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Archivio per la categoria ‘Attualità Estera’

Italia: qualcosa bisognava fare. Anche di illegale.

3 luglio 2011

Ha suscitato scalpore quanto deciso dal Consiglio di Stato ticinese: trattenuta la metà dei ristorni dell’imposta alla fonte. Una trentina di milioni di franchi sono stati versati su un conto vincolato della Banca dello Stato, e non verranno utilizzati dal Cantone, semplicemente sono bloccati fino a nuovo ordine. L’altra metà dei ristorni sono stati regolarmente inviati ai Comuni limitrofi italiani.

Reazioni violente da parte di molti amministratori di confine, i quali ovviamente reclamano per il mancato rispetto da parte svizzera degli accordi internazionali. Qualcosa bisognava però fare, dare finalmente un segnale: non ci stiamo più a farci prendere per i fondelli dagli italiani. I quali ci hanno inseriti nella loro lista nera dei paradisi fiscali, i quali non vogliono dar seguito agli accordi di doppia imposizione, i quali continuano a non applicare gli accordi bilaterali. Un muro di gomma, insomma, che lede le nostre ditte e la nostra economia. La consigliera federale Leuthard ha commentato a titolo personale la decisione del Governo ticinese: la Leuthard, pur ribadendo che la Svizzera si attiene sempre agli accordi, comprende il sentimento di frustrazione del Ticino. Sì, perché anche lei ha capito quanto poco affidabile sia l’Italia, e quanto negli ultimi anni la Penisola sia stata anche assai scorretta. E quanto Tremonti, ministro dell’economia, rompa le palle a noi svizzeri. Noi condividiamo appieno la decisione di bloccare la metà dell’imposta alla fonte a casa nostra, anzi, sarebbe stato meglio bloccare direttamente il 100% dei ristorni ai Comuni italiani. È l’unico modo per cercare di ottenere qualcosa dagli italiani, da sempre poco affidabili, e da sempre grandi fautori di accordi internazionali, salvo poi essere i primi a non rispettarli!

Portogallo e Unione Europea allo sbando

5 giugno 2011

Il Portogallo va alle urne. Ma soprattutto il Portogallo è un Paese fallito, nel senso che contabilmente è allo sbando. Quasi 80 i miliardi di euro di aiuti che riceve il Portogallo per cercare di uscire da una situazione contabile catastrofica. Con che stato d’animo andranno a votare i portoghesi? Cosa importa la sinistra o la destra politica, quando i Governi del tuo Paese hanno distrutto i bilanci nazionali? E come il Portogallo, molti altri membri UE allo sbando: Spagna, Irlanda, Italia, ma soprattutto Grecia. Durante le scorse settimane le borse mondiali hanno tremato, i titoli bancari sono crollati, la moneta unica europea sottoterra. Ma che fine farà l’Unione Europea, potrà la Germania, vera locomotiva europea, continuare a cacciare denaro per salvare le Nazioni vicine dalla bancarotta?

E pensare che ci volevano far credere che sarebbe stato buona cosa entrare quanto prima nell’UE. La tv di Stato, vere canaglie dell’informazione monopolistica di questo Paese, per anni ci hanno rotto gli zebedej per convincerci ad entrare nella fallita UE. Col cavolo, per fortuna il popolo elvetico resiste, e la SSR la pianti con le sue campagne europeiste. Purtroppo anche la Svizzera deve pagare per tenere in piedi l’UE, con miliardi versati al Fondo monetario internazionale (FMI, sì, proprio quell’organizzazione capitanata da Dominique Strauss-Kahn, noto banchiere ebreo socialista accusato di aver stuprato a New York nella sua suite da 3′000 dollari a notte una dipendente del Sofitel), e anche la nostra Banca Nazionale continua ad acquistare Euri per sperare che la differenza col franco non diventi una voragine. Insomma, stiamo fuori dall’UE, sono solo gabole. Il Portogallo e tutti i membri UE semi-falliti  sono intanto sotto tutela UE e FMI. Hanno perso pure la propria indipendenza, oltre che la propria identità nazionale…

Mladic sotto processo, e la Serbia entra nell’UE? Follia.

