Scioccante storia dall’Indonesia, ma forse neanche tanto: un pupetto sovrappeso (25 chili di ciccia) di soli due anni è già dipendente dal fumo dopo che il padre gli ha fatto provare la prima sigaretta ad appena diciotto mesi. “Non sono preoccupato per la sua salute”, racconta il papa’, Mohammad Rizal, “lui sta bene, piange e urla quando non lo facciamo fumare… è dipendente”. Ardi Rizal, questo il nome del fenomeno da baraccone, ora ha due anni e vive in un villaggio di pescatori a Musi Banyuasin, sull’isola di Sumatra. Il furbo e arzillo bimbo, che si pippa 40 (quaranta) sigarette al giorno, pare abbia addirittura imposto la marca delle sigarette da lui preferite, e costa alla famiglia 4,50 Euro al giorno per il suo vizietto poco salutare. I genitori sono ora indagati dalla giustizia indonesiana.
Al di là della notizia incredibile (ma tanto ci siamo abituati a quasi tutto), provate ad andare a vedere i divertenti video che sono stati girati e che sono disponibili su internet: ritraggono il nostro bimbo ciccione che gesticola la sigaretta come un adulto, e come un adulto aspira voglioso la boccata di veleno che succhia dalla sua sigaretta. Il piccolo è chiaramente dipendente e si arrabbia come un ossesso quando non gli danno l’agoniato fumo da consumare. Dicono che egli non giochi con gli altri bambini, se ne sta con la sua macchinina giocattolo e si trastulla solo solo. Un video poi lo ritrae mentre fa il bagnetto nudo e mostra i suoi cuscini adiposi (cioè il suo grasso in eccesso…): un vero spettacolo. Una bella storia, non c’è che dire, e questo mentre da noi si vieta il fumo nei locali pubblici e si scrive sui pacchetti di sigarette che questo vizio nuoce alla salute e uccide.

non per tutti !
Si è sempre detto che revocare la concessione di una naturalizzazione elvetica era cosa impossibile, in realtà un turco-elvetico dovrà riconsegnare il suo passaporto svizzero. Il turco aveva ottenuto la cittadinanza elvetica nel 2003 dopo aver sposato una donna svizzera. Si è scoperto che l’uomo aveva un’amica in Turchia (nel frattempo divenuta sua moglie) e continuava a sfornare bambini con essa. Le autorità elvetiche sono venute a conoscenza di questa bigamia, e nonostante la donna svizzera non abbia denunciato il malaffare per rispetto nei confronti di sua figlia avuta dal turco, hanno deciso di revocare la cittadinanza concessa 5 anni fa. Il Tribunale amministrativo federale ha confermato la decisione di ritiro del passaporto. È un caso che dovrebbe aprire gli occhi a molti benpensanti, secondo i quali la concessione della nazionalità svizzera è un semplice atto amministrativo, oltretutto irrevocabile. Col cavolo! Ritirare il passaporto si può eccome, e anzi si dovrebbe in diversi casi!
In realtà vi sono centinaia di casi, che meriterebbero più attenzione da parte delle autorità competenti: stupratori, delinquenti, candidati alle naturalizzazioni che devono ancora scontare pene in seguito ai crimini commessi, e molto altro ancora. Non è che tutti gli stranieri che chiedono la cittadinanza sono dei malfattori, ma purtroppo molti candidati non meritano il nostro passaporto, e se si scopre anche dopo la concessione della nazionalità che lo straniero ha nascosto atti gravi, allora è giusto revocare la decisione e ritirargli il passaporto. Ne va della credibilità della procedura, e ne va del rispetto degli stranieri che invece meritano di diventare (anche) svizzeri.
È da sempre che segnaliamo l’invasione di lavoratori stranieri in Ticino: mentre prima degli accordi bilaterali con l’Unione Europea (UE) i frontalieri erano occupati nell’edilizia, dopo l’introduzione della libera circolazione delle persone con l’UE si assiste in tutta la Svizzera, ma soprattutto nel nostro Cantone, ad un aumento massiccio di lavoratori stranieri in tutti i settori dell’economia: nelle banche e nelle assicurazioni, nella sanità e negli studi legali, nello Stato e nel parastato (a cominciare dalla TSI che assume italiani, creando disoccupati ticinesi). Questa invasione di lavoratori stranieri avviene mentre la disoccupazione in Svizzera cresce: lo capisce chiunque, significa che gli impiegati provenienti dall’UE fregano il posto di lavoro ai cittadini elvetici!! Quello che sinistra, sindacati e partiti europeisti non temevano si è avverato: invasione di cittadini UE in Svizzera e pressione dei salari verso il basso.
