Sul nostro sito abbiamo svariate volte seganalato gli abusi della legge sul lavoro che regolarmente avvengono in Ticino, in particolare nel settore dell’edilizia. Infrazioni che una volta nessuno si sognava di osservare, ma che da quando il mercato del lavoro è aperto e la concorrenza spietata capitano troppo spesso. Le ore di lavoro degli operai non possono superare le 9 giornaliere, invece una ditta basilese di pavimentazione, la Ziegler AG di Liestal, faceva lavorare i propri dipendenti ben 17 ore quotidiane (lavori per il comune di Iragna e sullo svincolo autostradale di Mendisio). Roba da sfruttamento, roba da schiavismo, roba da matti. Ma la cosa buffa, di cui nessuno parla per non ammettere l’inefficienza dei controlli (pagati ovviamente dai contribuenti), è che l’abuso è venuto a galla grazie alla segnalazione di un cittadino: solo in seguito alla sollecitazione di questo signore la commissione paritetica cantonale ha potuto verificare gli orari di lavoro e denunciare la ditta. Ma come, dicevano che era tutto sotto controllo, che gli ispettori (pagati con soldi pubblici) riuscivano a seguire i cantieri, ecc ecc ?
La verità, dopo questo caso che non è isolato, e dopo molte altre infrazioni su cantieri pubblici e privati degli scorsi mesi, è che la situazione è sfuggita di mano: vi sono ditte attive nei cantieri ticinesi che arrivano da ogni dove, operai che parlano lingue dell’est e che non conoscono i loro diritti, responsabili di ditte straniere che non parlano italiano e che per fornire i documenti necessari per operare in Ticino aspettano l’arrivo della polizia. Abusivismo, sfruttamento, infrazione delle regole. D’altra parte volevano il mercato aperto, adesso si notano le conseguenze. E che la smettano di chiedere ancora più soldi (del contribuente) per aumentare i controlli, ci sono troppi canteri da monitorare: se pensiamo che neppure sui cantieri pubblici sono capaci di far rispettare le leggi, figuriamoci sui cantieri privati… I controlli per evitare abusi, infrazioni che tanto ci sono e saranno lo stesso, ci costano infinitamente di più che i presunti benefici che dovrebbero arrivare dagli accordi con l’Unione Europea. Eppoi l’apertura dei mercati doveva significare nuove opportunità per le ditte svizzere: in realtà in Svizzera siamo invasi da ditte estere, padroncini, lavoratori distaccati che rubano lavoro agli indigeni, e le ditte svizzere che vogliono andare a lavorare all’estero vengono bloccate da ridicole misure protezionistiche dei Paesi UE!!
In autunno si era cominciato a parlare concretamente di amnistia fiscale nel Canton Ticino, con la proposta che all’inizio era stata condivisa da tutti i partiti (ovviamente non dal PS, che notoriamente succhia ai contribuenti i soldi che abbisogna per la sua solidarietà senza fondo). In un secondo tempo la Lega dei Ticinesi si era tirata fuori, e in seguito anche il PPD aveva fatto un passo indietro. Ma perché la Lega aveva desistito: semplice, approfondendo la proposta di amnistia, si era accorta che non era per nulla interessante, e non avrebbe avuto chissà che risultato (nel senso che ben pochi contribuenti avrebbero approfittato di questa amnistia fiscale, conseguentemente sarebbero stati pochi i milioni a riemergere dai conti in nero). Condividiamo l’interpretazione: se proprio si fa un’amnistia, allora si faccia una proposta davvero allettante, per far tornare alla luce non pochi spiccioli, ma consistenti capitali, in maniera che il fisco ne approfitti, e che i contribuenti che hanno fondi neri ne escano ancora interi.
Nelle ultime settimane sempre la Lega propone sgravi fiscali, grazie ai quali beneficerebbero tutti i livelli dei contribuenti ticinesi. Questa è una buona proposta, che peserebbe poche decine di milioni sul fisco (75 mio, di cui 48,3 mio a favore delle persone fisiche, il resto per le aziende), ma che soprattutto lascerebbe qualche soldo in più ai ticinesi; soprattutto a beneficiarne sarebbe la classe media, tanto maltrattata dal fisco ticinese. La popolazione spenderebbe sicuramente meglio dello Stato i soldi risparmiati, rilanciando anche un pochino un’economia cantonale un po’ fiacca. Meglio gli sgravi, le cui ripercussioni sono facilmente prevedibili per Stato e cittadini, che un’amnistia poco interessante per quelli che davvero hanno tanti soldi da fa riemergere dal nero. La sinistra comunque è contraria anche agli sgravi. Vedremo se anche questa volta PLR e PPDini saranno coi socialisti, contrastando una proposta di sgravi fiscali assolutamente sostenibili!
