Sono arrivati in tutte le bucalettere del Cantone i volantini elettorali in vista delle elezioni federali di fine ottobre. Ci salta all’occhio quello del PS: i socialisti propongono 10 punti di cambiamenti, tra cui istruzione e formazione per tutti, asili nido, classi scolastiche meno numerosi, stipendi alti per tutti, e tante altre allettanti proposte, volte ad attirare gli elettori. Speriamo che la gente comune non caschi nella trappola, nel senso che da sempre che i socialisti spendono i soldi degli altri e da sempre spendono i soldi che non hanno e che di certo non producono. Le proposte del PS, opinabili, sono chiaramente non finanziabili, in tempo di crisi poi non sono neppure proponibili!! A meno che non vogliamo finire come la Grecia, Paese fallito in seguito a spese non sopportabili per le casse pubbliche. In Grecia fino a ieri si andava in pensione a 53 anni, e il sistema pensionistico brucia le risorse finanziarie dello Stato (un po’ quello che sta succedento con la Cassa pensioni nel Canton Ticino…). In Grecia hanno speso e sprecato per decenni i soldi che la Nazione ellenica non aveva, ma stampava alllegramente!
NO al PS, NO ai socialisti, perché siamo in un Paese dove la socialità è forte e garantisce di vivere degnamente, e nessuno dorme sotto i ponti. NO ai socialisti perché vogliono cambiamenti che metterebbero in ginocchio la nostra economia, quella che produce ricchezza da ridistribuire ai bisognosi. NO a proposte demagogiche e non finanziabili (a meno che non mettano loro i soldi necessari, ma quando devi pagare tu allora cambi subito idea). NO al PS che ri-ri-ripropone quella mummia di Franco Cavalli, marxista amico dei cubani.
Franco Cavalli non muore mai, almeno politicamente. Ancora una volta è candidato alle elezioni federali, stavolta per il Consiglio degli Stati. Di per sè quindi niente di nuovo: nel senso che il Francesco non molla e si rimette sempre in gioco. O meglio, lo rimettono in gioco i socialisti. E qui sta il punto: possibile che il PS, grande paladino delle candidate donne e che lascia volentieri spazio ai giovani, non abbia trovato di meglio che ri-ri-ri-candidare Cavalli?. E possibile che il medico Cavalli non abbia niente di meglio da fare che ambire ad una carica politica che lo impegnerebbe mesi all’anno a Berna? Ma non è un grande professore, oncologo, impegnatissimo? Misteri della politica elvetica. Eppoi Cavalli aveva sbattuto la porta al PS, salvo poi rientrare dalla porta invece che discretamente dalla finestra. Non crediamo che l’ormai vecchio (politicamente, ma anche l’anagrafe non lo aiuta…) Cavalli possa avere chances di entrare nella Camera dei Cantoni, ma in politica tutto è possibile. Per il Ticino sarebbe un rappresentante scomodo e poco interessante per gli interessi del nostro Cantone. Abbiamo bisogno di politici che affrontino il degrado del Ticino dopo la libera circolazione, che affrontino la crisi e la disoccupazione, il rilancio economico, i pasticci con l’Italia, non di marxisti e filo-cubani come lui da sempre è. Inoltre abbiamo semmai bisogno del Cavalli buon medico in Ticino, per la salute dei pazienti e per la cura dei malati.
Terremoto nell’editoria ticinese. In poche settimane gli annunci che 20Minuten, noto quotidiano gratuito svizzero tedesco, sbarca in Ticino, e come reazione Giuliano Bignasca ci fa sapere che verrà stampato un quotidiano leghista gratutito dal titolo che la dice tutta: 10minuti. Infine, ma questa notizia è buffa, il Granconsigliere socialista balcanico Stoianovic balza sulle cronache della TV di Stato perché anche lui diventa editore di un mensile: si tratta di 3 numeri in 3 mesi; come dire che dopo le elezioni federali il suo foglietto di sinistra non esisterà più.
