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Michele Fazioli ce l’ha coi comunisti? In 30 anni alla TSI non ce ne eravamo accorti!

19 aprile 2010

Il buon pensionato d’oro Michele Fazioli, ex responsabile per molti anni dell’informazione alla TSI, beneficiario di una rendita da nababbo della Cassa pensioni TSI, sempre attivo a Controluce per compensi esagerati, uomo super-influente nelle scelte dell’informazione alla TV di Stato, ce l’ha coi comunisti. Ce lo fa sapere tramite un interessante articolo sul Corriere del Ticino di oggi: afferma che il socialismo gli va bene, il comunismo no; asserisce che col rinsavito già Consigliere di Stato Pietro Martinelli (ex PSA, estremista di sinistra) ci lavorerebbe, coi comunisti no.

Belle parole, che ovviamente non si possono non condividere. Peccato che nel nostro piccolo e un po’ ridicolo Ticino i comunisti ricevono sempre grandi spazi nell’informazione TSI, e anche in molti altri media. I comunisti nostrani non solo non si distanziano da un’ideologia che ovunque abbia attecchito ha provocato enormi danni e milioni di morti, ma addirittura il loro Partito del lavoro lo hanno ribattezzato con fierezza Partito comunista. Che tolla! Pensate che in certi Paesi giustamente vietano tale denominazione! Ma in un Paese come la Svizzera, totalmente in ostaggio della sinistra, non bisogna più sorpendersi di nulla, neppure della campagna anti-partiti-di-destra orchestrata da decenni alla RSI (la TV e la radio di Stato).

In Ticino, piuttosto che dare spazio in TV e in radio al primo partito svizzero, l’UDC, si invitano ai dibattiti verdi, rossi, gialli e quant’altro. Quando poi la TSI parla dell’UDC ne riferisce sempre in modo negativo e sprezzante, proseguendo una campagna anti-UDC che dura da almeno un decennio. La Lega se la cava e trova spazio perché Bignasca fa audiance e minaccia di sputtanare i malaffari della TSI. Si tratta di una strategia chiaramente voluta dai responsabili dell’informazione TSI già quando i fili li tirava Fazioli, che adesso che è un po’ fuori dall’azienda statale che assume frontalieri a go-go invece che dare lavoro ai ticinesi, si butta in una campagna anti-comunisti. Il danno che la TSI causa tramite strategie di disinformazione contro i partiti della destra democratica sono in realtà molto più dannosi rispetto a questo articoletto anti-comunismo degli ultimi minuti. La TSI, a furia di propagare odio contro la destra politica, e dall’altra parte accondiscendenza e ammirazione per la sinistra, danneggia la pluralità e la completezza dell’informazione, non ottemperando di fatto al mandato che l’azienda pubblica RSI dovrebbe perseguire. Ma chi se ne frega, tanto pagano i contribuenti (quelli che pagano le imposte, mica i comunisti…)!

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