È ormai noto a tutti: durante la crisi attuale in Svizzera si registrano tassi di disoccupazione in aumento, e contemporaneamente i frontalieri crescono di numero. Come dire, non ci vuole chissà che studio per capirlo, che i frontalieri fregano il lavoro agli svizzeri. In Ticino poi il fenomeno è devastante: frontalieri non più solo nell’edilizia, ma in tutti i possibili settori dell’economia. Frontalieri nella sanità, nelle banche, nelle assicurazioni, nel corpo docenti cantonale, negli studi legali, nella vendita, e persino nei comuni. Non ci vuole più alcuna autorizzazione: la ditta assume il frontaliere, punto a capo, e ovviamente spesso lo paga anche meno di quello che pagherebbe un ticinese per lo stesso impiego.
Adesso arriva il bello: la grande ditta Zegna, attiva nel settore tessile, ha pubblicato negli scorsi giorni su internet la ricerca di un collaboratore nella azienda attiva in Ticino. Nei requisiti richiesti vi era una condizione discriminatoria nei confronti dei ticinesi: il candidato deve essere frontaliero delle provincie di Come, Varese, Lecco. CHE COSA? Discriminati a casa nostra! Che schifo! Grazie socialisti e grazie a tutti quei politici che in nome dell’apertura hanno svenduto la Svizzera all’Unione Europea (UE), che con un mercato di 400 mio di abitanti sta invadendo il nostro Paese. È una sfida persa in partenza: i nostri giovani e i nostri disoccupati costano troppo rispetto ai frontalieri! La libera circolazione delle persone ci ha affondati. Il Consiglio Federale non vuole nemmeno introdurre contingenti, cioè un numero massimo all’anno di stranieri che potrebbero ricevere un lavoro in Svizzera. L’augurio di un buon 1° maggio ai lettori del sito lato-b, un 1° maggio amaro per i ticinesi, ma allegro per i frontalieri e per i cittadini dell’UE in cerca di lavoro nel nostro Paese.
È bastato un incidente per creare il caos sulle strade del luganese e del mendrisiotto: sulla A2 a Bissone un camion e una vettura si sono scontrati. Ed è subito crisi profonda sulle strade del sottoceneri. 15 Km di code e collasso del sistema viario per molte ore. Diciamolo pure: che finché non succede nulla, la rete stradale del sottoceneri è insufficiente, e regge a malapena. Appena però vi sono incidenti come quello di ieri a Bissone, le strade si rivelano un disastro.
Il motivo è palese: le strade attuali sono vie create decenni fa per sopportare un traffico di 3-4 volte inferiore a quello attuale. Pensate che ogni giorno entrano nel luganese 30′000 frontalieri, con chissà quante decine di migliaia di automobili targate Italia che si riversano sulle nostre strade, e che si aggiungono ai tantissimi veicoli ticinesi che già circolano. La situazione è demenziale: circolano sempre più veicoli su strade create per pochi veicoli. Finora ce la siamo cavata ancora bene, ma se si aggiungono i soliti lavori su strade e autostrade, e magari altri incidenti, allora la mobilità nel luganese collassa. E ne vanno di mezzo, oltre che i privati, tutte le attività commerciali che fanno ricca la regione.
