Un richiedente l’asilo cinese, che dovrebbe essere ricacciato in Italia perché non ha diritto all’asilo in Svizzera, si rifiuta di tornarsene da dove è arrivato. La notizia ha del surreale, ma pare sia prassi comune. Si sa che ci sono migliaia di clandestini cui è stato negato il diritto di asilo: si chiamano NEM quelli per cui il dossier non è neppure stato aperto, come per il cinese: Non Entrata in Materia, richiedenti l’asilo NEM appunto. Poi si nascondono e sono clandestini in Svizzera.
Secondo gli accordi di Dublino, che prevedono che i richiedenti l’asilo che arrivano in Svizzera debbano essere rinviati verso il primo paese in cui hanno fatto ingresso dopo essere entrati nello spazio europeo, il cinese deve tornarsene in Italia, ma ovviamente lui non vuole: è chiaro, da noi verrebbe ospitato in un comodo appartamento, e gli verrebbe dato pure il soldo per le spesuccie. In Italia è già bello se gli dessero un cartone per coprirsi quando dorme all’addiaccio. Ancora una volta si conferma una cosa lapalissiana: la Svizzera si attiene agli accordi e gli altri Paesi no; inoltre gli stessi accordi spesso non sono applicabili. In questo caso, dopo la solita lunga e costosa trafila giuridica (tanto paga il contribuente svizzero), con la decisione del Tribunale amministrativo federale di non entrare neppure in materia, tanto il cinese deve tornare in Italia, il nostro richiedente l’asilo si rifiuta di andarsene. Ma cosa vuol dire si rifiuta? Prendetelo a calcioni, e consegnatelo immediatamente alla polizia di stato italiana (sempre che se lo riprenda, tanto non rispettano gli accordi). E se il richiedente non collabora con le buone, allora mandatelo via con la forza! Chissà quanti migliaia di casi all’anno simili a questo, chissà quanti soldi sbattuti via, chissà quanti tengono occupati i posti che spetterebbero a veri rifugiati bisognosi… Ah, dimenticavamo di dirvi che il cinese è un ex-poliziotto che assisteva nel suo Paese al traffico di organi di condannati a morte: prima sparavano sui condannati senza ucciderli e poi espiantavano gli organi. Interessante, può raccontarlo ad Amnesty International Italia. Da noi non può restare.

feste e parate !
Negli ultimi 15 anni l’esercito ha subìto cambiamenti epocali e continui, senza sosta. Tutti si chiedono a cosa veramente serva l’esercito nel 2010, quale sia il nemico, quali siano i pericoli da cui l’esercito ci debba difendere. 20 anni fa c’era il blocco dei Paesi comunisti, il vero pericolo rosso, con la continua minaccia di invasione da parte dei russi in Europa dell’Ovest, dopo che i sovietici avevano invaso Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e molte altre Nazioni dell’Est europeo. Poi il crollo del muro di Berlino, e il crollo del potere sovietico. In seguito la guerra nell’ex Jugoslavia, che non ha visto l’esercito svizzero impegnato in azioni di guerra e difesa, ma come crocerossini ad aiutare i 60mila rifugiati che hanno invaso la Svizzera e da 15 anni a cercare di ricostruire il Kosovo. Ancora oggi ci sono contingenti svizzeri strapagati per mantenere la pace in Kosovo. Insomma, qual è il pericolo che incombe sulla Svizzera?
Sono stati creati battaglioni che intervengono in caso di catastrofe, missione assolutamente utile e regolarmente necessaria (p. es. in caso di inondazioni, frane, ecc). Vi è comunque stata una naturale evoluzione dei compiti della nostra armata. Non entriamo nel merito delle recenti spese allegre per ristrutturare l’esercito, con mandati agli amici degli amici, ovviamente pagati dal contribuente, che screditano i vertici della nostra armata.
Adesso arrivano le cifre nude e crude: l’esercito svizzero durante il primo semestre 2010 è stato impiegato soprattutto per impieghi di appoggio, in parole semplici i nostri soldati servono ad aiutare alle gare di Coppa del Mondo di sci, al Tour de Suisse, alle feste federali di tiro e lotta. Ma allora ditelo: il nemico non c’è più, e l’esercito ci serve nelle manifestazioni festose e sportive. Lo dicano soprattutto a quelli che sono convinti che la nostra armata non può cambiare e serve a proteggere il nostro territorio da improbabili invasioni di armate estere. Speriamo che i vertici della nostra armata tengano sempre pronti un po’ di soldati addestrati non solo ad aiutare alle feste campestri, ma anche ad interventi di vera sicurezza nazionale! Non si sa mai… Anche se poi proteggere le nostre frontiere dall’entrata illegale di richiedenti l’asilo e clandestini sembra non essere mai stato un compito del nostro esercito, e i risultati negativi si vedono tutti i giorni!
