È notorio che il PS sia per l’apertura della Svizzera ai mercati UE: 440 mio di abitanti che stanno colonizzando il nostro Paese, e da quando la libera circolazione delle persone è effettiva, pochissimi svizzeri sono andati all’estero (ma quanti saranno?) ma centinaia di migliaia di lavoratori stranieri sono arrivati da noi. Le ripercussioni sono note anche ai sassi: disoccupazione aumentata, orde di frontalieri ogni giorno sulle nostre strade, pressione sui salari. Chi vuole incrementare i costosissimi controlli si scervella per limitare gli effetti negativi di una politica di apertura auto-lesionista di un piccolo e appetibile Paese come il nostro. Controllare eventuali abusi serve a poco, anche perché l’afflusso in massa di lavoratori stranieri continua comunque.
Ora arriva il presidente del PS Levrat e ammette che per le regioni periferiche come il Ticino gli effetti sono molto negativi, e che bisogna prendere provvedimenti, come p.es. un temporaneo blocco dell’immigrazione. Roba da UDC e Lega! E in effetti i giovani socialisti attaccano il loro presidente. Per i giovani la ricetta non può essere un blocco. In realtà succede solo che la sinistra ufficiale di Levrat si è svegliata, forse sensibilizzata dai propri elettori che non riescono a trovar lavoro e che vengono discriminati a vantaggio dei frontalieri, che ciulano posti di lavoro agli svizzeri. Anche in settori dove prima dei bilaterali i frontalieri non trovavano spazio come banche, assicurazioni, ospedali, studi di avvocatura, ecc. la situazione è drammatica per i lavoratori domiciliati. È anni che andiamo predicando che i bilaterali ci distruggono: ora sarà interessante se il PS, in gran parte responsabile di questa dissennata politica di apertura, appoggerà le misure UDC volte a frenare l’immigrazione di massa che stiamo vivendo da un decennio. Che ridere, i socialisti che si vogliono chiudere su se stessi. Magari se lo dice il PS succederà qualcosa a favore degli svizzeri… Ah, ah!

Che bello, è Natale !
È trascorso un anno ricco di avvenimenti, in Svizzera e nel mondo. In Ticino siamo sommersi dai debiti, e il preventivo 2012 presenta un manco di oltre 200 milioni; il debito pubblico è di 1,8 mia, la voragine della Cassa pensioni dello Stato è ormai di 2 miliardi di franchi. Poche migliaia di ex-dipendenti pubblici tengono in ostaggio (con le loro pensioni da super manager di banca) il contribuente ticinese: si tratta di pensioni impagabili, tanto è vero che non si possono pagare, e di fatti la cassa presenta un debito pazzesco, garantito dai cittadini ticinesi, che con le loro imposte devono finanziare le pensioni d’oro degli statali. In Svizzera c’è la garanzia che il segreto bancario non c’è più, e che il nostro Paese è sempre ancora nella black list della vicina Penisola, e questo ci penalizza fiscalmente ed penalizza gli imprenditori e le ditte svizzere. L’UDC ha perso consensi alle ultime elezioni federali, pur restando il primo partito del Paese; cade clamorosamente la concordanza, dato che l’Assemblea federale ha concesso un seggio nel nuovo Consiglio Federale ad un partito piccolo come il PBD, e ha concesso altrettanto all’UDC, mentre PS e PLRT si sono dati due seggi a testa. A livello europeo la sempre più grande UE è sull’orlo del fallimento, e la moneta EURO è diventata carta straccia o poco più: le Nazioni UE hanno truccato i conti statali e hanno accumulato un debito pubblico che peserà sui cittadini per generazioni. Coloro che dicevano di entrare nell’UE si sono sbagliati, ma il PS insiste che la Svizzera debba farne parte. Allucinante….! Gli USA stanno male, e si ritirano da una guerra costosissima come quella dell’Iraq. Gli equilibri internazionali sono fragili, e Cina e Russia possiedono gran parte del debito pubblico mondiale. Questi due Paesi ci tengono per le palle. Nonostante tutto sto pastrocchio, auguriamo a tutti i lettori del lato-b ogni bene per queste feste e BUON NATALE a voi e alle vostre famiglie. Cerchiamo di mantenere le nostre festività cristiane e le nostre tradizioni. Sarà sempre più difficile difendere questi valori, ma dobbiamo tener duro! L’Islam e molte altre culture religiose incombono, molti partiti di sinistra vorrebbero un abbandono delle nostre tradizioni cristiane, ma noi teniamo duro.