Si impone un profondo ripensamento del piano viario: bisogna investire in nuove strade, capaci di assorbire il traffico in continuo aumento. I verdi ci tengono in ostaggio, con teorie demenziali del tipo che se creiamo più strade il traffico aumenta, e molti partiti li seguono pure. Il problema è che qualsiasi cambiamento del piano viario, e la costruzione di nuove strade, avverrebbe comunque solo tra 10 o 20 anni. Pazzesco! Pensate che per esempio la galleria Vedeggio-Cassarate, opera attesa da decenni, rischia di essere aperta con un anno di ritardo perché non è ancora stato edificato un posteggio nella zona Cornaredo…
Sono state rese note le statistiche relative al Penitenziario della Stampa per l’anno 2009. Ebbene, per i soliti sinistroidi benpensanti, che mentono sapendo di mentire e che mai ammetteranno che abbiamo in Svizzera un preoccupante numero di delinquenti e criminali stranieri, salta all’occhio un dato inconfutabile: il 73% dei detenuti della Stampa sono stranieri, e di questi ben il 30% proviene dai Paesi fuori Unione Europea (UE). Da molti anni qualche politico radical-chick nega il fatto che in Svizzera la stragrande maggioranza dei delinquenti e dei criminali siano stranieri; ma non si tratta di interpretazione fuorviante, basta guardare i dati forniti dalle autorità. Speriamo tra breve il popolo svizzero sarà chiamato a votare l’iniziativa UDC per l’espulsione dei criminali stranieri, che si macchiano di crimini particolarmente gravi come stupri, omicidi, spaccio di droga, abuso dei nostri servizi sociali, ecc. La gente, che già ha la sensazione che siano gli stranieri la maggior parte dei detenuti nelle prigioni, deve sapere che la loro impressione è quella giusta, e che i dati statistici confermano questa percezione. Si accetti quanto prima l’iniziativa, così oltre la condanna lo straniero verrà espulso dalla Svizzera, senza che il solito giudice buonista faccia restare nel nostro Paese certi criminali stranieri.
Un altro problema irrisolto è la possibilitâ di fare espiare la pena allo straniero nel proprio Paese, con celle sicuramente meno confortanti. Si tratta di accordi vigenti con molte Nazioni, ma non sempre applicato per la resistenza degli altri Paesi, non certo della Svizzera che ha tutto l’interesse a far scontare la pena altrove. Del resto ci dicono che bisognerà presto ampliare il Penitenziario della Stampa: mandiamo via quindi, senza indugio, i criminali stranieri, così si liberano posti per i prossimi… !

gli USA lo vogliono
Il noto regista Roman Polanski è da tempo agli arresti domiciliari a Gstaad, nell’Oberland bernese, nella sua bella villa-chalet. È confinato nella sua residenza estiva elvetica perché è accusato da oltre 30 anni di rapporti sessuali illegali con una tredicenne, fattaccio commesso nel lontano 1977 negli Stati Uniti, a Los Angeles, nella villa dell’attore Jack Nicholson. La sua vittima, bambina allora e madre di tre figli adesso, ha perdonato Polanski e aveva chiesto di sospendere il procedimento penale contro il regista franco-polacco; ma la Corte d’appello della California ha ritenuto troppo gravi i crimini commessi dal regista, ed ha nel frattempo respinto la richiesta di tenere un processo in contumacia, cioè senza che Polanski sia presente. In pratica l’accusato non mette piede negli USA da decenni, per paura di essere arrestato e condannato per il fattaccio ai danni di una 13enne, e fa di tutto per non farsi catturare dalla polizia americana perché sa che finirebbe dietro le sbarre per lungo tempo. Anche i premi cinematografici conferitigli durante decenni non è mai andato a prenderseli negli USA per paura di essere arrestato. Si ricorderà che le autorità svizzere avevano incarcerato Polanski, su segnalazione degli americani, e che in seguito all’arresto del regista il mondo del cinema e della cultura si era mobilitato a favore di Polanski e della sua liberazione. In molti hanno relativizzato il crimine sessuale commesso, come per dire che se lo commette un grande regista come lui si può anche far finta di niente.
Noi riteniamo invece che Polanski debba essere giudicato quanto prima e che debbe essere estradato quanto prima: i reati di pedofilia devono essere puniti e non deve esistere alcuna prescrizione per crimini sessuali ai danni di bambini. Anche il grande Polanski deve pagare. Sarà un grande regista, ma deve pagare come tutti i mortali.
