Il lavoro nero e molte altre infrazioni sono una realtà anche in Ticino
Prima degli accordi bilaterali con l’Unione Europea (UE) tutto bene, pochi abusi, poche lamentele, pochi casi eclatanti. Ma c’è chi non era soddisfatto di questa isola felice dove quasi tutto funzionava bene: e quindi ci siamo castrati quando il popolo svizzero ha accettato gli accordi con l’UE. Era difficile rovinare un Paese come il nostro, quasi impossibile, ma la voglia di essere come gli altri e la necessità di maggior apertura verso l’estero ha portato gli stessi problemi di cui soffrivano da decenni la Nazioni a noi confinanti.
Quindi, oltre a molte altre porcate estere, abbiamo importato anche la piaga del lavoro nero e di tutte quelle infrazioni nel mondo del lavoro che in Svizzera erano perlopiù sconosciute. Abbiamo già più volte denunciato su questo sito i gravi problemi e gli abusi che ormai sono quotidianità: dumping salariale sui cantieri pubblici ticinesi, attività illegale di lavoratori UE sui cantieri pubblici, aumento della disoccupazione in Svizzera contemporaneo ad un aumento continuo dei frontalieri anche in periodo di profonda crisi, sfruttamento dei lavoratori nell’edilizia, sub-sub-appalti illegali, e molte altre infrazioni da parte di chi ha scoperto che in Svizzera orami si può fare di tutto, tanto anche multe o sanzioni sono ridicole e sopportabilissime.
Ora anche in Ticino si osserva e si denuncia il lavoro in nero, fenomeno tipico della vicina Italia, in particolare nell’edilizia e nell’artigianato. Sono già 80 le ditte che nei primi mesi di quest’anno hanno lavorato senza notifica alle autorità. Sono attualmente 4 gli ispettori che fanno i poliziotti sui cantieri, e ovviamente si chiedono ancora più ispettori. Ma non capiamo bene: volevano il mercato aperto all’UE, e adesso vogliono più persone (cioè più soldi statali) per controllare che non vi siano abusi in seguito all’apertura all’UE? Ma dovevano pensarci al momento di decidere di aprire il mercato a 400 milioni di abitanti europei!! Ci avevano detto che avevamo bisogno del mercato del lavoro UE (in realtà abbiamo sempre potuto attingere dall’estero, i frontalieri ci sono sempre stati, solo che prima bisognava avere un permesso di lavoro e giustificare perché si assumeva un lavoratore estero), e adesso vogliono più controlli per evitare abusi? Se li paghino loro i controlli, altrimenti dove sarebbero i presunti benefici di aver firmato accordi capestri con l’UE? I presunti benefici li sperperiamo in controlli tipo Stasi (la famigerata polizia segreta) nella DDR! A proposito di Est europeo, si registra pure un’impennata di artigiani abusivi dell’Europa orientale. Dulcis in fundo, nel 2009 c’è stata un’esplosione di notifiche da parte di ditte estere in Ticino: da 5′322 nel 2008 a 10′620 nel 2009. Volevate il mercato aperto? Eccovi i risultati! E chi ne subisce le conseguenze siamo ancora noi cittadini contribuenti e le imprese locali…