A Berna il Parlamento ha approvato una mozione di Oskar Freysinger (UDC vallesano) che chiede il divieto di presentarsi a volto scoperto agli sportelli dei comuni, cantoni e confederazione, otre che a manifestazioni. Evidente ricondurre questa mozione al divieto di indossare il burqa, già in vigore in diversi Paesi europei, e la stampa ha evidenziato questo aspetto: nonostante il testo dell’atto parlamentare non facesse esplicito riferimento al burqa, si tratta secondo i media di un divieto anti-burqa.
Ma secondo noi Freysinger ha centrato pienamente l’obiettivo, inserendo nel testo anche il divieto di mascherarsi alle manifestazioni: come più volte riferito in questo sito, gli estremisti di sinistra che distruggono le nostre città sono sempre mascherati, e spesso restano impuniti, anche perché le autorità danno talvolta l’ordine alla polizia di lasciar fare. Se davvero questa mozione verrà messa in atto, quando arriveranno gli estremisti di sinistra in piazza mascherati, dovrebbero essere bloccati e impacchettati. Ovviamente non siamo così ingenui da credere che una mozione cambi il lassismo delle autorità, troppo deboli e di poca volontà per tener fronte agli anarchici di sinistra, da sempre impuniti. Però almeno se ne parla, fino ad ora è stato accettato senza commenti il fatto che questi criminali spaccassero le città e assalissero la polizia a volto coperto e restassero impuniti. Che Paese civile, che siamo. Come anche è totalmente assurdo che vi siano persone che si presentano agli sportelli pubblici, magari a ritirare documenti, che non si identificano. Del resto ai distributori di benzina è vietato fare il pieno con in testa il casco della moto! Motociclisti discriminati.
Vi è davvero stata una grande mobilitazione (?) per i cambiamenti imposti alla commissione integrazione dopo l’arrivo di Norman Gobbi in Consiglio di Stato: meno di 30 persone (supponiamo diversi autonomi e molinari perditempo) a protestare contro lo snaturamento di questa tanto discussa commissione, attiva da anni nella lotta contro il razzismo in Ticino che da sempre ha prodotto poco o niente. Secondo Galli, membro della commissione, è sconcertante che per attuare questo golpe abbiano aspettato l’estate. Secondo noi è peccato che abbiano aspettato questa estate, avrebbero potuto già annunciare lo scioglimento di tale gruppo già magari in primavera!! Si tratta di una commissione da sempre criticatissima, che costa un pacco di soldi al contribuente e sulla cui utilità ci sono sempre stati forti dubbi. In particolare Gobbi vuole ridurre il concetto di integrazione all’assimilazione e al controllo linguistico degli stranieri in Ticino. E ci mancherebbe che si faccia di più: chi si vuole integrare lo faccia, e lo fa pure con piacere perché ci crede. Chi non vuole adattarsi ai nostri usi e costumi, e non vuole imparare le lingue da noi parlate se ne vada pure, noi non li tratteniamo mica. Se ne torni pure al suo bel Paese! Il secondo aspetto è la lotta al razzismo, aspetto che da Gobbi viene accantonato: giustissimo, da noi il razzismo come lo vorrebbero i comunisti e i benpensanti non c’è! Investiamo soldi in problemi ben più sentiti come la disoccupazione giovanile, la formazione, le ripercussioni negative degli accordi con l’UE, altro che il razzismo che non c’è. Per ora gli unici che criticano l’impostazione della commissione voluta da Gobbi sono sempre loro, i socialisti. Quelli che vogliono spendere i soldi prodotti dagli altri, creare posti di lavoro pagati dagli altri, ovviamente piazzando nei posti statali loro compagni di partito. Bravo Norman Gobbi, avanti così.