2 giugno 2011

Il generale serbo bosniaco Ratko Mladic è stato stanato e consegnato al Tribunale internazionale dell’Aja per il giusto processo che lo attende da troppo tempo. Si tratta indubbiamente di un tassello importante per mettere ordine nel pastrocchio balcanico e per fare giustizia dopo la guerra nell’ex Jugoslavia. Ci hanno comunque messo 16 anni per trovare il boia di Srebreniza, dove furono uccisi oltre 8′000 uomini, musulmani, sotto gli occhi e le telecamere del mondo intero. Vi fu un massacro che ha dell’incredibile, considerando il fatto che la zona doveva essere sotto la protezione dei caschi blu olandesi dell’Onu, i quali non mossero un dito per proteggere la popolazione. La guerra in Bosnia che Mladic ha condotto diventa il conflitto più sanguinoso in Europa dopo la seconda guerra mondiale. E adesso la Serbia vorrebbe entrare nell’Unione Europea. Infatti l’UE aveva posto come condizione per annettere la Serbia in Europa la consegna dei militari responsabili dei genocidi e delle atrocità commesse negli anni ‘90 nei Balcani.

Però le autorità serbe ci hanno messo più di 15 anni per consegnare Mladic alla giustizia, e in questo lungo periodo hanno protetto e foraggiato il generale che ha seminato morte in Bosnia. Protetto e nascosto, del resto al suo Paese Mladic è considerato un eroe (!!?). Speriamo che le Nazioni che si erano già in passato opposte all’entrata della Serbia nell’Unione non cedano allo zuccherîno concesso dai serbi, e continuino a votare NO. Si tratta di un Paese inaffidabile, che cova ancora vendette e rancori. Che poco ha di europeo, e che deve ancora cambiare e migliorare molto per aderire all’UE. Consegnare alla giustizia Mladic era un gesto importante da fare subito dopo il conflitto nei Balcani: ora il generale serbo-bosniaco è un vecchietto malato ed incerto, e magari non sopravviverà neppure al processo. No alla Serbia nell’UE, di Paesi dell’est problematici nell’UE ce ne sono già abbastanza…

Author: LATO-B Categories: Attualità Estera Tags: ,

Accordi di Schengen: ci costano 10 volte più del previsto e la sicurezza diminuisce!

22 maggio 2011

Che il nostro Paese sia sempre stato un po’ masochista è cosa nota. Ma con gli accordi di Schengen abbiamo davvero toccato il fondo. A parte il fatto che Danimarca, Francia e Italia vogliono rivedere gli accordi, dato che l’UE è letteralmente invasa da pseudo-rifugiati dal Nordafrica, quindi le preoccuazioni della destra svizzera sono condivise da molti Governi di Nazioni membri dell’Unione Europea. Quello che in questi giorni fa discutere è quanto davvero ci costa essere entrati nello spazio Schengen: nel libretto informativo pubblicato dalla Confederazione in occasione del voto popolare, ci dicevano che gli accordi ci sarebbero costati 7,4 mio di franchi. Ora ci dicono che all’anno ci costano 86 milioni. Ma come, hanno sbagliato (per difetto) di più di 10 volte!! Roba da pazzi. Nel settore privato una ditta che stima i costi in questo modo chiude l’anno successivo! Ma è mai possibile che tutto ciò che viene fatto coi soldi pubblici diventa uno spreco di denaro, ci sono sempre aumenti spropositati rispetto ai preventivi, clientelismo, sub-sub appalto, e chi piu ne ha più ne metta? Ovviamente con dati così strampalati gli elettori sono stati ingannati. Si può sbagliare un preventivo del 10%, ma anche del 20 o del 30%. Ma quando le spese aumentano di più di 10 volte, allora la conclusione è che ci prendono in giro. Ma la vera beffa è che le entrate illegali aumentano, che il sistema di informatica tra i Paesi dello spazio Schengen non funziona, che la collaborazione tra le polizie degli Stati membri non è efficiente. E ci vengono pure a dire che grazie a questi accordi sono entrati in Svizzera mille richiedenti l’asilo in meno… La verità è che Schengen fa acqua da tutte le parti, e con la solita scusa che poi rimaniamo fuori, siamo entrati nello spazio Schengen, ovvero un sistema inefficiente, riducendo la sicurezza sul nostro territorio e annullando i controlli alle nostre frontiere. E vài con l’apertura.