La Cassa pensioni dello Stato del Canton Ticino (CPDS), ormai è noto a tutti, è messa davvero male: se in questo momento dovesse far fronte a tutti gli obblighi, mancherebbero più di 1,4 miliardi di franchi. La Cassa si trova in sottocopertura, con un disastroso 65,11% di grado di copertura; per capire meglio, ricordiamo che le casse pensioni private non possono per legge scendere sotto il 100% di copertura, e se ciò dovesse accadere sono obbligate a intraprendere misure concrete per aumentare la copertura al 100% (come è successo per esempio alla cassa pensioni della Georg Fischer che ha ridotto le rendite ai beneficiari del 6%, oppure con maggiori trattenute sugli stipendi agli assiurati attivi). Ora arriva il bello: per il deficit vergognoso della Cassa pensioni del Canton Ticino (CPDS) garantisce il contribuente!!! Capito?, noi tutti garantiamo agli impiegati dello Stato rendite da nababbi e anche il deficit accumulato!! Le casse private chiedono sacrifici agli assicurati (che sono i dipendenti della ditta e gli ex-dipendenti beneficiari di rendite), alla CPDS pagano i cittadini per i privilegiatissimi statali!!
Ma come è possibile che la CPDS sia così malmessa? Semplice: vengono pagate rendite non in base a quanto versato negli anni dall’assicurato (come nella maggior parte dei casi nel privato), bensì una percentuale in base all’ultimo stipendio!! Significa che uno statale ha magari avuto un basso stipendio per 25 anni, poi il suo capoufficio lo promuove negli ultimi 5 anni e la rendita è in base agli ultimi alti stipendi! Assurdo, chi paga il buco contributivo? La Cassa appunto, cioè ancora il contribuente! Inoltre gli statali vanno in pensione a 58 anni, e le rendite ponte fino ai 65 anni e il buco contributivo li paga ancora la cassa, cioè il contribuente! In parole povere questi privilegiatissimi statali vanno presto in pensione e beccano pensioni da loro non finanziate, il che ha portato la CPDS a conti catastrofici. Da più di 1 decennio la destra parlamentare propone di passare al primato dei contributi (cioè rendite ai pensionati in base al capitale da loro versato negli anni, e non in base all’ultimo stipendio), si è anche proposto di aumentare gli anni lavorativi per far contribuire maggiormente gli statali alla loro pensione, ma la maggioranza PLR-PPD-sinistra non ha mai accettato cambiamenti sostanziali. Gli statali sono per loro intoccabili.
Dopo un catastrofico 2008, il 2009 per la CPDS è un po’ migliore, ma nessuna illusione, il buco miliardario resta: urgono misure incisive, chiamando alla cassa statali attivi e statali beneficiari di rendite, nel senso che se la devono risanare da soli e versare tanti soldoni tintinnanti, come succede per gli istituti privati, per riportare il grado di copertura ad un livello accettabile. E che i partitoni la piantino di difendere i privilegi inaccettabili degli impiegati statali, pagati dal cittadino per pochi eletti (gli statali appunto)!
Il buon pensionato d’oro Michele Fazioli, ex responsabile per molti anni dell’informazione alla TSI, beneficiario di una rendita da nababbo della Cassa pensioni TSI, sempre attivo a Controluce per compensi esagerati, uomo super-influente nelle scelte dell’informazione alla TV di Stato, ce l’ha coi comunisti. Ce lo fa sapere tramite un interessante articolo sul Corriere del Ticino di oggi: afferma che il socialismo gli va bene, il comunismo no; asserisce che col rinsavito già Consigliere di Stato Pietro Martinelli (ex PSA, estremista di sinistra) ci lavorerebbe, coi comunisti no.
Belle parole, che ovviamente non si possono non condividere. Peccato che nel nostro piccolo e un po’ ridicolo Ticino i comunisti ricevono sempre grandi spazi nell’informazione TSI, e anche in molti altri media. I comunisti nostrani non solo non si distanziano da un’ideologia che ovunque abbia attecchito ha provocato enormi danni e milioni di morti, ma addirittura il loro Partito del lavoro lo hanno ribattezzato con fierezza Partito comunista. Che tolla! Pensate che in certi Paesi giustamente vietano tale denominazione! Ma in un Paese come la Svizzera, totalmente in ostaggio della sinistra, non bisogna più sorpendersi di nulla, neppure della campagna anti-partiti-di-destra orchestrata da decenni alla RSI (la TV e la radio di Stato).
