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Posts Tagged ‘discriminazione’

Col divieto di fumo più incassi per bar e ristoranti!!

23 aprile 2011

Da qualche anno in Ticino, quando si va in un ristorante o al bar, si respira aria decente, non più intrisa di fumo da sigaretta, sigari o pipa. Si sentono di più i sapori dei cibi e delle bevande, si sta meglio e i poveri dipendenti non si devono sorbire ore e ore di fumo passivo. Finalmente. Quando i ticinesi andarono a votare, per confermare il voto favorevole del Granconsiglio al divieto di fumo nei locali pubblici, molti esercenti erano contrari, perché temevano che se fosse stato introdotto il divieto di fumo i loro affari sarebbero calati vistosamente. E questo perché i fumatori non avrebbero consumato pasti, bibite e altro, costretti a starsene fuori.

La realtà è ben diversa (fortunatamente per tutti): secondo uno studio dell’Istituto di comunicazione sanitaria dell’USI gli incassi degli esercizi pubblici in Ticino, dall’aprile del 2007 ad oggi, sono in aumento. Gli effetti negativi paventati prima del voto sul divieto di fumo non si sono quindi riscontrati. Bar e ristoranti incassano come e più di prima. E i clienti e i dipendenti stanno meglio, puzzano meno, respirano più sano, gustano piacevolmente i pasti e le bevande. Fantastico, no? Ah, dimenticavamo di rilevare che pure un secondo studio, condotto da due medici dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, ha dimostrato effetti positivi, questa volta sulla salute: nel nostro Cantone i casi di infarto acuto al cuore sono diminuiti del 20% da quando è stato introdotto il divieto di fumare negli esercizi pubblici. Insomma, i contrari al divieto del fumo nei bar e ristoranti si nascondano, e si vergognino pure un po’. Ora, per avere un successo totale, mancherebbe ancora la ciliegina sulla torta: che si dimostri che anche le sigarette fumate dagli schiavi della nicotina siano diminuite, e che l’industria della morte del tabacco registri meno incassi. Favoloso!

La libertà di espressione in Svizzera è a rischio.

22 marzo 2011
i topi sono alla frutta...

i topi sono alla frutta...

Dalle righe di questo sito abbiamo piû volte ribadito il fatto che l’informazione di questo Paese è in mano alla sinistra e ai parititi che si chinano alle rivendicazioni della sinistra. La TV di Stato, pagata dai contribuenti, attacca regolarmente la destra, che in Svizzera è tra l’altro rappresentata dal primo partito che è l’UDC. I cittadini forse l’hanno capito che quello che dice la SSR non è oro colato, e quindi si sono messi a votare in massa per i partiti di destra.

Pochi mesi fa aveva suscitato scalpore la campagna dell’UDC Ticino “Bala i ratt”. In seguito ai cartelloni che raffiguravano 3 topi (caricature di un frontaliere, di un bandito rumeno e del ministro italiano Tremonti) che mangiavano il formaggio svizzero, l’ex PP Bernasconi Paolo, che rappresenta una decina di frontalieri offesi, aveva preteso di far rimuovere i cartelloni, e avrebbe fatto di tutto per evitare che la campagna UDC continuasse. Domenica scorsa “Il Caffè” aveva pubblicato sulle sue pagine la nuova vignetta, la terza, che conclude la campagna UDC prima delle elezioni: i soliti 3 ratti, belli panciuti e sazi, che sono alla frutta e si pappano l’uva. Niente di troppo aggressivo, dunque, anche se il Bernasconi sostiene che “Il peggior nemico della libertà di espressione è il presidente UDC Rusconi che ne abusa”. Ovviamente il partito ringrazia per il gran chiasso causato dalle azioni legali dell’avvocato, paladino della libertà di espressione, che però è il primo che vorrebbe censurare queste discusse campagne elettorali. Per ora nulla di fatto, ma Bernasconi si riserva di inoltrare una domanda di riparazione del torto morale”. Mah…