Regolarmente gli uffici competenti ci ragguagliano sui dati delle ditte estere attive in Ticino e sugli abusi, ormai divenuti abitudine anche da noi (subappalti illegali, dumping salariale, sfruttamento al limite della schiavitù di lavoratori stranieri, ditte senza permessi, padroncini che lavorano sottocosto, ecc). Negli scorsi giorni le autorità ci informano che nell’edilizia, branca che soffre fortemente della concorrenza italiana, le infrazioni denunciate nel 2009 sono raddoppiate rispetto all’anno precedente. Più di 200 le ditte che operavano senza notifica. Molti casi di mancato rispetto delle condizioni salariali. Nelle scorse settimane l’Associazione impresari contruttori lamentava la mancata reciprocità tra UE e Svizzera, nel senso che subiamo un’invasione da parte italiana, mentre le ditte elvetiche che vorrebbero lavorare in Italia non ci riescono (a causa di protezionismo, concorrenza sleale, procedure burocratiche inaccettabili, …). Gli accordi con l’UE sono per la Svizzera un vero Calvario. Ora, per stanare gli abusi in continuo aumento, chiedono ancora più controlli, ovviamente pagati dal contribuente svizzero… Oltre che subìre l’invasione straniera ci tocca pure pagare i controlli che prima della libera circolazione non servivano neppure!
Dopo il Belgio, che ha vietato definitivamente il Burqa nei mesi scorsi, anche la Francia si appresta ad introdurre il divieto. Il presidentissimo Sarkozy è convinto che sia indispensabile in un Paese democratico come la Francia vietare il velo integrale. Sono previste sanzioni pecuniarie severe per chi non rispetterâ il divieto, e multe salatissime e pene detentive per gli uomini che obbligheranno le donne ad indossare il Burqa nonostante il divieto imposto. In Francia vivono più di 5 milioni di musulmani, e il fatto che il divieto interesserebbe “solo” circa 2′000 donne che portano il velo incriminato, non ferma chi vuole vietare questo vestito.
In Svizzera ci facciamo problemi enormi per ogni iniziativa volta a migliorare la convivenza, la sicurezza e il quieto vivere, temendo di offendere una qualche comunità religiosa (ovviamente che non sia cristiana). In realtà chi vive da noi deve semplicemente adattarsi agli usi e costumi vigenti nel Paese ospitante. Punto e a capo. Se nel programma scolastico è prevista l’ora di nuoto, anche le alunne musulmane, ebree, aramaiche, buddiste, e chi più ne ha più ne metta, devono fare la lezione di nuoto. Il programma scolastico va rispettato: del resto nelle Nazioni musulmane hanno le loro regole che vanno seguite, non si vede perché da noi bisogna fare mille eccezioni, per non offendere gli adepti di altre religioni! Il caso belga, ma soprattutto quello francese, devono fare da esempio in tutto il mondo: il divieto al Burqa è un mezzo per migliorare la sicurezza, la convivenza, la socializzazione tra le persone, l’integrazione e la situazione femminile (spesso le donne vengono obbligate ad indossare il velo integrale). E in Belgio e Francia, nonostante una massiccia comunità isalamica che vive in questi Paesi, si vuole introdurre un divieto sacrosanto. La Svizzera prenda esempio…
Come noto la Grecia è praticamente fallita: i conti statali sono stati truccati selvaggiamente, i cittadini ellenici vanno in pensione a 53 anni (?) dopo aver contribuito in minima parte alla propria pensione, la corruzione è devastante, l’economia stagna. Insomma un Paese allo sbando, salvo che l’UE ha varato un piano di salvataggio, al quale anche la Svizzera (che non fa parte dell’UE) partecipa con almeno 5 miliardi di franchi. La Svizzera è membro del Fondo monetario internazionale, il quale partecipa per un terzo dell’importo destinato a salvare la Grecia ed altri Paesi UE nella merda fino al collo (Spagna, Portogallo, Italia ed altri), pertanto il nostro Paese paga. E paga anche la nostra Banca Nazionale Svizzera (BNS), che ha già acquistato miliardi di Euri, per cercare di sostenere il crollo della valuta europea nelle borse mondiali.
Adesso arrivano gli austriaci a rompere le palle, e con toni poco diplomatici nei confronti della Confederazione chiedono a gran voce che anche la Svizzera debba contribuire in modo consistente per salvare Grecia e le altre repubbliche delle banane dell’UE. Anche i verdi tedeschi ci scassano gli zebedej, e con la solita arroganza germanica vogliono che gli svizzeri paghino per rimpinguire le casse europee. All’origine della rivendicazione c’è la presunta quasi-appartenenza della Svizzera all’UE, nel senso che grazie agli accordi bilaterali con l’UE noi avremmo grandi vantaggi, e dunque dobbiamo essere pronti anche a pagare. La nostra diplomazia, invece di rispondere per le rime, cerca con toni pacati di spiegare che noi giâ paghiamo, ma non si rende conto che l’UE vuole solo i nostri soldi, e ne vuole tanti, visto che loro non sono capaci a mantenere finanze sani nelle loro Nazioni, vittime di malagestione dei conti pubblici, corruzione dilagante e clientelismo all’ordine del giorno. L’UE, oltre che invadere la Svizzera coi suoi lavoratori a basso costo fregando il lavoro agli svizzeri, sta diventando l’incubo del nostro Paese! E per fortuna che non siamo membri dell’UE! Alla faccia degli euro-turbo nostrani che volevano a tutti i costi aderire all’Unione dei Paesi in fallimento!