In Ticino, piuttosto che dare spazio in TV e in radio al primo partito svizzero, l’UDC, si invitano ai dibattiti verdi, rossi, gialli e quant’altro. Quando poi la TSI parla dell’UDC ne riferisce sempre in modo negativo e sprezzante, proseguendo una campagna anti-UDC che dura da almeno un decennio. La Lega se la cava e trova spazio perché Bignasca fa audiance e minaccia di sputtanare i malaffari della TSI. Si tratta di una strategia chiaramente voluta dai responsabili dell’informazione TSI già quando i fili li tirava Fazioli, che adesso che è un po’ fuori dall’azienda statale che assume frontalieri a go-go invece che dare lavoro ai ticinesi, si butta in una campagna anti-comunisti. Il danno che la TSI causa tramite strategie di disinformazione contro i partiti della destra democratica sono in realtà molto più dannosi rispetto a questo articoletto anti-comunismo degli ultimi minuti. La TSI, a furia di propagare odio contro la destra politica, e dall’altra parte accondiscendenza e ammirazione per la sinistra, danneggia la pluralità e la completezza dell’informazione, non ottemperando di fatto al mandato che l’azienda pubblica RSI dovrebbe perseguire. Ma chi se ne frega, tanto pagano i contribuenti (quelli che pagano le imposte, mica i comunisti…)!

che inquinamento!
L’eruzione del vulcano islandese ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, di quanto piccolo e impotente è l’uomo su questa terra: le ceneri dell’eruzione hanno oscurato i nostri cieli europei, e in diversi Paesi, tra cui anche la Svizzera, sono stati sospesi i voli aerei per motivi di sicurezza. Un’eruzione vulcanica, fatto comunque non raro, ed è il caos nei nostri cieli e la mobilità di milioni di persone è in crisi. Uno dei tanti vulcani attivi sulla terra erutta zampilli e fumi, e mezza Europa è bloccata. La cosa deve far riflettere sulla pochezza delle attività umane rispetto alle forze devastanti ed incontrollabili della natura. Si tratta di fenomeni che ci sono sempre stati, e coi quali l’uomo ha sempre dovuto fare i conti. I cittadini del pianeta Terra sempre hanno subìto le conseguenze di questi cataclismi naturali, che si tratti di fuoco o acqua, tempeste o tzunami, terremoti o quantaltro.
Fa sorridere che cerchiamo di tenere pulita la nostra aria con filtri antiparticolato, cerchiamo di ridurre le emissioni di CO2, propugnamo le energie rinnovabili, probabilmente ci illudiamo di essere i primi responsabili del surriscaldamento del pianeta (teoria ancora tutta da dimostrare), ecc. Pensate durante qualche giorno di eruzioni del vulcano islandese quante migliaia di tonnellate di ceneri e gas tossici sono state sparate nell’aria che respiriamo! Quantità enormi di roba nociva che ci ritroviamo nell’atmosfera, senza che possiamo fare nulla per contrastare questo inquinamento! Situazioni simili a quando bruciano i boschi: pensate che quando arde una selva si liberano nell’aria quantità enormi di diossina, sostanza altamente nociva e cancerogena.
Simili cataclismi naturali relativizzano, e di molto, quanto l’uomo può fare per e contro l’ambiente, e ci ricordano che siamo sempre ancora (e lo saremo di continuo) in balìa dei devastanti fenomeni naturali.

ma quanti sono?