Al di là degli spazi pubblicitari che i due quotidiani gratuiti ruberanno ai 3 quotidiani ticinesi, al di là che i giornalisti di queste due nuove testate diventeranno matti a trovare notizie ed approfondimenti per riempire i loro fogli, al di là del fatto che 10minuti rischia di diminuire il numero di lettori del Mattino della domenica, perché Bignasca si lancia in questa ulteriore avventura editoriale? Bignasca sa quanto conta l’informazione, sa che la Lega dei ticinesi esiste grazie al Mattino della domenica, e fa di tutto per contrastare il potere e l’informazione (sinistroide?) di un editore come Tamedia. Qualsiasi esperto di informazione sa quanto sia importante avere in mano un giornale, un settimanale, una piattaforma online. Il potere lo si conquista con l’informazione, e lo si perde in fretta se non si hanno in mano i mass media. Per questo in Ticino tutto risultava difficile: il potere era in mano al PLR, al PPD e al PS, che tuttora si spartiscono l’informazione televisiva, quella di Stato pagata dal contribuente. 20 anni fa arriva come un tifone il Mattino della domenica, settimanale domenicale, e la gente comincia a votare Lega. Il castello mediatico cantonale è sotto assedio, la TSI comincia a tremare, e dopo un ventennio la Lega conquista il Consiglio di Stato. Bignasca sa quanto sia importante raggiungere i ticinesi, gratuitamente e in modo capillare. E sa usare molto bene i mass media. L’informazione è potere.
Da questo sito molte volte commentiamo con regolarità l’aumento dei frontalieri occupati in Ticino, e stigmatizziamo pure l’aumento della disoccupazione nel Cantone. Questo fenomeno si riscontra purtroppo anche nel resto della Svizzera, non solo in Ticino: del resto è difficile immaginare che i frontalieri non stucchino il lavoro ai domiciliati! Solo i soliti professoroni USI e SUPSI, pagati dal contribuente ticinese, sono capaci ad affermare che non è vero che i fronalieri siano una concorrenza per gli indigeni. Ma questi imbecilli dobbiamo davvero ancora pagarli?? In Ticino, secondo gli ultimissimi dati, ancora una volta il numero dei frontalieri è salito, siamo arrivati a 51′000 unità (a questi si aggiungono padroncini, lavoratori distaccati, ecc) . E questo in un Cantone con poco più di 300′000 abitanti (di cui un terzo pensionato, a carico dell’assistenza o disoccupato). Sono cifre da brivido: anche perché con la crisi chi rischia di perdere il lavoro è il ticinese, notoriamente pagato di più. E basta con la manfrina secondo cui abbiamo bisogno dei frontalieri: certo che ne abbiamo bisogno, nell’edilizia, nella vendita, e in tutti quei mestieri che i frontalieri hanno sempre svolto dato che i ticinesi non hanno voglia di farli. Ma da un decennio vi è un’invasione di stranieri in settori da sempre occupati dagli svizzeri: la sanità, le banche, le assicurazioni, la RSI e il parastato, e molte altre branche dell’economia. Preferiscono i frontalieri ai domiciliati, e li pagano pure meno. Basta lo abbiamo detto ancor prima della libera circolazione delle persone con l’UE. Ora diciamo basta-basta: bisogna introdurre tetti massimi e contingenti. Il mercato attinga prima in Ticino, e se non trova quella figura professionale, faccia domanda a Bellinzona: in pratica il sistema vigente prima degli accordi capestri con l’UE, metodo che funzionava benissimo con piena soddisfazione di tutte le parti. Basta invasioni dall’estero se vogliamo bene alla Svizzera.