Frontalieri: c’è chi mente sapendo di mentire

5 marzo 2011

Ecco, ci voleva anche uno studio scientifico pagato dal contribuente sul fenomeno dei frontalieri in Ticino. L’Istituto di ricerche economiche (IRE) si è messo a fare un esoso studio (reso noto ieri e già ne annuncia un altro sullo stesso argomento): il risultato scaturito è che “non sembra esistere evidenza scientifica” di una sistematica sostituzione della manodopera locale con lavoratori frontalieri. Che razza di scoperta è? Nessuno ha mai detto che in modo sistematico (cioè sempre) il frontaliere ciula il lavoro al ticinese, ci mancherebbe altro. Lega e UDC (e ora anche i furbetti Verdi) affermano che i frontalieri sono un problema, perché mentre loro aumentano di numero contemporaneamente aumentano i ticinesi disoccupati, quindi è ovvio che da molte ditte vengano preferiti i frontalieri. Oltretutto è evidente la pressione sui salari, verso il basso! Ma poi quella frase che vanifica lo sforzo dello studio: “non sembra esistere evidenza scientifica”!!! Ma se non sembra esistere qualcosa, non hai ancora dimostrato niente, che razza di studio scientifico è?? Avete speso un pacco di soldi per dimostrare un tubo di niente!! La gente però non è scema, e capisce che questo pseudo-studio da repubblica delle banane arriva proprio prima delle elezioni cantonali, e vorrebbe dimostrare che va tutto bene per rassicurare gli elettori. Col cavolo!! I frontalieri sono eccome un problema (oltre che una risorsa quando abbiamo davvero bisogno di questi lavoratori e quando nessun domiciliato può fare il lavoro richiesto). Ed è un problema sentito, tanto è vero che si mettono a studiare il fenomeno con studi pagati dal contribuente. L’unica evidenza scientifica emersa e scoperta (??!?) dall’IRE è che nel ramo commerciale la situazione è critica. Appunto, come diciamo da anni, è critica.

Accordi bilaterali: saremmo noi a non rispettarli??!??

25 dicembre 2010

La notizia è demenziale: un’eurodeputata italiana un po’ bevuta, tale Lara Comi di Varese, interroga la Commissione Europea sui manifesti UDC con i ratti che ballano. La Comi afferma che i ticinesi non rispetterebbero gli accordi bilaterali, in particolare la libera circolazione delle persone (eh, ma questa da dove viene? Da Marte?). La deputata in preda ad un raptus di pura follia chiede all’UE se non sia il caso di intervenire per difendere i frontalieri italiani e fare pressione per tutelare i diritti dei frontalieri. È evidente che Lara Comi non abbia capito un tubo sul dossier libera circolazione delle persone e non sappia neppure che il Canton Ticino offra lavoro a 45′000 italiani frontalieri, pagati in sonanti franchi svizzeri e mica in euro svalutati, e sia di fatto il terzo più grande datore di lavoro della penisola, dopo lo Stato e le Poste.

Ma come si fa anche solo a pensare che il nostro Cantone non rispetti gli accordi sulla libera circolazione delle persone? Qui da noi aumenta costantemente il numero di disoccupati, e parallelamente incrementa il numero dei frontalieri attivi. Qui si preferiscono i frontalieri ai domiciliati!! Siamo discriminati in casa nostra e arriva l’eurodeputata di turno a dire l’esato contrario! Altro che non rispetto della libera circolazione, da noi si abusa della possibilità di assumere lavoratori stranieri!!! Ma piuttosto l’eurodeputata impazzita dovrebbe chiedere all’UE che l’Italia rispetti gli accordi con la Svizzera: lo sanno anche i sassi che non c’è reciprocitâ, che per noi svizzeri è praticamente impossibile ottenere un permesso di lavoro, che le ditte ticinesi non riescono a lavorare in Italia perché vengono volutamente escluse!! La Svizzera secchiona come sempre applica i contratti, sono gli altri che fanno i furbi e sfruttano il nostro Paese del bengodi. Va bene che è Natale, ed è bello fare doni e ci vogliamo tutti più bene, però Lara Comi (ennesima donnina avvenente di Berlusconi) vài a pescare, dàtti all’ippica, alla lap dance. Dài retta a noi, la politica lasciala perdere!