Finalmente, ci vien voglia di dire!! Dopo decenni durante i quali la destra parlamentare chiedeva di smetterla di pagare agli statali pensioni da nababbi, prestazioni che hanno come conseguenza un indebitamento da paura della Cassa (attualmente vi è un buco da 1,7 Mia di franchi!!), finalmente si passerà dal primato delle prestazioni al primato dei contributi. Detto con parole semplici, il pensionato statale riceverà la sua pensione in base ai contributi da lui versati, e non come avviene adesso in base alla media degli ultimi 10 anni di attività. Si tratta di un cambiamento sostanziale, perché adesso gli statali vanno in pensione ricevendo rendite d’oro da loro non finanziate. Se fosse che gli statali si autofinanziassero, andrebbe bene a tutti. Il problema è che è lo Stato che garantisce per le finanze delle pensioni degli statali, per cui se la Cassa è da risanare (quello che sta accadendo) è il contribuente a pagare!! E così è stato proposto in questi giorni: se da un lato gli statali ci perderanno grazie al nuovo primato dei contributi che ridurrà le rendite, dall’altro il Cantone pagherà per i prossimi 40 anni ca. 30 milioni di franchi all’anno alla Cassa. Ed è ancora il Cantone a pagare il 2% in più di contributi per risanare la Cassa. Come dire che per per poche migliaia di pensionati privilegiati (gli statali appunto) noi tutti pagheremo per le loro rendite d’oro!! Pazzesco: mentre nel privato aumentano i contributi a carico dei lavoratori (e in alcuni casi addirittura riduzione delle rendite dei pensionati), nel pubblico è ancora il cittadino comune a pagare per i danni cumulati dalla Cassa degli statali. L’unica concessione fatta dagli statali è che rinunciano all’adeguamento delle rendite all’inflazione. Poca roba rispetto agli oneri di cui si fa carico il Cantone.
Le rendite acquisite di chi è già in pensione non verranno diminuite, e chi vorrà andare in pensione anticipatamente potrà farlo senza decurtazione della rendita (in poche parole uno statale va in pensione col massimo della rendita, come se avesse lavorato e contribuito fino a 65 anni, ma in realtà non lo fa): indovinate chi paga i molti soldi che mancano a finanziare questo ennesimo privilegio? Ma il contribuente, naturalmente. E nemmeno per i lavoratori attivi è prevista alcun aumento dei contributi per risanare sta Cassa disastrata.
Concludendo: questa proposta, che deve essere ancora approvata dal Granconsiglio, va a tutto vantaggio degli statali, e i miliardi che mancano ce li mette il Cantone, cioè il contribuente. Gli statali non ci mettono un franco di contributi sui loro stipendi per risanare la propria Cassa pensioni. Demenziale.
In base ai dati definitivi della tassazione dell’anno 2007, forniti dalla Divisione delle contribuzioni, emergono interessanti dati: innanzitutto è meglio avere tanti ricchi nel Cantone, essi pagano infatti il 29% delle imposte, pur essendo questi ricchi solo il 2% della popolazione! Poi i medio-ricchi, che rappresentano il 6% dei cittadini, pagano il 23% delle imposte. Infine il ceto medio (con un reddito fino a Fr 100′000.-, che costituiscono il 69% dei contribuenti) fornisce allo Stato il 49% del gettito. Insomma il ceto medio garantisce la metà delle entrate del Cantone. Ecco perché è giusto affermare che il ceto medio va trattato bene: perché costituisce la vera colonna portante dell’attuale società e perché paga un pacco di tasse!