Abbiamo avuto occasione di scrivere nei mesi scorsi che il segreto bancario in Svizzera non c’era più, nella speranza però che qualcosa si muovesse nel nostro Paese per preservare una piazza finanziaria in difficoltà. Era per esempio stata lanciata dalla Lega dei Ticinesi l’iniziativa popolare per inserire nella Costituzione il segreto bancario, così quando i nostri impavidi politici sarebbero andati a discutere delle solite concessioni all’Unione Europea o agli USA, avrebbero avuto un argomento valido per non calare le brache. L’iniziativa purtroppo non è riuscita: delle 100′000 firme necessarie ne sono state raccolte solo 55 mila, di cui 20 mila in Ticino. L’UDC nazionale non ha dato alcun apporto e l’iniziativa è fallita. La popolazione svizzera aveva una possibilità per salvare il segreto bancario, l’opportunità non è stata colta. Che nessuno si lamenti quando ci affonderanno il nostro sistema bancario! Del resto dati e nomi protetti sono già stati divulgati alle autorità USA. Il segreto non c’è più, ora tutti i Paesi esteri pretenderanno dalle banche svizzere di avere i dati dei propri cittadini. Così è.

facci sognare, Paul !
Per chi non conoscesse il polpo Paul, che vive in una vasca salata in Germania, vi diremo che si tratta di una piovra che azzecca i pronostici delle partite di calcio, e non solo di calcio: durante il campionato del mondo di calcio in Sudafrica, Paul ha imbroccato tutte le previsioni fatte. Addirittura in diretta TV, collegate molte emittenti, ha indovinato la squadra che sarebbe diventata campione del mondo, cioè la Spagna. Il polpo ha scelto il cibo in una scatola trasparente con la bandiera spagnola, preferendola alla scatola contenente cibo con bandiera olandese. Incredibile come Paul si destreggi coi suoi tentacoli e imbrocchi le previsioni.
In effetti una società russa di scommesse sportive via internet vorrebbe assumere il polpo ed acquistarlo per una somma di 100′000 dollari. L’acquario di Oberhausen in Germania, dove vive la piovra, ha ricevuto l’offerta di acquisto. I media russi hanno riferito della proposta di comprare il tentacolato. La società russa afferma che Paul diventerebbe uno dei 120 impiegati dell’azienda di scommesse. Grande Paul! Del resto si sa che i polpi hanno un quoziente intellettivo piuttosto elevato, ma addirittura farsi scegliere da una ditta vera con stipendio assicurato…
Il Consigliere Federale socialista Moritz Leuenberger se ne va, finalmente, dopo 15 anni in Governo. Il buon sessantottino, dopo tanto can-can da alternativo quando non ricopriva cariche pubbliche, si è adattato bene ed in fretta al sistema politico, e da uomo sulle barricate si è ritrovato prima nel Consiglio di Stato zurighese, poi in Consiglio Federale. Molti gli articoli di critica sui quotidiani nazionali sull’operato di Leuenberger in questi 15 lunghi anni. Del resto in molti dicevano che magari il buon Moritz avesse buone qualità teatrali (più che capacitâ oratorie), ma soprattutto dimostrasse duro comprendonio e limitate capacità intellettuali. Detto di Leuenberger che tanto se ne va, si parla ora della sua successione: e siamo alle solite, perché quei rompiballe dei socialisti (sempre ammesso che abbiano i numeri nell’Assemblea Federale per far rieleggere un Consigliere Federale delle loro fila) vogliono un successore donna. Ma sempre le donne vogliono? Ci sembra che i socialisti, dall’alto della loro solidarietà col mondo intero (destra a parte), dimostrino discriminazione nei confronti dei maschietti!! Ricordate un ventennio fa quando il neocastellano Mathey, già eletto in Governo dall’Assemblea Federale, dovette farsi da parte per la solita femmina socialista? Roba da matti.
Beh, ora si fa (anzi ri-fa) il nome di Patrizia Pesenti, Consigliera di Stato ticinese. Sempre la buona Patrizia era stata candidata al Consiglio Federale nel 2002, quando la Dreyfuss lasciò il suo seggio: in quel caso fu preferita la Calmy-Rey. Il Blick cita la Pesenti tra i possibili candidati, e se lo dice il Blick… Il 24 agosto prossimo i socialisti ticinesi discuteranno di un’eventuale candidatura della Pesenti, la quale di solito mica si tira indietro. Speriamo che al di là che vogliano una donna, i socialisti faranno eleggere una persona competente e magari meno cavallo-pazzo della Calmy-Rey che ne ha fatte di tutti i colori!
