Italia: qualcosa bisognava fare. Anche di illegale.
Ha suscitato scalpore quanto deciso dal Consiglio di Stato ticinese: trattenuta la metà dei ristorni dell’imposta alla fonte. Una trentina di milioni di franchi sono stati versati su un conto vincolato della Banca dello Stato, e non verranno utilizzati dal Cantone, semplicemente sono bloccati fino a nuovo ordine. L’altra metà dei ristorni sono stati regolarmente inviati ai Comuni limitrofi italiani.
Reazioni violente da parte di molti amministratori di confine, i quali ovviamente reclamano per il mancato rispetto da parte svizzera degli accordi internazionali. Qualcosa bisognava però fare, dare finalmente un segnale: non ci stiamo più a farci prendere per i fondelli dagli italiani. I quali ci hanno inseriti nella loro lista nera dei paradisi fiscali, i quali non vogliono dar seguito agli accordi di doppia imposizione, i quali continuano a non applicare gli accordi bilaterali. Un muro di gomma, insomma, che lede le nostre ditte e la nostra economia. La consigliera federale Leuthard ha commentato a titolo personale la decisione del Governo ticinese: la Leuthard, pur ribadendo che la Svizzera si attiene sempre agli accordi, comprende il sentimento di frustrazione del Ticino. Sì, perché anche lei ha capito quanto poco affidabile sia l’Italia, e quanto negli ultimi anni la Penisola sia stata anche assai scorretta. E quanto Tremonti, ministro dell’economia, rompa le palle a noi svizzeri. Noi condividiamo appieno la decisione di bloccare la metà dell’imposta alla fonte a casa nostra, anzi, sarebbe stato meglio bloccare direttamente il 100% dei ristorni ai Comuni italiani. È l’unico modo per cercare di ottenere qualcosa dagli italiani, da sempre poco affidabili, e da sempre grandi fautori di accordi internazionali, salvo poi essere i primi a non rispettarli!