Concludiamo con chi di imposte non ne paga, e sono sempre di più: sono oltre 42 mila cittadini, ovviamente in aumento rispetto all’anno precedente. Non pagano le imposte e non contribuiscono al gettito cantonale e nemmeno pagano le tasse nei comuni dove risiedono. Significa che quasi un quarto della popolazione non paga le tasse ed usufruisce nel contempo di sussidi, aiuti, assicurazione complementare AVS, ecc ecc. Riteniamo opportuno di non seguire il credo socialista, che ha sempre propugnato di andare a prendere i soldi dove ci sono. I tre quarti dei cittadini ticinesi, quelli che lavorano e producono ricchezza, già pagano per i servizi spesso poco efficienti della macchina statale, per gli stipendi e cassa pensione di lusso degli impiegati dello Stato, per gli aiuti sociali ai molti bisognosi, per le spese correnti statali sempre in aumento e per futuri investimenti. Per fortuna che qualcuno paga per tutto questo: trattiamo bene i contribuenti, soprattutto quelli facoltosi, sennò tutti i bisogni di questa società chi li pagherebbe? Di certo non i socialisti, che vorrebbero disossare ogni ricco che risiede nel Cantone!
Il Consigliere Federale socialista Moritz Leuenberger se ne va, finalmente, dopo 15 anni in Governo. Il buon sessantottino, dopo tanto can-can da alternativo quando non ricopriva cariche pubbliche, si è adattato bene ed in fretta al sistema politico, e da uomo sulle barricate si è ritrovato prima nel Consiglio di Stato zurighese, poi in Consiglio Federale. Molti gli articoli di critica sui quotidiani nazionali sull’operato di Leuenberger in questi 15 lunghi anni. Del resto in molti dicevano che magari il buon Moritz avesse buone qualità teatrali (più che capacitâ oratorie), ma soprattutto dimostrasse duro comprendonio e limitate capacità intellettuali. Detto di Leuenberger che tanto se ne va, si parla ora della sua successione: e siamo alle solite, perché quei rompiballe dei socialisti (sempre ammesso che abbiano i numeri nell’Assemblea Federale per far rieleggere un Consigliere Federale delle loro fila) vogliono un successore donna. Ma sempre le donne vogliono? Ci sembra che i socialisti, dall’alto della loro solidarietà col mondo intero (destra a parte), dimostrino discriminazione nei confronti dei maschietti!! Ricordate un ventennio fa quando il neocastellano Mathey, già eletto in Governo dall’Assemblea Federale, dovette farsi da parte per la solita femmina socialista? Roba da matti.
Beh, ora si fa (anzi ri-fa) il nome di Patrizia Pesenti, Consigliera di Stato ticinese. Sempre la buona Patrizia era stata candidata al Consiglio Federale nel 2002, quando la Dreyfuss lasciò il suo seggio: in quel caso fu preferita la Calmy-Rey. Il Blick cita la Pesenti tra i possibili candidati, e se lo dice il Blick… Il 24 agosto prossimo i socialisti ticinesi discuteranno di un’eventuale candidatura della Pesenti, la quale di solito mica si tira indietro. Speriamo che al di là che vogliano una donna, i socialisti faranno eleggere una persona competente e magari meno cavallo-pazzo della Calmy-Rey che ne ha fatte di tutti i colori!
In Svizzera la sanità sta male: primo perchè ogni anni i premi cassa malati subiscono impennate insostenibili. Secondo perchè gli aiuti statali per pagare i premi vengono spalmati in modo irrazionale e spesso a chi non ha nemmeno bisogno di aiuti, privando così chi ha veramente bisogno di un sostegno. Da un paio d’anni inoltre si assiste ad un fenomeno preoccupante, che è chiaramente sfuggito di mano: vi sono sempre più cittadini che non pagano i premi di cassa malati, pur ricevendo magari anche i sussidi di cassa malati erogati dal Cantone. Capito? Il contribuente paga due volte: una prima volta per finanziare i sussidi, una seconda volta per tappare i buchi creati dai morosi di cassa malati!! Quello in vigore è un sistema perverso, che induce a non pagare i premi, tanto ci pensa lo Stato! In Svizzera quasi 200′000 morosi, in Ticino 15′000 in aumento!! E ai morosi si garantiscono pure le cure d’urgenza! Se all’estero vengono a sapere ciò che accade da noi, si mettono a ridere!