Dominique Strauss-Kahn rischia 70 anni di prigione

16 maggio 2011
tempi duri per DSK

tempi duri per DSK

È uno degli uomini più potenti della Terra: DSK, ovvero il francese Dominique Strauss-Kahn, proveniente da una ricca famiglia ebraica e direttore generale del Fondo monetario internazionale (FMI). Il FMI, tanto per intenderci, è quell’organizzazione che eroga miliardi di euro come patatine alle Nazioni dell’UE che sono sull’orlo del fallimento: Grecia, Irlanda, Portogallo, e in futuro Italia e Spagna, tutti Paesi che ricevono presiti per decine di miliardi per risanare i conti pubblici disastrati. Anche la Svizzera fa parte del FMI, e paga decine di milioni per farne parte. Ebbene, Strauss-Kahn, famosissimo e arrogante uomo politico transalpino che avrebbe dovuto diventare il futuro presidente francese (le elezioni si terranno l’anno prossimo), vero antagonista di sinistra contro Sarkozy, è in galera a New York. Una donna delle pulizie della suite dove DSK alloggiava sarebbe stata da lui assalita e forse violentata. Le ultime notizie rivelerebbero che il mega-direttore avrebbe lasciato pure tracce spermatiche nella stanza, avrebbe il petto ricoperto di graffi (forse i segni della difesa della donna aggredita?) e che il suo alibi temporale si sia rivelato inaffidabile. Insomma, il vecchio porcello in quella suite c’era davvero. Sui canali televisivi francesi non si parla d’altro, ed ora si parla pure di sodomia. Durante la prima udienza in tribunale, il giudice ha rifiutato una sua liberazione su cauzione, cioè il francese se ne starà per un bel po’ in gattabuia. Nelle ultime ore salta fuori un altro scandalo, mai rilevato: il banchiere avrebbe aggredito e molestato una giovane del suo partito socialista 9 anni fa, ma la madre della vittima aveva convinto la ragazza a non denunciare DSK, il quale se anche dovesse tornare in Patria, dovrebbe cuccarsi un altro processo dalla sua connazionale. Ora ci dicono che il vecchio era famoso nell’ambiente per le sue attività sessuali di molestatore. Insomma, lo sapevano in molti delle sue malsane e illegali abitudini, ma tutti hanno taciuto.

E bravo il nostro socialista Strauss-Kahn: potente, quasi onnipotente, e criminale impunito. Più volte impunito. Ma la sinistra non è quell’area politica che dovrebbe difendere le donne, i più deboli, i derelitti, che dovrebbe dargli addosso alla finanza, ai banchieri, ecc ecc?? Le solite incoerenze della sinistra, che predica bene e spesso razzola malissimo. Il nostro presunto molestatore era anche uno spendaccione di quelli veri, altro che i capitalisti!! Spendeva per donne, bella vita, suites, auto di lusso, e molto altro. Bravo! Berlusconi almeno certe porcate pare le faccia a casa sua con ragazze perlomeno consenzienti!! DSK le donne le violenta? La sua impunità e la sua arroganza ci ricorda molto il suo connazionale Roman Polansky, anche quello impunito più volte, anch’egli sodomizzatore e violentatore, lui in nome dell’arte cinematografica.