Secondo un sondaggio pubblicato di recente, la maggioranza della popolazione svizzera è convinta che vi sia un aumento degli atti violenti e dei delitti nel nostro Paese durante gli ultimi 10 anni. Addirittura il 90% degli intervistati afferma che la criminalità in Svizzera sia cresciuta nell’ultimo decennio. Un terzo delle persone avvicinate per il sondaggio dice di aver installato un sistema di allarme nella propria abitazione, oltre che migliori serrature e diverse altre misure per migliorare la sicurezza della propria casa. La stampa ha commentato questi dati, ricordando che in realtà non è necessariamente vero che le vittime di crimini siano aumentate, ma che anzi i numeri sono stabili da 20 anni.
In realtà gli abitanti di questo Paese hanno paura, perché si rendono conto che non c’è più il classico furtarello, con il ladruncolo che scappa a piedi o in bici dopo aver svaligiato una casa. Adesso arrivano in banda, organizzati e senza scrupoli: rubano in maniera selettiva e non si fanno problemi a menare gli occupanti della casa, e magari anche a uccidere pur di perpetrare il loro crimine. Razziano zone intere, e rastrellano tutte le case appetibili in pochi giorni. Spesso si tratta di minorenni, magari rumeni; sapendo che da noi i ladri minorenni non rischiano niente ed è già bello che vengono fermanti e schedati, per poi essere liberati in giornata, i ladri organizzati non si fanno problemi ad usare bambini. La provenienza di questi delinquenti è quasi sempre l’estero, tanto ormai le frontiere sono aperte e col fatto che la Svizzera fa parte dello spazio Schengen si può entrare e uscire senza alcun problema e senza controllo alcuno. E lo sanno tutti. Via libera dunque anche in Svizzera, da tempo il nostro Paese è come gli altri, anzi siamo ancora ingenui e poco preparati alla lotta contro il crimine, pertanto le bande hanno vita facile da noi. Finiti i tempi di quando potevamo lasciare aperta la porta di casa, che tanto non arrivava nessuno, se non il vicino a far due chiacchiere… Ma si voleva essere come il resto dell’Europa, ora lo siamo.

La Grecia di oggi: un cumulo di macerie
Come noto la Grecia è sull’orlo del fallimento: l’Unione Europea (UE) ha previsto un aiuto di 120 miliardi di euro (!) per salvare il Paese ellenico. Pare che non saranno comunque sufficienti, ci vorrano molti più soldi. Poi sarà la volta di Spagna, Portogallo, Italia, tutte Nazioni con conti statali da brivido. A prima vista la Svizzera, che non è membro dell’UE, sembrerebbe fuori dal marasma, anche perché almeno per ora non ci risulta che al Confederazione abbia truccato i conti statali per reintrare nei parametri imposti dall’Unione. In realtà la Svizzera pagherà un pacco di soldi per la crisi greca: innanzitutto facciamo parte del Fondo monetario internazionale, il quale finanzierà un terzo dell’aiuto alla Grecia, pertanto il nostro Paese deve passare alla cassa. Inoltre il nostro Consigliere Federale Merz ha già parlato di aiuti (si stima per oltre 5 miliardi di franchi), necessari per stabilizzare l’euro e l’economia dell’UE: per la Svizzera ovviamente l’UE è un partner commerciale fondamentale.
Ma il punto è: perché pagare tutti sti soldi, quando l’Inghilterra (membro UE) si è rifiutata di finanziare il pacchetto di salvataggio dell’Unione? Eppoi, è giusto che gli svizzeri aiutino a sanare i conti dello Stato ellenico che manda in pensione i propri cittadini a 53 (cinquantatre!) anni? Se i greci vogliono smettere di lavorare così presto è affare loro, ma non vediamo perché gli svizzeri debbano contribuire al pagamento delle pensioni di cittadini di altri Stati. Del resto anche da noi ci sono problemi enormi con le Casse pensioni statali, sempre a causa di concessioni scandalose ai dipendenti cantonali e federali: già il contribuente elvetico deve pagare per i privilegiati statali che ricevono pensioni da nababbi (statali che oltretutto hanno contribuito ben poco alla creazione della propria previdenza, e questo grazie al primato delle prestazioni su cui si basano le casse pensioni statali) e che smettono presto di lavorare. Dobbiamo anche finanziare le pensioni degli ellenici, che oltretutto evadono allegramente le imposte e una volta in pensione lavorano in nero come in Italia. Col cavolo!! È ragionevole che gli svizzeri aiutino un Paese come la Grecia, dove è diffusa la corruzione, l’evasione fiscale, e dove truccano i conti statali per rispettare i parametri imposti? La Svizzera ê fuori dall’UE e non deve pagare un franco al sistema corrotto e sperperone vigente nell’Unione. E per fortuna che gli svizzeri hanno sempre dimostrato di non voler aderire all’UE… Capito socialisti e partiti a rimorchio dei socialisti (PLR e PPD), tutti a favore dell’adesione all’UE? Capito TV di Stato, che da anni prova a farci il lavaggio del cervello per convincerci ad entrare nell’UE?