Dopo più di un decennio che la destra parlamentare (Lega e UDC) chiede di risanare con decisione la Cassa pensioni dello Stato del Canton Ticino, stanno ancora tergiversando sulle misure da prendere. Il Governo sta valutando diverse alternative per risanare i conti fallimentari della Cassa, mentre ogni anno aumenta di 200 mio di franchi il deficit. Ormai siamo alla follia ed ad una palese ingiustizia sociale: poche migliaia di pensionati statali che incassano rendite impagabili, e infatti a pagare ci pensa lo Stato, cioè il contribuente con le imposte pagate dai cittadini. Ma è giusto che tanti paghino per far incassare a pochi privilegiati statali rendite da sballo? Secondo noi NO. Risanare la cassa pensioni era un dovere già 15 anni fa, ora è ancora più difficile: bisogna diminuire le rendite, abbassare le prestazioni assicurative, far lavorare più a lungo i lavoratori, calcolare le rendite in funzione di quanto il dipendente ha pagato realmente e non in base al suo ultimo stipendio. Sono tutte misure talmente ovvie, che è assurdo anche solo parlarne invece che applicarle. Il deficit è di oltre 1,7 mia di franchi, più o meno il debito pubblico cantonale (!!!!!?!!!). Ma come si è arrivati a tale scempio? Semplice: vengono elargite prestazioni impagabili con soldi che mai sono entrati nella cassa. Si pagano rendite con soldi non disponibili, aumentando allegramente il debito della cassa. Risanare una cassa simile costerà sempre di più al contribuente! Cosa aspettano ad applicare le arci-note misure di risanamento? Non vogliamo fasi di consultazioni per perdere ulteriore tempo prezioso. Facciamo notare che le casse private si auto-risanano, aumentando i contributi a carico dei lavoratori, e se necessario diminuendo le rendite ai pensionati. Questo devono subìre anche gli statali. Punto.
Vi è davvero stata una grande mobilitazione (?) per i cambiamenti imposti alla commissione integrazione dopo l’arrivo di Norman Gobbi in Consiglio di Stato: meno di 30 persone (supponiamo diversi autonomi e molinari perditempo) a protestare contro lo snaturamento di questa tanto discussa commissione, attiva da anni nella lotta contro il razzismo in Ticino che da sempre ha prodotto poco o niente. Secondo Galli, membro della commissione, è sconcertante che per attuare questo golpe abbiano aspettato l’estate. Secondo noi è peccato che abbiano aspettato questa estate, avrebbero potuto già annunciare lo scioglimento di tale gruppo già magari in primavera!! Si tratta di una commissione da sempre criticatissima, che costa un pacco di soldi al contribuente e sulla cui utilità ci sono sempre stati forti dubbi. In particolare Gobbi vuole ridurre il concetto di integrazione all’assimilazione e al controllo linguistico degli stranieri in Ticino. E ci mancherebbe che si faccia di più: chi si vuole integrare lo faccia, e lo fa pure con piacere perché ci crede. Chi non vuole adattarsi ai nostri usi e costumi, e non vuole imparare le lingue da noi parlate se ne vada pure, noi non li tratteniamo mica. Se ne torni pure al suo bel Paese! Il secondo aspetto è la lotta al razzismo, aspetto che da Gobbi viene accantonato: giustissimo, da noi il razzismo come lo vorrebbero i comunisti e i benpensanti non c’è! Investiamo soldi in problemi ben più sentiti come la disoccupazione giovanile, la formazione, le ripercussioni negative degli accordi con l’UE, altro che il razzismo che non c’è. Per ora gli unici che criticano l’impostazione della commissione voluta da Gobbi sono sempre loro, i socialisti. Quelli che vogliono spendere i soldi prodotti dagli altri, creare posti di lavoro pagati dagli altri, ovviamente piazzando nei posti statali loro compagni di partito. Bravo Norman Gobbi, avanti così.
È anni che predichiamo che i trattati bilaterali con l’UE e la relativa libera circolazione delle persone sono stati l’inizio della fine per il nostro Paese. Decine e decine di episodi e statistiche che dimostrano l’invasione di stranieri in Svizzera e il continuo aumento della disoccupazione dei domiciliati. Svizzeri e ditte svizzere che operano nell’UE sono poco niente, i Paesi UE non rispettano neppure la reciprocità. Poi da noi vi sono all’ordine del giorno abusi, sfruttamenti, soprusi, sia sui cantieri privati che su quelli pubblici, tutti fenomeni da noi sconosciuti fino a prima della tanto voluta apertura. Invasione di stranieri nei settori dei servizi, banche, assicurazioni, sanità, ed anche alla RSI e nel pubblico (SUPSI, USI, ecc). Chi nega l’evidenza mente sapendo di mentire!!