In Svizzera non c’è più la libertà di espressione

6 dicembre 2010

Che da tempo in Svizzera non vi è più la libertà di esprimersi lo abbiamo notato da tempo: ogniqualvolta una voce fuori dal coro dice cose politicamente scorrette sono problemi. Denuncie, querele, accuse di razzismo, “ha parlato il diverso”. Pochi sono gli organi di informazione che non vengono controllati dal sistema, dal Grande Fratello. Del resto in Svizzera la TV di Stato ha il monopolio dell’informazione; le emittenti private sono poche e troppo piccole e la pluralità e la completezza delle notizie non è certo garantita. Se infine consideriamo che la RSI è un covo di sinistroidi, con un vertice che assume frontalieri al posto dei domiciliati, allora il quadro è completo.

Sabato scorso l’UDC, primo partito in Svizzera, è stato costretto ad organizzare la propria assemblea dei delegati all’aperto e al gelo, nella campagna vodese. Cinquecento persone che dibattono all’addiaccio perché il Canton Vaud, scelto mesi prima come luogo dell’assemblea, non ha garantito la sicurezza ai delegati. Praticamente nessuno ha messo a disposizione una palestra, una sala, un centro congressuale! Incredibile: come ha ben detto l’ex Consigliere federale Christoph Blocher ad un giornalista romando che lo aveva avvicinato, è inaccettabile che quando arrivano stranieri a rischio in Svizzera, quando vi sono manifestazioni e cortei, quando vi sono eventi importanti, si mobilita l’esercito, la polizia, i pompieri, la protezione civile; quando il primo partito politico del Paese vuole svolgere la propria assemblea dei delegati, allora nessuno muove un dito. Che il Canton Vaud fosse avverso all’UDC lo si sapeva, ma che le autoritâ non abbiano fatto nulla per permettere una dignitosa assemblea ai delegati nazionali è uno scandalo che dimostra come in Svizzera non sia garantita la libertà e la pluralità di espressione. L’unica cosa positiva ê che i giornalisti RSI presenti si siano beccati il gran freddo della campagna di Gland, ed abbiano condiviso i disagi dei delegati… Hanno vissuto sulla propria pelle, insomma, cosa significa essere discriminati per le proprie idee.

Libera circolazione anche per le prostitute, ci mancherebbe!

2 settembre 2010

Sentenza del Tribunale federale amministrativo: due prostitute bulgare e rumene hanno il diritto di chiedere il permesso di soggiorno, e anche di riceverlo. La loro storia è semplice: durante una delle tante retate anti-prostituzione sono state beccate senza permessi, e in seguito hanno richiesto i papiri per rimanere in Svizzera ed esercitare il mestiere più vecchio del mondo. Dopo le varie istanze che hanno rifiutato di concedere i permessi richiesti, il TF concede loro le autorizzazioni per vivere ed operare nel  nostro Paese. Del resto la libera circolazione delle persone con l’Unione Europea prevede che tutti i 400 milioni di cittadini possano spostarsi liberamente e lavorare in uno dei 27 Paesi UE, e in più la Svizzera. Non si capisce perché una passeggiatrice non possa lavorare da noi.

Ormai lo sanno anche i sassi: la Svizzera è invasa da lavoratori stranieri, in ogni possibile branca e settore. Sanità, banche, assicurazioni, studi di avvocatura, ingegneria, oltre naturalmente l’ediilizia e l’artigianato. A questi si aggiugano il settore pubblico, Comuni e Cantone che pagano stipendi coi soldi dei contribuenti (assurdo, assumono stranieri preferendoli ai  ticinesi che poi restano disoccupati), e la RSI che pare continui con la sua campagna di assunzione di italiani (anche qui gli stipendi pagati coi soldi degli svizzeri che pagano il canone più caro d’Europa!!!). Assurdo, solo da noi possono succedere certe porcate! Alla faccia dell’apertura che volevano i partiti ammalati di internazionalismo! La Svizzera è invasa da stranieri: come non capirli i nostri lavoratori esteri, qui si paga bene e in franchi svizzeri, mica qualche straccio di euro svalutato! La veritâ è che la gente deve finalmente capire che siamo discriminati a casa nostra, ci facciamo del male con le nostre mani. Creiamo migliaia di disoccupati svizzeri per assumere stranieri!! Ah, lo sapevate che il presidente PLRT Fulvio Pelli, che diceva dieci anni fa in TV che voleva mandare la figlia a fare uno stage a Milano in uno studio legale, e ciò sarebbe stato possibile solo con accordi con l’UE, è rimasto basito quando gli hanno detto che la laurea della figlia non valeva una cicca in Europa e lo stage non l’ha potuto fare?? Bravo Fulvio, ridicolo. Ma ci credi ancora nell’Europa?