Che i soldi non facciano la felicità è noto, che però i soldi aiutino a raggiungere diversi scopi è bene ogni tanto rimarcarlo. In questi giorni ci arriva la notizia che il presidentissimo dell’Internazionale di Milano Massimo Moratti, squadra italiana di calcio, promette 500 mila euro ad ognuno dei suoi giocatori nel caso l’Inter dovesse centrare i 3 traguardi della stagione: Coppa Italia (obiettivo già raggiunto), campionato italiano e Champions Leage. Per la conquista del campionato mancano solo 90 minuti (l’Inter deve “solo” vincere l’ultima partita per garantirsi il successo), per portarsi a casa anche la coppa della Champions bisognerà battere il Bayern di Monaco il 22 maggio. Solo coi soldi non vinci, ma i giocatori ricevono un bell’incentivo, anzi mettono le ali ai piedi!
Incredibile i milioni che girano in questo sport. Al di là di questi BONUS imprevisti (almeno Moratti pagherà i bonus solo se gli obiettivi saranno raggiunti, mica come l’UBS che versa i bonus usando soldi dello Stato, subito dopo aver rischiato il fallimento dell’azienda!), impressionano gli stipendi che vengono pagati nel mondo del calcio. L’allenatore dell’Inter Mourino intasca 14 mio di euro all’anno (dichiarati, chissà quelli in nero). Per il trasferimento di un solo giocatore si è arrivati a pagare quasi 100 mio! Insomma, mentre la Grecia fallisce e mette in crisi l’Unione Europea, mentre le borse tremano, mentre le banche falliscono, il calcio naviga nell’oro (salvo qualche bolla speculativa sempre dietro l’angolo, p.es. la Roma sull’orlo del patatrak). Al Real Madrid, per creare uno squadrone che però non vincerà niente quest’anno, hanno speso quasi 500 mio…
È notizia di qualche settimana fa: il Burka, tradizionale vestito islamico che lascia solo intravedere gli occhi delle donne ma che copre tutto il resto del corpo, è stato vietato in Belgio. Anche in Svizzera si sta muovendo qualcosa, visto che il Parlamento cantonale di Argovia propone il divieto del Burka nel nostro Paese. A Novara, in Italia, in seguito ad un’ordinanza che vieta di coprire il viso, nei giorni scorsi una donna è stata multata per aver indossato il Burka in luogo pubblico: ammenda di 500 Euro.
Non si tratta di una questione religiosa, il problema è chiarissimo: a volto coperto non bisogna girare! Pensate che anche a far benzina alla moto in molte stazioni di rifornimento in Svizzera ti obbligano a toglierti il casco, per evitare che qualche furbo faccia il pieno e poi scappi via senza pagare. È chiarissimo che si chiede di rinunciare a Burka o cappucci per motivi di sicurezza! Eppoi il divieto di coprirsi il viso dovrebbe ovviamente essere esteso ai soliti estremisti di sinistra, che sempre belli incappucciati ed irriconoscibili da anni se ne vanno indisturbati a creare scompiglio nelle città e distruggere vetrine ed automobili. Per esempio sono sempre questi comunisti incappucciati che hanno ucciso i 3 impiegati di banca in Grecia durante le recenti manifestazioni, in seguito al lancio di bombe incendiarie contro l’istituto bancario.
Tolleranza zero contro chi si copre il volto! E non si spiega la contrarietà al divieto del Burka da parte del Partito socialista svizzero (PS), che non ritiene opportuno vietarne l’uso: ma come, non sono sempre i socialisti che si prodigano per la parità di diritti tra uomo e donnna? Non sono i socialisti che denunciano sempre che le donne sono vittime della società? Ma è proprio il Burka un’imposizione ed una discriminazione contro le donne! O forse il PS, in seguito al divieto di coprirsi il volto, teme che i suoi incappucciati di sinistra che distruggono le città non potrebbero più agire indisturbati?…

buon compleanno!
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