Ieri il Parlamento cantonale ticinese ha approvato un sistema di distribuzione dei sussidi di cassa malati più equo e più mirato, che dovrebbe aiutare chi ha veramente bisogno (in Ticino ca. 1/3 dei cittadini riceve tali sussidi). Il Granconsiglio ha approvato inoltre una variante che permetterebbe di risparmiare ca 4 mio di franchi. Ci sembra il minimo provare a risparmiare dove si può, e togliere i sussidi a chi non ha bisogno. La consigliera di Stato Pesenti, direttrice del DSS, non ha dato l’assenso del Governo a questa modifica. In realtà tutto il sistema sanità è da rivedere profondamente, aiutando chi ha bisogno e punendo duramente chi riceve aiuti statali, coi quali va magari in vacanza invece di pagare la cassa malati. Le proposte che chiedevano di versare direttamente alle casse malati i sussidi erogati dal Cantone (invece di darli in mano agli assicurati che non sanno gestirsi) sono sempre state bocciate, per motivi organizzativi…
E’ notizia di questi giorni: il PPD, noto partito tradizionalista cattolico, non quindi molto per i cambiamenti cui siamo ormai abituati da questa società impulsiva, candiderà probabilmente alle prossime elezioni cantonali la già Miss Svizzera Christa Rigozzi e l’arbitro internazionale di calcio Massimo Busacca, il quale al momento si trova in Sudafrica ai Mondiali di calcio, a beccarsi gli insulti dei sudafricani dopo la loro sconfitta ed esclusione dal campionato in corso (i sudafricani imputerebbero a Busacca un arbitraggio a loro sfavorevole).
Così è il Ticino, ed anche il resto del mondo: in politica e in Parlamento arriva di tutto, personaggi provenienti da ognidove. Una ventina di anni fa entrò come deputata per la Lega dei ticinesi anche la porno-starletta Sandy Balestra, che mai si fece vedere in Granconsiglio. Ora è la volta di arbitri ed ex-Miss Svizzera, magari verranno pure eletti, e magari saranno anche più bravi e di buon senso rispetto a certi parlamentari che scaldano la sedia in Granconsiglio (certi non scaldano neppure il proprio posto, nel senso che non presenziano neppure). C’è chi maligna, asserendo che Busacca comunque già conosce bene i corridoi di Palazzo delle Orsoline, dato che gestisce da anni il bar del Governo… Ultima chicca, sia la Rigozzi che Busacca vengono dal Comune di Monte Carasso: che sia un paese che sforna talenti sportivi, dello spettacolo e della politica? (??!!)
Dopo anni e anni di tira e molla, di inchieste e di ricorsi, asfaltopoli sembra essere arrivata al capolinea. Dal giugno del 2004 ad oggi una lunga procedura. Ora anche il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato, in modo ancor più severo, la decisione della Commissione della concorrenza: il cartello dell’asfalto c’era eccome, e il Cantone ha pagato 25 mio di franchi di troppo per le opere legate alla pavimentazione, il Comune di Lugano stima ca 5 mio di troppo. Anche i privati ovviamente hanno speso molto di più del giusto: i prezzi infatti erano pompati del 30%, proprio grazie agli accordi tra le ditte di asfalto che si spartivano i lavori coi prezzi esorbitanti che gli enti pubblici criticavano. A nulla ha portato dunque il ricorso presentato al TAF da 7 ditte di pavimentazione ricorrenti. Ora vi è ancora la possibilità di ricorrere al Tribunale Federale, vedremo se avranno la tolla di farlo. Oltre all’infrazione della legge sui cartelli, si ipotizza pure truffa e falsità in documenti. I giudici del TAF sono stati più severi della prima istanza: nell’ambito dei concorsi per i lavori a Lugano, l’autocertificazione che le ditte indagate fornivano al Comune di Lugano sulla bontà dei prezzi (quindi non frutto di accordi cartellari) e la possibilità che si riservava il committente (cioè il Comune di Lugano) di procedere penalmente contro l’offerente che avesse dato indicazioni inveritiere sono per il TAF cosa seria, è di rilevanza penale. Le 17 ditte che per anni si spartivano i lavori in Ticino, coi prezzi che volevano loro, hanno perso su tutta la linea. Bisognerà ora vedere se la Magistratura riaprirà un caso chiuso con troppa fretta, considerando pure che il Cantone si era costituito parte civile.