Author: LATO-B Categories: Attualità Estera Tags: , ,

Schengen in crisi profonda

14 maggio 2011

Circa 6 mesi fa l’UDC chiedeva di rivedere gli accordi di Schengen: in seguito alle negative ripercussioni sul nostro Paese, il primo partito svizzero chiedeva di ritrattare gli accordi, in particolare chiedeva di aumentare la sorveglianza lungo le frontiere con i vicini dell’UE. Ovviamente sono piovute critiche da ogni dove: sempre l’UDC che rompe, l’UDC vuole chiudersi su se stessa, UDC intollerante, e altre (le solite) baggianate, cui i partiti PLR-PS-PPD ci hanno da tempo abituati. L’UDC ha quindi visto che Schengen è un problema per la Svizzera: aumento di furti nelle regione di confine, aumento dell’immigrazione clandestina, senso di insicurezza dei cittadini, e molto altro, tutto ciò a causa dell’apertura scellerata delle nostre frontiere. Ormai i passatori, i criminali trasfrontalieri, i clandestini lo sanno che da noi si entra e si esce come niente, che i valichi non sono più presidiati, che siamo come (se non peggio dal punto di vista dei controlli) gli altri Paesi europei.

In questi giorni i danesi hanno reintrodotto i controlli a tappento lungo i propri confini, in seguito al massiccio afflusso di stranieri degli ultimi mesi, in particolare dal Nordafrica. Nelle scorse settimane, sempre  a causa dell’invasione di africani, Francia e Italia chiedevano di rivedere i termini dell’accordo di Schengen. Insomma, l’UDC ha visto ancora una volta giusto, gli altri voltano la faccia per non vedere il problema. La libera circolazione all’interno dello spazio Schengen è un macigno. E la gente lo sente sulla propria pelle. Solo che se lo dice l’UDC è xenofobia, discrimazione, razzismo. Ora però lo dicono anche Sarkozy e Berlusconi, i capi di Governo di due importanti Nazioni UE. Schengen è una bella patata bollente, è un colabrodo grazie al quale tutti entrano nello spazio e godono poi della libera circolazione. Per la Svizzera è un accordo demenziale, e soprattutto non ci guadagnamo niente (salvo non fare le file all’immigrazione negli aereoporti europei ??!!?). Ma come tutti i contratti, anche Schengen si può disdire e ritrattare. Per la nostra sicurezza, per i nostri cittadini, per il futuro del nostro Paese. Ma i partitoni europeisiti lo capiranno?

Cuba libre! E magari liberi anche i cubani, sarebbe ora.

10 maggio 2011

Cuba, isola bastione del comunismo anacronistico, sta cambiando. Per forza, visto che era ferma a 50 anni fa. Raul Castro, fratello dell’ormai senile Fidel, tenta di aprire i cubani alla realtà. Negli scorsi mesi erano stati licenziati oltre 500′000 lavoratori, per lo più del settore agricolo: un atto assolutamente intollerabile col comunismo, che vorrebbe che tutti abbiano un’occupazione, anche se poi non hanno niente da fare. Anche sull’isola caraibica si sono accorti che c’era parecchia gente che non faceva un tubo dalla mattina alla sera sui campi, quindi hanno perso il lavoro mezzo milione di pseudo-occupati, che per anni hanno pesato sulla redditività dell’agricoltura cubana. Anche lì si stanno accorgendo che tutto ha un prezzo, anche sostenere ad oltranza un’economia di Stato fallimentare e totalmente inefficace.

Ora The Castro brothers e il locale Partito comunista hanno approvato interessanti riforme. 2 novità su tutte: la prima la possibilità di acquistare l’automobile, la seconda l’opportunità di andare all’estero. Incredibile!! Fino ad ora nessun cubano poteva andare liberamente all’estero!! E per uscire dal Paese doveva pagare cifre mostruose di tasse, in maniera che neanche se ne avessero voluto voglia, mai nessuno si sarebbe recato all’estero! Troppo costoso, troppo burocratico. Ed anche avere il permesso di comprare l’appartamento o la macchina, incredibile!! Che concessione da capitalisti, che generosità da Nazione all’avanguardia! Ma non è che magari si tratta della classica fregatura di Stato? Non è che poi i cubani faranno sacrifici incredibili per aveve la propria casa, e poi i comunisti, come hanno d’abitudine, gliela ri-ciulano? Dove sta l’inghippo? Noi se fossimo cubani non ci fideremmo mica del regime, che per 50 anni ha dettato le sue regole. Cuba è così: comunista in un mondo dove il comunismo ha fallito ovunque. Resta da convincere solo il Prof. Franco Cavalli, noto marxista e politico PS, ancora convinto che a Cuba ci sia più libertà e democrazia che in Svizzera… Ma vài a Cuba, vài!

