arbenz Blocher avrebbe eliminato posti di lavoro e fatto scappare gente brava, e che anche la Widmer-Schlimpf avrebbe continuato in questa direzione. Noi un’opinione ce la siamo già fatta: i socialisti mal vedono una cura dimagrante dell’Amministrazione federale (malvedono quindi un risparmio di soldi del contribuente) e non sopportano che vengano presi meno richiedenti l’asilo (loro vorrebbero accogliere miliardi di rifugiati, ma certo non a casa loro). Premesso che tutto si può migliorare, compreso l’Ufficio dei rifugiati, riteniamo da sempre che la Svizzera debba accogliere un numero massimo di asilanti, e non ce ne frega un tubo che i socialisti ne vorrebbero accogliere molti di più, perché tanto non saranno loro a pagare. I cittadini responsabili vogliono la pace sociale, l’ordine, una sana gestione delle risorse dello Stato. I socialisti minano la stabilità del nostro Paese. Ben vengano tutte le iniziative volte a ridurre le spese dello Stato e a limitare i flussi migratori e di presunti asilanti.

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Gli USA salvati dai miliardari?

21 agosto 2011

Come riferivano le cronache delle scorse settimane, gli USA hanno alzato il livello massimo di indebitamento. Hanno dovuto “attaccare là” ancora qualche miliardo di deficit, altrimenti lo stato federale sarebbe fallito, perché non avrebbe potuto pagare gli stipendi e le spese correnti. Roba da repubblica delle banane; un pozzo di debiti senza fondo. I segnali dell’economia reale sono tutt’altro che confortanti: disoccupazione alle stelle, consumi ridotti, crescita che rasenta la recessione. Ma ecco che arrivano i nostri: i miliardari americani, che hanno cominciato una crociata per salvare la Nazione. In diverse decine si sono messi a fare anche spot televisivi e a rilasciare interviste per convincere i politici ad aumentare le imposte ai ricchi statunitensi. Incredibile! Vogliono salvare gli USA dal baratro del default. Affermano che non è bello essere ricchi se gli altri stanno male, se la Nazione va a rotoli. Tutti filantropi dell’ultima ora. Certo le statistiche dicono che i miliardari americani pagano molte meno tasse rispetto a 20 anni fa. Ma anche tassando maggiormente i ricchi, ce la faranno gli USA ad evitare la bancarotta? Eppoi, quelle decine di migliaia di super-ricchi americani, non potevano comunque donare qualche milione agli USA, anche senza questa campagna di sensibilizzazione per chiedere di pagare più tasse? È infatti notorio che negli Stati Uniti i ricchi versano una buona parte dei propri utili in beneficienza, proprio per ridurre il carico fiscale. Per esempio il ricchissimo Bill Gates, padre della Microsoft, devolve in beneficienza la metà dei propri utili annuali miliardiari! Mah. Comunque tanto di cappello a chi davvero lo fa per salvare la propria Nazione che è veramente messa male…

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