È noto, e su questo sito l’abbiamo fatto notare più volte, che in Svizzera si registra un continuo aumento di frontalieri anche in tempi di crisi, e contemporaneamente la disoccupazione aumenta: anche un idiota capisce che i frontalieri rubano il lavoro ai domiciliati. E non solo nella solita edilizia, in tutti i settori si nota un forte aumento di frontalieri: nella sanità, nell’assicurativo, nelle banche, alla TSI e alla radio di Stato, nel corpo docenti cantonale, nell’ingegneria e nell’industria, presso studi legali, ecc. Insomma vi è stata, in seguito alla libera circolazione con l’Unione Europea (UE), un invasione di manodopera straniera. Senza contare poi i padroncini che nell’artigianato e nell’edilizia fanno vedere i sorci verdi alle aziende locali. Il Canton Ticino è naturalmente colpitissimo da crisi e invasione di frontalieri italiani.
Ma adesso arriva l’assurdo: in seguito alla sentenza del Tribunale Federale anche i frontalieri potranno dedurre molte spese, in pratica pagheranno meno imposte. Potranno dedurre molte spese dalla loro dichiarazione delle tasse, quindi ne pagheranno molte meno. PAZZESCO: come si fa ad equiparare un lavoratore frontaliere ad un domiciliato? È pura follia! Il danno per il nostro Paese è enorme, sia in termini occupazionali (ci fregano il lavoro), sia in termini di minori entrate per il fisco cantonale in seguito a questa possibilità che viene data ai frontalieri di dedurre molte spese dalla dichiarazione!! Già i frontalieri pagano l’imposta alla fonte (piuttosto bassa) che poi viene riversata nella misura del 40% alle province italiane (in pratica il Ticino riversa quasi la metà dell’imposta alla fonte all’Italia): assurdo, all’ Austria i Cantoni limitrofi pagano solo il 12% !! In Ticino siamo matti? Il rimborso deve essere rivisto, ma è anni che nessuno fa nulla. Ora si esagera: saranno milioni che mancheranno alle casse cantonali e comunali, il che significa che ancora una volta dovranno pagare più imposte i domiciliati!! Evviva gli accordi bilaterali con l’UE. Ci avevano promesso grandi benefici, ma noi per ora vediamo solo sonore fregature…
Succede anche questo nel Ticino aperto all’Europa e al mondo, nel Ticino fortemente voluto da chi non si accontentava di un Paese pacifico e onesto, quello prima degli accordi di apertura con l’Unione Europea (UE), e che era un esempio per tutti nostri vicini: un imprenditore di Lugano di presunte origini campane (pare sia originario di Avellino) intasca 1,5 mio di franchi di anticipo per i lavori di ristrutturazione delle scuole medie di Morbio Inferiore e scappa senza lasciare traccia. Le 3 ditte cui il manager meridionale ha subappaltato i lavori hanno lavorato per mesi e non hanno ancora visto un franco, dato che il campano si è dileguato col malloppo. Roba da telenovela all’italiana! La triste realtà è che è successo qui da noi.
Non ci permettiamo di entrare nei meccanismi di assegnazione di appalti pubblici, e nemmeno sul procedere di pagamenti anticipati in questi casi, ma la domanda è: adesso il contribuente deve pagare due volte? Una volta per arricchire il marrano che scappa coi soldi, e un’altra volta per retribuire giustamente le ditte che svolgono il proprio lavoro?? Eppoi, cos’è sta storia di sub-appaltare i lavori? Sta diventando un’abitudine davvero malsana, oltretutto spesso vietata dalle condizioni per l’assegnazione di un lavoro pubblico. Infine: anche ammettendo di riottenere il malloppo, questo losco figuro ce lo dobbiamo ritrovare ancora in Ticino, o una volta tanto verrà colpito da espulsione a vita dalla Svizzera (speranze vane…)?
La verità è che la Svizzera non è più un’isola felice dove quasi tutto funzionava: da quando abbiamo aperto frontiere e mercato del lavoro all’UE abbiamo importato il malandazzo dei vicini, e non ci si può più fidare di nessuno. Un bell’affare per il nostro Paese, in nome del libero mercato e della libera circolazione delle persone! Risultato: disoccupazione alle stelle per i ticinesi mentre continuano ad assumere frontalieri, lavoro nero, sfruttamento di lavoratori sui cantieri, dumping salariale, sub-appalti illegali, e molte molte altre schifezze che non conoscevamo.