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Davvero le donne in politica hanno più difficoltà a farsi eleggere?

17 aprile 2011
se son belle, è giusto usarle !

se son belle, è giusto usarle !

Si tratta di un tormentone, che da sempre non ci fa dormire la notte (?): siamo sicuri che per le donne sia più difficile essere elette quando si tratta di elezioni politiche? È un dubbio che ci attanaglia, ma noi pensiamo che le belle donne abbiano addirittura più facilità a farsi eleggere dal popolo. Il caso italiano ovviamente è un’esagerazione, perché Berlusconi si circonda di belle e brave politiche, per cui se prendiamo come esempio l’Italia, sembrerebbe addirittura che bella e giovane significhi sempre potere e soldi.

Ma guardiamo in Ticino: a parte il fatto che c’è stato un aumento della presenza femminile in Granconsiglio, e di questo subito la sinistra si è subito rallegrata. Non dovremmo preoccuparci se vi sono abbastanza donne attive in politica, ci dovrebbe piuttosto interessare se le persone attive in politica sono davvero competenti!! Beh, in Ticino, dicevamo, sono state elette belle donnine, come la Ghisin dei Verdi o la Rückert della Lega, e per l’UDC (partito notorimente maschilista) per un solo voto personale è rimasta fuori dal Parlamento cantonale l’avvenente Filippini. Sì, perché basta che siano carine, e vengono votate. Negli anni ‘80 in Italia venne addirittura eletta la pornostar Cicciolina: e pare pure che non fosse neanche male come parlamentare, mentre la pornodiva nostrana Sandy Balestra, eletta sulle liste della Lega dei ticinesi, pare che in Granconsiglio non ci sia mai andata. In Catalogna (Spagna) ha fatto discutere in questi giorni la campagna elettorale della candidata Soledad Sanchez a sindaco di Ciutadella, che si è fatta fotografare a seno nudo mentre mani maschili la afferrano da dietro. Sulle strade della pacifica isola di Minorca i votanti ammirano le poppe della giovane Sole, la quale dice di essere più femminista di tutte (ovviamente le sinistroide sono contrarie all’uso del corpo femminile), asserendo di poter mostrare senza complessi quelle belle zinne che si ritrova! Si tratta comunque di 2 argomenti molto convincenti… È festa, diciamo noi maschi! E che le elezioni vengano sempre più anticipate!!

Author: LATO-B Categories: Attualità Estera, Gossip Tags: ,

Immigranti dal Nordafrica: alzi la mano chi li vuole.