L’ultimo caso ha del clamoroso: un docente di musica stucca il lavoro cantonale ad una ticinese, perché quest’ultima non ha nemmeno potuto partecipare al concorso di assunzione di insegnante liceale di musica. Secondo le autorità il diploma in possesso della ticinese, ottenuto all’alta scuola di musica di Lucerna, non è stato riconosciuto dalla conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione, pertanto la candidata non ha neppure potuto concorrere. Se poi scopriamo che in Ticino non vi è nemmeno una possibilità formativa per poi insegnare musica agli allievi dei licei, allora la follia è irreversibile: in Ticino siamo obbligati ad assumere stranieri!!! O magari qualche ticinese che ha i papiri richiesti, ottenuti altrove o all’estero. Ma siamo pazzi?? Creiamo disoccupati svizzeri e diamo lavoro agli stranieri!!! Posti di lavoro pubblici, pagati dal contribuente!! Siamo addirittura capaci di riconoscere i diplomi esteri e non quelli ottenuti a casa nostra!!! BASTA, BASTA CON QUESTE ALLUCINAZIONI POLITICHE! È inutile dire che appoggiamo qualsiasi proposta per tornare indietro: rivedere gli accordi con l’UE, reinserire contingenti per gli stranieri, rivedere Schengen, ritornare insomma a come eravamo un tempo: il lavoro va dato prima agli svizzeri, e se non abbiamo candidati domiciliati con un certo profilo richiesto, solo allora possiamo aprire le porte agli stranieri. Der resto provate ad andare a lavorare nell’UE! Lì non sanno neppure cosa sono gli accordi con la Svizzera!! “Trattati bilaterali? E che sò i trattati bilaterali?”
È brutto abituarsi a situazioni imbarazzanti e penose. Il traffico del Sottoceneri è da tempo un grosso problema, e molti sono convinti che non vi siano soluzioni per ridurre i disagi. Lunedì scorso è stato sufficiente che i lavori sull’autostrada a Manno siano continuati oltre le ore 5 del mattino per avere un intasamento mostruoso, che è durato tutta la mattina e che ha bloccato la città di Lugano. Mai abituarsi a simili casini, si tratta di eventi inaccettabili, che purtoppo si ripetono con sempre maggior frequenza. Una volta la neve, due volte il temporale, naltra volta la frana, poi la strada Regina chiusa… e le code chilometriche si ripresentano.
Il luganese vanta le stesse strade che già erano percorribili 30 fa. Solo che il traffico è triplicato, quindi anche un essere senza cerebro capisce che il collasso è sempre dietro l’angolo. Urgono nuove strade e in fretta. Se consideriamo che la galleria Vedeggio-Cassarate è ultimata e agibile da molti mesi, ma che per ragioni che a noi non interessano il tunnel non viene aperto, allora siamo alla follia. Nel Malcantone situazione penosa: continuano a fare rotonde, ma la strada è sempre quella e il traffico è spaventoso. È necessaria una nuova strada in galleria, un bel tunnel da Manno alla valle della Tresa, un po’ come la Mappo-Morettina nel locarnese che ha risolto molti problemi viari. E tante altre nuove arterie sono da edificare con urgenza, se non vogliamo che il Sottoceneri, polo economico e commerciale, diventi un ingorgo unico. I 50′000 frontalieri poi sono un vero problema sulle nostre strade. Ci chiederete come pagare simili opere: sono stati spesi 20 miliardi per Alptransit, opera destinata ai camion UE. Ora vogliamo che vengano spesi molti milioni per le nostre strade, raddoppio del San Gottardo compreso. Ma senza tentennamenti, qui bisogna agire in fretta.
Ha suscitato scalpore quanto deciso dal Consiglio di Stato ticinese: trattenuta la metà dei ristorni dell’imposta alla fonte. Una trentina di milioni di franchi sono stati versati su un conto vincolato della Banca dello Stato, e non verranno utilizzati dal Cantone, semplicemente sono bloccati fino a nuovo ordine. L’altra metà dei ristorni sono stati regolarmente inviati ai Comuni limitrofi italiani.