I dati degli ultimi giorni sull’asilo in Svizzera: negli ultimi tre mesi sono arrivate oltre 3′500 richieste di asilo, cifre sempre preoccupantemente elevate. Le Nazioni che più ci forniscono asilanti sono: la Nigeria (Paese che ha appena organizzato i campionati mondiali di calcio under 17) da cui sono arrivati 421 richiedenti, 403 dall’Eritrea (i richiedenti l’asilo scappano per evitare il servizio militare nel loro Paese), 278 dalla Serbia (ma come, dalla Serbia?). Pare vi sia un aumento di richiedenti di origini Rom dal sud della Serbia, perché come ci fa sapere l’Ufficio federale della migrazione da quella regione si fugge dalla difficile situazione economica.
Ma che belle statistiche ci forniscono quelli della Confederazione! Ci sorge un dubbio: ma questi poveracci hanno davvero il diritto di depositare la domanda di asilo? Sono gli uffici federali stessi che ci dicono che tante persone scappano e vengono da noi per la difficile situazione economica. Ma la crisi c’ê dappertutto! Eppoi non è certo un motivo per farsi accogliere come asilanti in Svizzera. Stesso dicasi quando uno fa il disertore nel suo Paese, mica dobbiamo accoglierlo come rifugiato da noi! È la solita storia: meno del 20% dei casi (la fonte sono gli uffici federali competenti) sono stati accolti, quindi almeno l’80% degli asilanti sono disonesti e ci provano perché a casa loro si sta male. E così facendo, la Svizzera non può concentrarsi su chi ha davvero diritto e bisogno di essere accolto come asilante. Ah, dimenticavamo: vi ricordate che il Kosovo è ormai stato sovrano, dichiarato sicuro, democratico e organizzato? Ebbene, dal Kosovo nello scorso trimestre sono arrivati in Svizzera 140 richiedenti l’asilo!!!!! Ma basta, adesso!
La decisione presa dall’Ufficio federale della migrazione è stata definita scioccante dalle organizzazioni umanitarie, noi invece diciamo che è stata presa con un decennio di ritardo: i cittadini dei Balcani (la ex-Jugoslavia per intenderci) non potranno più presentare domanda di asilo in Svizzera, dato che dopo quasi 20 anni dalla guerra la situazione è stabile e la pace consolidata. Demenziale invece che non si voglia ritirare lo statuto di asilo ai cittadini di Serbia e Bosnia-Erzegovina ospitati nel nostro Paese. Assurdo anche che chi ha lo statuto di rifugiato potrà opporsi alla decisione e ricorrere fino al Tribunale Federale: come dire che non solo questi asilanti sono stati ospitati, protetti, formati dalla Svizzera, ma che ora potrebbero causare ulteriori problemi e spese al contribuente con una lunga procedura di ricorso. Dovrebbero essere tutti felici se nell’ex-Jugoslavia pace è fatta e se per gli asianti balcanici non c’è più motivo di essere rifugiato. Ma si sa, da noi il mondo funziona al contrario. Oltretutto a chi viene ritirato lo statuto di rifugiato mica se ne tornerà a casa sua, al suo paesello, per ricostruirlo e per renderlo bello e prospero come prima della guerra (?): ormai decine di migliaia di ex-asilanti hanno il permesso B o C. Quindi l’Organizzazione di aiuto ai rifugiati che si dice scioccata per la decisione, cosa rompe le balle? Con la loro azione umanitaria si concentrino piuttosto su chi ha veramente bisogno, mica su popolazioni che possono ritornare sicuri a casa loro (e come detto mica ritornano, qui si sta meglio).