In Francia espellono i Rom e revocano la nazionalità ai criminali

29 agosto 2010

In Svizzera, ogniqualvolta qualcuno propone misure restrittive nei confronti di stranieri che male si comportano da noi, vi è la solita levata di scudi, le solite accuse di razzismo, le solite manfrine sulla discriminazione. In Francia invece, da anni, gli zingari di etnia Rom vengono esplusi in modo collettivo, e ora si propone di revocare la cittadinanza ai naturalizzati colpevoli di gravi delitti. Nel 2009 sono stati espulsi 10′000 rumeni e bulgari, nel 2010 fino ad ora i rimpatri sono stati oltre 8′000. E la Francia continua nella sua giusta politica, restrittiva e severa nei confronti dei criminali e di chi non si integra. Ovviamente le critiche non mancano: il Vaticano si lamenta, Bruxelles bacchetta il suo membro UE, ed ora ci si mettono pure le Nazioni Unite. Fatto sta che un’importante Nazione dell’Unione Europea come la Francia (e anche l’Italia quando ha fatto sgombrare i campi Rom con le ruspe) fa quello che da noi non si può neppure discutere, subito tacciati di razzismo e zittiti già nella discussione preliminare: pensiamo all’indignazione che ha provocato l’iniziativa popolare dell’UDC, che chiede di espellere i criminali stranieri, e che in sostanza propone ciò che in Francia già si applica! Che in Svizzera siamo poco pragmatici e che le questioni irrisolte restano in sospeso per troppo tempo già lo sappiamo: la realtà cambia molto velocemente, e il Paese non riesce a stare al passo coi tempi.

Ah, a proposito della libera circolazione delle persone, sembrerebbe che vengano naturalizzati moltissimi moldavi in Romania, naturalmente a pagamento: così, anche se la Moldavia non fa parte dell’UE, questi neo-cittadini rumeni possono tranquillamente scorazzare in Europa, senza bisogno di permessi! L’invasione di stranieri continua, anche con la complicità degli stessi stati dell’Unione Europea!!

Il velo islamico è ormai un diritto acquisito?

28 agosto 2010
è pure scomodo

è pure scomodo

Il Canton San Gallo aveva emesso il divieto per le allieve di indossare il velo islamico nelle scuole. Fino a qui niente da eccepire, la normativa del consiglio scolastico cantonale sangallese non sarebbe un unicum. Ed ecco che arriva la solita Commissione federale contro il razzismo, che ovviamente ha definito intollerabile il divieto. Secondo la temibile commissione, che taccia tutto e tutti di razzismo, alle allieve ed al personale ausiliario deve essere permesso indossare il chador. Invece per la commissione è giustificato imporre alle maestre una restrizione nell’espressione delle proprie convinzioni religiose (beh, diremo noi, almeno fino a lì ci arrivano). Per la commissione che vede razzismo in ogni dove, l’imposizione sarebbe solo un simbolo di identificazione culturale da eliminare.

Bravi! Ricordiamo che la commissione presieduta dal socialista intollerante Kreis, per esprimere commenti negativi e sprizzare velenose prese di posizione, è pagata lautamente coi soldi dei contribuenti svizzeri. Secondo noi invece si tratta di un divieto giustificato, senonaltro perché altrimenti le ragazze che portano il velo non potrebbero fare la lezione di nuoto. Il punto è che noi cristiani non possiamo esporre crocefissi e alberi di Natale (ce lo vietano in casa nostra!), mentre gli islamici, che giâ spesso non vogliono integrarsi, possono sfoggiare i loro simboli religiosi. Ancora una volta siamo discriminati, anzi ci auto-discriminiamo a tutti i livelli e foraggiamo una commissione di gente che vede sempre razzismo, non disponendo di altri argomenti.

Ma quanto ci costa rifiutare i rifugiati?

16 agosto 2010

Tra le mille cifre di spesa che l’Amministrazione federale ci propina con regolarità, manca trasparenza su quanto la Svizzera spende all’anno per il solo rifiuto e rimpatrio di chi non ha diritto a rimanere da noi come asilante. Infatti il 90% delle richieste di asilo sono totalmente ingiustificate, e tutta la macchina preposta alla decisione di non entrata in materia e di rimpatrio degli asilanti ci costa un pacco di soldi ogni anno.