È anni che predichiamo che i trattati bilaterali con l’UE e la relativa libera circolazione delle persone sono stati l’inizio della fine per il nostro Paese. Decine e decine di episodi e statistiche che dimostrano l’invasione di stranieri in Svizzera e il continuo aumento della disoccupazione dei domiciliati. Svizzeri e ditte svizzere che operano nell’UE sono poco niente, i Paesi UE non rispettano neppure la reciprocità. Poi da noi vi sono all’ordine del giorno abusi, sfruttamenti, soprusi, sia sui cantieri privati che su quelli pubblici, tutti fenomeni da noi sconosciuti fino a prima della tanto voluta apertura. Invasione di stranieri nei settori dei servizi, banche, assicurazioni, sanità, ed anche alla RSI e nel pubblico (SUPSI, USI, ecc). Chi nega l’evidenza mente sapendo di mentire!!
L’ultimo caso ha del clamoroso: un docente di musica stucca il lavoro cantonale ad una ticinese, perché quest’ultima non ha nemmeno potuto partecipare al concorso di assunzione di insegnante liceale di musica. Secondo le autorità il diploma in possesso della ticinese, ottenuto all’alta scuola di musica di Lucerna, non è stato riconosciuto dalla conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione, pertanto la candidata non ha neppure potuto concorrere. Se poi scopriamo che in Ticino non vi è nemmeno una possibilità formativa per poi insegnare musica agli allievi dei licei, allora la follia è irreversibile: in Ticino siamo obbligati ad assumere stranieri!!! O magari qualche ticinese che ha i papiri richiesti, ottenuti altrove o all’estero. Ma siamo pazzi?? Creiamo disoccupati svizzeri e diamo lavoro agli stranieri!!! Posti di lavoro pubblici, pagati dal contribuente!! Siamo addirittura capaci di riconoscere i diplomi esteri e non quelli ottenuti a casa nostra!!! BASTA, BASTA CON QUESTE ALLUCINAZIONI POLITICHE! È inutile dire che appoggiamo qualsiasi proposta per tornare indietro: rivedere gli accordi con l’UE, reinserire contingenti per gli stranieri, rivedere Schengen, ritornare insomma a come eravamo un tempo: il lavoro va dato prima agli svizzeri, e se non abbiamo candidati domiciliati con un certo profilo richiesto, solo allora possiamo aprire le porte agli stranieri. Der resto provate ad andare a lavorare nell’UE! Lì non sanno neppure cosa sono gli accordi con la Svizzera!! “Trattati bilaterali? E che sò i trattati bilaterali?”
Nei giorni scorsi aveva fatto il giro della Svizzera una buffa notizia: a Zugo un richiedente l’asilo algerino, che non dovrebbe neppure vivere più in Svizzera dato che non ha diritto a restare come rifugiato nel nostro Paese, è stato arrestato due volte nella stessa giornata. Prima fermato per furto in un’automobile, poi rilasciato, ed infine nuovamente arrestato per furto in una macchina della polizia. Buffa come notizia, no? Pensandoci meglio è tristissimo: come svizzero se rubi vai in galera e subisci pure un bel processo, per poi magari essere punito con le solite aliquote giornaliere. Ma almeno vieni punito. Questo algerino è ospite da noi, e ruba, perché tanto sa che non gli può succedere nulla. Gli svizzeri sono discriminati in casa propria.
Scorrendo la stampa nazionale arriviamo alla follia: il quotidiano Blick riferisce che questo richiedente l’asilo, colpito da una decisione di espulsione perché non ha nessun diritto all’asilo politico e quindi clandestino, vanta già presso la polizia elvetica 450 verbali a suo carico, per furti ed altro. Cosa? Pare che l’algerino, quando lo arrestano, ammette i reati, ride e fa pure battute. Tanto sa (e tutti questi personaggi sanno) che non gli può succedere un bel niente, che non verrà incarcerato. Sul Blick spiegavano che non lo si può neppure espellere dalla Svizzera, perché si rifiuta di andarsene e l’Algeria non riprende connazionali espulsi in modo coatto. Cosa? Come? Inutile dire che la sinistra nostrana si sfrega le mani… Pora Svizzera, pora giustizia. Ecco come si finisce con questa politica dell’apertura verso l’estero. Ma è davvero questa la società che vogliamo?