Quello dei Balcani è un capitolo assurdo della recente storia europea: al di là del dramma vissuto dalle popolazioni interessate, mentre la Nato bombardava la Jugoslavia e l’ONU pasticciava impotente (vedi massacro di Srebreniza che si poteva evitare se i caschi blu olandesi dell’ONU avessero svolto il loro compito), in Svizzera sono arrivati quasi 100′000 mila disperati, mentre gli altri Paesi di accogliere rifugiati non ne volevano sapere. E a distanza di 20 anni ancora si discute se concedere o meno lo statuto di rifugiato…
Ecco, ci voleva proprio uno studio pagato dal contribuente per avere la conferma del malfunzionamento del Consiglio Federale nel caso della crisi libica. Infatti in Centro studi per la sicurezza del Politecnico federale di Zurigo ha presentato uno studio che ha analizzato ciò che è avvenuto negli ultimi due anni tra Svizzera e Libia: conclusioni impietose per il nostro Governo, che ha gestito malissimo l’affare. Secondo lo studio l’attuale sistema di lavoro del Consiglio Federale è lacunoso, i dipartimenti troppo stagni e poco interdipendenti. Cose che già si sapevano. Lo studio conclude quanto sia importante collaborare a livello internazionale nell’ambito della sicurezza, riferendosi alla mediazione dell’Unione Europea per risolvere le tensioni tra Svizzera e Libia (in realtà l’UE è intervenuta solo perché la Svizzera aveva bloccato il sistema dei visti Schengen, oltretutto l’UE aveva criticato il nostro Paese costringendolo a sospendere il blocco). Insomma uno studio di alto livello finanziato con soldi pubblici che dice poco-niente di nuovo. Del resto non ci volevano gli esperti del Politecnico per sentenziare un totale fallimento nell’affare libico: ci voleva buon senso fin dall’inizio, e non manìe di protagonismo ostentate dai consiglieri federali Merz e Calmy-Rey. E tanta cautela a trattare con il colonnello Gheddafi, che dall’alto della sua arroganza proponeva all’Assemblea generale dell’ONU di cancellare la Svizzera dalla carta geografica…
Siamo circondati dalle tecnologie che permettono di farci vivere realtà virtuali. Siamo praticamente sempre a contatto con l’informatica, con internet e con la posta elettronica. Ebbene, sappiate che tutta sta roba inquina, e anche molto: parrebbe che la quantità delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) legata a queste attività siano paragonabili alle emissioni dal trasporto aereo. Sono circa il 2% del totale di immissioni di CO2! Le nuove tecnologie inquinano perché per far funzionare il computer usiamo molta energia, e si sa che per produrre energia, a dipendenza della fonte energetica, si immettono grandi quantità di CO2 nell’aria. Quindi l’utente non ci pensa, ma dovrebbe rendersi conto che strusare sul computer consuma energia, tanta energia. E il tutto si traduce in emissioni di sostanze inquinanti nella nostra aria. Le previsioni per il futuro sono ovviamente di ancora maggior consumo di elettricità da parte degli utenti, e dunque aumento della produzione delle sostanze inquinanti. Le cifre sono note: speriamo che ora i produttori di programmi informatici e computer trovino il modo per ridurre i consumi energetici, e ovviamente noi tutti utenti dovremmo limitare le nostre attività legate al web e all’informatica. Certo che quando una società diventa computer-dipendente è difficile tornare indietro…

gioca e incassa!
Sono tanti i milioni di franchi svizzeri giocati nel nostro Paese ogni settimana, tra Lotto e tanti altri giochi e grattaevinci. Da anni lo Swisslotto comunica che vi sono decine di vincite milionarie mai incassate dai giocatori. Come dire che mentre nelle altre Nazioni ai giocatori non sfugge niente, e che magari in passato sono saltate fuori schedine vincenti ma truccate, da noi ci si dimentica di controllare se si è vinto. Sarà l’abitudine a tentare la sorte tutte le settimane (o due volte la settimana, da anni hanno introdotto due sorteggi, al sabato e al mercoledì), sarà che siamo distratti, fatto sta che non è raro che vincite milionarie non vengono incassate. Lo Swisslotto, quando una vincita cospicua non viene incassata dal giocatore, si attiva e fa mettere sui quotidiani delle inserzioni a pagamento, con lo scopo di risvegliare dal torpore il giocatore smemorato, prima che scada il termine per ritirare la somma vinta. Scaduto il termine, Swisslotto devolve in beneficienza la somma mai riscossa.
È successo negli scorsi giorni che la moglie di un giocatore distratto abbia letto un’inserzione ed abbia convinto il marito a controllare le sue ricevute delle precedenti giocate: ebbene, questo fortunato della Svizzera centrale aveva in effetti vinto quasi 5 milioni di franchi nell’estrazione di gennaio, e il termine per riscuotere la somma vinta era il 18 luglio. Il fortunato vincitore ha dunque incassato i suoi milioni all’ultimo momento grazie alla moglie solerte, prima che la vincita sparisse. Morale: controllate sempre i numeri vincenti sulla vostra giocata! È bello sapere che i soldi da voi vinti ma mai ritirati vengono distribuiti ai bisognosi, ma è più bello incassare e poi se del caso darne in beneficienza! O no?