Ora gli enti pubblici si stanno muovendo per sottoscrivere accordi extragiudiziali con le ditte condannate: vengono chiesti indennizzi per i lavori eseguiti sovrapprezzo. È evidente che gli enti pubblici abbiano tutto l’interesse a farsi ridare i soldi dalle 17 ditte, e allo stesso tempo che le ditte possano continuare ad operare correttamente. Nel frattempo i prezzi, come noto, sono nettamente scesi in Ticino per i lavori di asfaltatura. Se non vi sarà alcun ricorso al Tribunale Federale, si chiude qui una vicenda di sprechi di denaro pubblico e privato, una brutta storia che grazie alla legge sui cartelli non dovrebbe davvero ripetersi
Nei giorni scorsi il vice-presidente del PLRT Franco Lazzarotto (quel simpatico bonaccione del Cabaret della Svizzera Italiana, nonché direttore di scuola media) ha rassegnato le dimissioni dalla carica in seno al PLRT. E questo a meno di 6 mesi dall’investitura di vice-presidente cantonale! Il tempo di non lasciare il segno, il tempo di far finta che nel partitone va tutto bene, il tempo di non vedere i risultati dell’ufficio presidenziale, ecco che nel PLRT si perdono ancora pezzi. Tempi duri per i radicali-liberali, o per i liberali-radicali. Si tratta comunque di una dirigenza debole, di un presidente cantonale Walter Gianora di scarsissima personalità, e che si distingue per assordanti silenzi in Granconsiglio. Non sono certo le migliori premesse per un rilancio dell’immagine del partitone, disgregato dalle faide interne tra sinistroidi-radicali e liberali. Certo che anche tra i liberali puri ne capitano di tutti i colori, col sindaco di Lugano Giorgio Giudici che prima se ne va dal gruppo secessionista Idea liberale (pare arrabbiato da un comunicato stampa che non aveva gradito fosse reso pubblico, ma il cui contenuto lui aveva pienamente approvato!), per poi tornare ad aderire al gruppo di liberali scontenti dello strapotere dei radicali all’interno del partito. Ricordiamo che diversi radicali come Ducry e Scacchi partecipano attivamente alle riunioni politiche coi sinistroidi dell’Associazione Incontro Democratico, trovandosi con gente come Barenco (ex giornalista TSI con propensione per l’alcol) e il presidente PS Bertoli. Non c’è che dire, un bel quadretto di unità quello proposto dal PLR. Ma non preoccupatevi, l’ingegner presidente Gianora terrà unito il partito…
È da sempre che segnaliamo l’invasione di lavoratori stranieri in Ticino: mentre prima degli accordi bilaterali con l’Unione Europea (UE) i frontalieri erano occupati nell’edilizia, dopo l’introduzione della libera circolazione delle persone con l’UE si assiste in tutta la Svizzera, ma soprattutto nel nostro Cantone, ad un aumento massiccio di lavoratori stranieri in tutti i settori dell’economia: nelle banche e nelle assicurazioni, nella sanità e negli studi legali, nello Stato e nel parastato (a cominciare dalla TSI che assume italiani, creando disoccupati ticinesi). Questa invasione di lavoratori stranieri avviene mentre la disoccupazione in Svizzera cresce: lo capisce chiunque, significa che gli impiegati provenienti dall’UE fregano il posto di lavoro ai cittadini elvetici!! Quello che sinistra, sindacati e partiti europeisti non temevano si è avverato: invasione di cittadini UE in Svizzera e pressione dei salari verso il basso.
Regolarmente gli uffici competenti ci ragguagliano sui dati delle ditte estere attive in Ticino e sugli abusi, ormai divenuti abitudine anche da noi (subappalti illegali, dumping salariale, sfruttamento al limite della schiavitù di lavoratori stranieri, ditte senza permessi, padroncini che lavorano sottocosto, ecc). Negli scorsi giorni le autorità ci informano che nell’edilizia, branca che soffre fortemente della concorrenza italiana, le infrazioni denunciate nel 2009 sono raddoppiate rispetto all’anno precedente. Più di 200 le ditte che operavano senza notifica. Molti casi di mancato rispetto delle condizioni salariali. Nelle scorse settimane l’Associazione impresari contruttori lamentava la mancata reciprocità tra UE e Svizzera, nel senso che subiamo un’invasione da parte italiana, mentre le ditte elvetiche che vorrebbero lavorare in Italia non ci riescono (a causa di protezionismo, concorrenza sleale, procedure burocratiche inaccettabili, …). Gli accordi con l’UE sono per la Svizzera un vero Calvario. Ora, per stanare gli abusi in continuo aumento, chiedono ancora più controlli, ovviamente pagati dal contribuente svizzero… Oltre che subìre l’invasione straniera ci tocca pure pagare i controlli che prima della libera circolazione non servivano neppure!