Da noi niente di tutto ciò
Ohhh, finalmente una decisione chiara e inequivocabile, che mette in un cantuccio sinistra e partiti a rimorchio della sinistra (PLR, PPD & Co.), tutti gli organi di informazione, SSR in primis (azienda pagata dai cittadini, sempre avversa alla destra democratica), che definivano l’iniziativa anti-minareti incostituzionale, discriminatoria, razzista, contro la libertà religiosa, e tante altre (le solite) menate: la Corte europea di Strasburgo ha dichiarato irricevibili due ricorsi di organizzazioni islamiche contro il divieto di edificare minareti in Svizzera. In sostanza i ricorrenti non hanno ragione, e non sono vittime di alcunché. È proprio vero che di cattivi perdenti è pieno il mondo. Il popolo elvetico aveva deciso di vietare i minareti, quindi nuovi minareti non se ne faranno. Punto. Inutile rivolgersi a corti internazionali, il popolo svizzero ha deciso, e in netta maggioranza, e con metodi democratici. Ci mancherebbe pure che dall’Europa ci obblighino a invalidare un’iniziativa popolare!! O magari andare a rivotare…
Del resto la libertà di culto è sempre stata garantita. Mica perché non si possono edificare torri simili a missili, e metterci dentro uno che urla ogni sei ore, non si è più liberi di professare l’islam. Le moschee, luogo di culto, non sono toccate da divieto. Ora che anche Strasburgo ha convalidato la scelta degli svizzeri la smetteranno di rompere i maroni? Pare comunque vi siano altri ricorsi sull’argomento che verranno inoltrati alla Corte europea. Ma intanto da noi di nuovi minareti non ne facciamo costruire, e se verrà presentata una domanda di costruzione per una moschea, la stessa verrà edificata, ma senza il minareto. Capito?
Che in Svizzera non ci si possa più esprimere liberamente è cosa nota: da anni la destra non si può più esprimere liberamente, e fioccano i processi per infrazione al famigerato art. 261bis, quello relativo a presunte dichiarazioni razziste. Ormai tutto quello che viene affermato rientra in questo articolo di legge, che ovviamente viene evocato ad ogni piè sospinto. Ogni volta che viene detto o scritto qualcosa di politicamente scorretto, allora è razzismo.
Ciò che però è accaduto nel canton Lucerna ha del pazzesco: era prevista nei giorni scorsi una conferenza sull’Islam in Svizzera, con permessi, autorizzazioni e tutto il resto. Parla il relatore socialista e nulla accade, sta per prendere parola il conferenziere UDC, Felix Müri consigliere nazionale, allora succede il putiferio. Giovani islamisti interrompono il discorso, e dopo vari tentativi viene forzatamente interrotta la manifestazione, e l’esponente UDC non può neppure aprir bocca. Un esponente del primo partito nazionale messo a tacere. Inaccettabile, roba da regimi totalitari comunisti. Casi simili non sono nuovi, di solito sono socialisti e comunisti che disturbano manifestazioni autorizzate, e poi finisce con la solita guerriglia urbana, con feriti e danni materiali causati dai giovinastri di sinistra. La Svizzera è ostaggio della sinistra da decenni, e i partiti PLR e PPD si sfregano le mani quando l’UDC è messo a tacere. PLR e PPD complici del non rispetto della libertà di parola in un Paese dove vige la democrazia più diretta del mondo. Ora ci si mettono pure gli islamici, che rompono le palle e mettono il bavaglio ai nostri politici. Proprio gli islamici che in quanto a rispetto dei cristiani, delle donne, delle minoranze non sono certo un esempio da seguire. Ma per i socialisti è più importante difendere gli islamici che difendere la libertà di espressione in Svizzera…
Circa 6 mesi fa l’UDC chiedeva di rivedere gli accordi di Schengen: in seguito alle negative ripercussioni sul nostro Paese, il primo partito svizzero chiedeva di ritrattare gli accordi, in particolare chiedeva di aumentare la sorveglianza lungo le frontiere con i vicini dell’UE. Ovviamente sono piovute critiche da ogni dove: sempre l’UDC che rompe, l’UDC vuole chiudersi su se stessa, UDC intollerante, e altre (le solite) baggianate, cui i partiti PLR-PS-PPD ci hanno da tempo abituati. L’UDC ha quindi visto che Schengen è un problema per la Svizzera: aumento di furti nelle regione di confine, aumento dell’immigrazione clandestina, senso di insicurezza dei cittadini, e molto altro, tutto ciò a causa dell’apertura scellerata delle nostre frontiere. Ormai i passatori, i criminali trasfrontalieri, i clandestini lo sanno che da noi si entra e si esce come niente, che i valichi non sono più presidiati, che siamo come (se non peggio dal punto di vista dei controlli) gli altri Paesi europei.