Ultimo esempio allucinante quello accaduto in questi giorni: la Confederazione aveva organizzato un aereo speciale per rimpatriare dei richiedenti l’asilo del Gambia. Dopo un primo atterraggio nel vicino Mali per consegnare un richiedente respinto alle locali autorità, l’aereo si è visto negare il permesso di atterraggio in Gambia ed ha dunque fatto ritorno in Svizzera, con 5 richidenti respinti che vengono riportati nel nostro Paese. Ma è possibile che capitino cose simili, e ciò nonostante le autorità elvetiche e quelle del Gambia avessero precedentemente concordato tutta la procedura di consegna dei falsi rifugiati. Del resto il capitolo dei rimpatri forzati è tristemente famoso: ciò che è occorso in Gambia non è un’eccezione e capita non di rado che addirittura i poliziotti elvetici vengano attaccati dalla polizia locale. Capita pure purtroppo che qualche falso rifugiato ci lasci le penne in seguito ai modi duri della polizia.

Ma quanto ci costa tutto ’sto casino? Quanto spendiamo per dire di NO a gente che non dovrebbe neppure essere da noi e che si rifiuta di andarsene, nonostante la decisione definitiva di negazione del diritto di asilo e l’ordine di andarsene?? Il volo nel Gambia per esempio ci è costato Fr 110′000.- (!!?!). Quanto ci costano tutte le trafile giuridiche, con gli avvocati (pagati dal contribuente) che provano in tutti i modi e si rivolgono a tutte le istanze possibili per tenere in Svizzera questi falsi rifugiati? Quanti miliardi ogni anno vengono spesi per gente che non ha diritto di asilo, miliardi che farebbero comodo ai cittadini domiciliati da noi che fanno fatica ad arrivare a fine mese? Questa è discriminazione pura nei confronti dei domiciliati! Forse queste cose sarebbe meglio non saperle neppure, sennò ci si incazza…

Via Leuenberger, che è meglio. Si fa ancora il nome della Pesenti!

19 luglio 2010

Il Consigliere Federale socialista Moritz Leuenberger se ne va, finalmente, dopo 15 anni in Governo. Il buon sessantottino, dopo tanto can-can da alternativo quando non ricopriva cariche pubbliche, si è adattato bene ed in fretta al sistema politico, e da uomo sulle barricate si è ritrovato prima nel Consiglio di Stato zurighese, poi in Consiglio Federale. Molti gli articoli di critica sui quotidiani nazionali sull’operato di Leuenberger in questi 15 lunghi anni. Del resto in molti dicevano che magari il buon Moritz avesse buone qualità teatrali (più che capacitâ oratorie), ma soprattutto dimostrasse duro comprendonio e limitate capacità intellettuali. Detto di Leuenberger che tanto se ne va, si parla ora della sua successione: e siamo alle solite, perché quei rompiballe dei socialisti (sempre ammesso che abbiano i numeri nell’Assemblea Federale per far rieleggere un Consigliere Federale delle loro fila) vogliono un successore donna. Ma sempre le donne vogliono? Ci sembra che i socialisti, dall’alto della loro solidarietà col mondo intero (destra a parte), dimostrino discriminazione nei confronti dei maschietti!! Ricordate un ventennio fa quando il neocastellano Mathey, già eletto in Governo dall’Assemblea Federale, dovette farsi da parte per la solita femmina socialista? Roba da matti.

Beh, ora si fa (anzi ri-fa) il nome di Patrizia Pesenti, Consigliera di Stato ticinese. Sempre la buona Patrizia era stata candidata al Consiglio Federale nel 2002, quando la Dreyfuss lasciò il suo seggio: in quel caso fu preferita la Calmy-Rey. Il Blick cita la Pesenti tra i possibili candidati, e se lo dice il Blick… Il 24 agosto prossimo i socialisti ticinesi discuteranno di un’eventuale candidatura della Pesenti, la quale di solito mica si tira indietro. Speriamo che al di là che vogliano una donna, i socialisti faranno eleggere una persona competente e magari meno cavallo-pazzo della Calmy-Rey che ne ha fatte di tutti i colori!