Affare Libia-Gheddafi: la Svizzera ai piedi della scala
È da circa un mese che su questo sito non veniva più approfondita la questione irrisolta tra Libia e Svizzera. Era un’omissione voluta, perché tutto andava male per il nostro Paese, ed ogni giorno la situazione deteriorava. Ora facciamo il punto della situazione: la Svizzera è ai piedi della scala. In questi intensi mesi di gaffes, scuse, ricatti, promesse non mantenute, dichiarazioni libiche inaffidabili, tutto e il contrario di tutto, il nostro Paese non ha davvero più argomenti, e nessuna Nazione amica disposta a dargli sostegno. Da quando poi la Svizzera ha ceduto all’Unione Europea (UE), ritirando la scheda Schengen di persone libiche indesiderate (pressione esercitata in particolare dalla “amica” Italia e dal suo ministro Frattini), il nostro Paese non ha più nessuna arma di ritorsione contro l’arroganza e le scorrettezze libiche. Qualche parlamentare a Berna chiede le dimissioni della ministra degli esteri Calmy-Rey, dopo che ella ha gestito l’affare assieme al senile collega Merz in maniera a dir poco folle. Intanto il cittadino svizzero Max Göldi resta in prigione, e gli hanno pure cambiato la prigione: l’hanno trasferito in una cella senza finestre e senz’acqua calda. Indecente l’atteggiamento dell’UE, che non ha neppure provato ad esercitare pressione su Tripoli per risolvere la vertenza, ed addirittura ha presentato le scuse alla Libia. Gheddafi ed il suo petrolio hanno vinto di nuovo…