In questi giorni i danesi hanno reintrodotto i controlli a tappento lungo i propri confini, in seguito al massiccio afflusso di stranieri degli ultimi mesi, in particolare dal Nordafrica. Nelle scorse settimane, sempre a causa dell’invasione di africani, Francia e Italia chiedevano di rivedere i termini dell’accordo di Schengen. Insomma, l’UDC ha visto ancora una volta giusto, gli altri voltano la faccia per non vedere il problema. La libera circolazione all’interno dello spazio Schengen è un macigno. E la gente lo sente sulla propria pelle. Solo che se lo dice l’UDC è xenofobia, discrimazione, razzismo. Ora però lo dicono anche Sarkozy e Berlusconi, i capi di Governo di due importanti Nazioni UE. Schengen è una bella patata bollente, è un colabrodo grazie al quale tutti entrano nello spazio e godono poi della libera circolazione. Per la Svizzera è un accordo demenziale, e soprattutto non ci guadagnamo niente (salvo non fare le file all’immigrazione negli aereoporti europei ??!!?). Ma come tutti i contratti, anche Schengen si può disdire e ritrattare. Per la nostra sicurezza, per i nostri cittadini, per il futuro del nostro Paese. Ma i partitoni europeisiti lo capiranno?
Scandalo in Francia: secondo indiscrezioni ci sarebbe un piano segreto, ordito dalla federazione di calcio nazionale, per imporre delle quote massime di calciatori magrebini e negri. Secondo i ben informati, il motivo dell’introduzione (ufficiosa) di quote massime sarebbe che i calciatori con doppio passaporto di origini africane, se formati nei centri nazionali di calcio, rischierebbero poi di scegliere di giocare nella nazionale del loro Paese di origine, tradendo le aspettative e gli investimenti fatti dalla federazione calcistica francese. Noi non capiamo il motivo di tanto scalpore: se si spendono energie e soldi per calciatori che poi se ne vanno, è corretto imporre un numero massimo di calciatori con doppio passaporto. In tal modo la federazione disporrebbe di un numero minimo di calciatori che giocheranno di sicuro nella nazionale francese. Del resto basta guardare quello che accade in Svizzera (chiusa su se stessa, come direbbero erroneamente i socialisti e i giornalisti TSI): prima formiamo vagonate di calciatori con doppio passaporto, poi essi giocano nella nazionale svizzera Under 17 o Under 21, e infine spesso giocano nella nazionale maggiore del loro Paese di origine. Bella fregatura per il movimento calcistico svizzero!! Coi soldi che spende la Svizzera, le altre nazionali si ritrovano già pronti dei talenti a loro disposizione!! Siamo d’accordo coi francesi (i quali ovviamente non ammettono l’esistenza del piano delle quote, perché ingiustamente accusati di discriminazione razziale): diamo precedenza agli sportivi nostrani con solo passaporto elvetico, che se diventano bravi poi gareggeranno sicuramente per il Paese che li forma e investe tanti soldi per loro.