Reazioni violente da parte di molti amministratori di confine, i quali ovviamente reclamano per il mancato rispetto da parte svizzera degli accordi internazionali. Qualcosa bisognava però fare, dare finalmente un segnale: non ci stiamo più a farci prendere per i fondelli dagli italiani. I quali ci hanno inseriti nella loro lista nera dei paradisi fiscali, i quali non vogliono dar seguito agli accordi di doppia imposizione, i quali continuano a non applicare gli accordi bilaterali. Un muro di gomma, insomma, che lede le nostre ditte e la nostra economia. La consigliera federale Leuthard ha commentato a titolo personale la decisione del Governo ticinese: la Leuthard, pur ribadendo che la Svizzera si attiene sempre agli accordi, comprende il sentimento di frustrazione del Ticino. Sì, perché anche lei ha capito quanto poco affidabile sia l’Italia, e quanto negli ultimi anni la Penisola sia stata anche assai scorretta. E quanto Tremonti, ministro dell’economia, rompa le palle a noi svizzeri. Noi condividiamo appieno la decisione di bloccare la metà dell’imposta alla fonte a casa nostra, anzi, sarebbe stato meglio bloccare direttamente il 100% dei ristorni ai Comuni italiani. È l’unico modo per cercare di ottenere qualcosa dagli italiani, da sempre poco affidabili, e da sempre grandi fautori di accordi internazionali, salvo poi essere i primi a non rispettarli!
Per anni UDC, Lega dei Ticinesi e qualche esponente di buon senso dei partiti borghesi hanno denunciato la lentezza della procedura di espulsione dei richienti l’asilo che a decine di migliaia ogni anno arrivano in Svizzera. È lapalissiano che chi deve andarsene deve farlo in fretta, e questo dimostrerebbe la serietà della politica d’asilo applicata dalla Svizzera. Ormai invece lo sanno anche i sassi che da noi si trova aiuto, complicità da parte delle autorità, appartamenti a disposizione, possibilità infinite di ricorso alle decisioni di espulsione, e in futuro pure la concessione della nazionalità svizzera, e tutto questo come semplici rifugiati (??%&??). Lo sanno tutti in nel mondo, e quindi arrivano a frotte nel nostro Paese. Ovviamente di questi tempi arrivano i magrebini dal Nordafrica, e anche se le solite compiacenti autorità sdrammatizzano, giungono a Chiasso decine di richiedenti al giorno. Ma dove li mettermo tutti sti rifugiati, per la maggioranza neppure perseguitati nella loro Patria? Ad una chiara domanda di un deputato UDC al Nazionale, il Consiglio Federale rispondeva che ci terremo ca. la metà dei nordafricani che presentano domanda di asilo, e questo perché gli italiani non registrano i richiedenti, i quali pertanto non figurano transitanti da un Paese sicuro (in teoria la Svizzera potrebbe rimandare tutti i magrebini in Italia, dato che essi potevano presentare domanda di asilo in Italia). Furbizie degli Stati UE, noi svizzeri ligi e poveri fessacchiotti. Gli accordi di Dublino, ostentati dal Consiglio Federale come accordi per noi convenienti, si stanno rivelando una fregatura pazzesca per la Svizzera!!
Adesso arriva il bello: la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia accusa le autorità federali di lentezza delle procedure di espulsione dei richiedenti l’asilo provenienti da Paesi sicuri. Ma come?? Se la denuncia parte dall’UDC, allora è razzismo e xenofobia, e se invece arriva dai Cantoni è una cosa seria da titoloni e articoli super-intellettuali? Pora Svizzera… Speriamo solo che questa denuncia da parte dei Cantoni della situazione dell’asilo in Svizzera, assurda e surreale che perdura da decenni, e che porta ad un’invasione di richiedenti economici da ogni dove, possa finalmente migliorare. Chi necessita resti, chi non ha diritto venga allontanato il prima possibile. Lo dicono anche i Cantoni.