17 aprile 2011

Da settimane Lampedusa viene invasa da migliaia di africani, che fuggono dal Continente nero per i più disparati motivi. Guerre, persecuzioni, povertà, fame, ecc. ecc. Esprimiamo grande solidarietà con tutte le persone del mondo che scappano dal proprio Paese, per sperare di trovare una nuova Patria dove magari le condizioni di vita sono migliori e più sicure. La fuga dalle Nazioni povere e in guerra prosegue da decenni, ed ha portato in Europa milioni di rifugiati, politici ed economici. Ciò che sta accadendo in queste settimane è ovviamente legato alla rivoluzione che avviene nel Nordafrica. Fatto sta che tutti sti sfortunati sono proprio tanti, e nessuno li vuole. Un po’ come la peppa tencia a carte, nessuno la vuole. La maggior parte dei magrebini che giungono a Lampedusa (isola turistica invasa da africani e dove la situazione è fuori controllo) vogliono proseguire verso la Francia, dove si parla il francese (lingua a loro nota) e dove spesso i disperati hanno amici, parenti o conoscenti, arrivati in Francia negli ultimi decenni di continua emigrazione dall’Africa. Ma ovviamente i transalpini mica vogliono essere il Paese di raccolta dei Nordafricani!! Anche perché le banlieu delle grandi città ospitano già milioni di magrebini, che oltretutto talvolta creano disordini e tensioni sociali. Ed è guerra diplomatica tra Francia e Italia: gli italiani caricano i Nordafricani sui treni verso la Francia, i francesi bloccani i treni. La domanda che si impone è: ma chi li vuole questi magrebini, quasi tutti maschi tra i 20 e i 40 anni? La maggior parte di essi vogliono una migliore esistenza e un lavoro, ma non hanno il diritto di restare come rifugiati politici.  Gli italiani fanni i furbi, e non registrano i magrebini, così essi non risultano essere provenienti dall’Italia: se li registrassero, gli italiani dovrebbero tenerseli, così come indicano i trattati internazionali. Insomma, migrazioni di massa che destabilizzano la tanto decantata ed unita Unione Europea, che dovrebbe correre in aiuto dell’Italia, ma nessuno vuole altri ulteriori rifugiati nei propri confini, oltre ai milioni già arrivati negli scorsi anni. Intanto a Chiasso la pressione dei fuggitivi cresce, e la nostra Consigliera federale Sommaruga vuole creare tanti posti di lavoro per accogliere i rifugiati… Non vogliamo di nuovo vivere quello che successe con l’ex Jugoslavia, quando arrivarono in Svizzera centinaia di migliaia di rifugiati (mentre l’UE non li accoglieva), e dopo la fine della guerra quasi nessuno dei fuggitivi se ne tornò al suo Paese. Sono restati qui. Una volta che arrivano da noi, è difficile rimpatriarli. Urge un efficiente dispositivo di contenimento lungo le nostre frontiere per farne entrare il meno possibile. Punto. E dal Nordafrica non devono più salpare altre bagnarole direzione Europa, altrimenti sarà il caos più incontrollabile.

Italia che cede. Ma per la Svizzera non cambia niente!

10 aprile 2011

È stata grande enfasi sui media ticinesi alla notizia che Roma (in teoria) non discriminerà più le aziende svizzere nel settore degli appalti pubblici. Come noto Berna aveva protestato a Bruxelles, dopo le segnalazioni ticinesi di scorrettezze da parte dell’Italia. Dall’estate 2010 Roma aveva introdotto una misura che penalizzava ditte elvetiche: essendo la Svizzera nella black list del ministro Tremonti, veniva imposto alle nostre ditte di richiedere autorizzazioni al Ministero italiano delle Finanze per poter partecipare ai  concorsi. Il Segratariato di Stato dell’economia e il Consiglio Federale si rallegrano per la marcia indietro di Roma.

Noi invece riteniamo la revoca della misura assolutamente insignificante. Innanzitutto sono pochissimi i casi nei quali ditte svizzere partecipano a concorsi italiani. E poi si è visto forse una volta che il concorso venga vinto da nostre imprese: era successo una volta anni fa a Milano che la ditta Garzoni si fosse vista assegnare un lavoro, ma poi silenzio totale sull’argomento. La verità è che le nostre imprese non hanno possibilità di competere con le italiane. Il fatto che Roma abbia aumentato in questi mesi i pastrocchi burocratici a carico della Svizzera non cambia nulla, come niente cambia ora che vi è stato il dietro front. Quel che è vero invece è che sempre più ditte estere rubano il lavoro alle svizzere. Che abbiamo un esplosione di lavoratori dall’Unione Europea, frontalieri e domiciliati che creano pressioni sul mercato del lavoro locale. Che si registrano migliaia di padroncini italiani che operano in Ticino e che fregano lavoro. Insomma, il nostro Governo dovrebbe preoccuparsi di difendere i lavoratori indigeni e le ditte che qui pagano le imposte, altro che gongolare per essere riusciti a far revocare burocrazia!! Si preoccupi che tra UE e la Svizzera non c’è reciprocità! Che il Consiglio Federale faccia di tutto per ridurre la disoccupazione e per evitare il dumping salariale.