Telecamere e videosorveglianza: il minore dei mali
Nei giorni scorsi è stata data la notizia di un ennessimo pestaggio: a Lugano due minorenni hanno aggredito in Via Motta un giovane americano, studente in Svizzera. L’aggressione è stata filmata dalle telecamere piazzate sulla via ed hanno mostrato una feroce violenza, con calci in faccia anche quando la vittima era a terra esanime (vi ricordate Damiano Tamagni, ucciso dai calci in faccia). Grazie ai filmati si è pure potuto arrestare i due picchiatori, fermati nei pressi della stazione FFS di Lugano. Senza le immagini e i filmati, non sarebbe stato possibile ricostruire i fatti e riconoscere gli aggressori.
Da notare che a Lugano si discute da tempo sulla posa di telecamere in diverse vie, in particolare nella zona di Besso dove vi è stato per anni spaccio di droga alla luce del giorno. Ovviamente quelli di sinistra non vogliono la videosorveglianza, non vogliono lo Stato che vige e previene. Assurdo: in tutta la Svizzera si è osservata una riduzione dei crimini nelle vicinanze delle telecamere, che hanno ovviamente un effetto preventivo. La sinistra è contraria che grazie alla videosorveglianza si possa prevenire crimini e, come nel caso di via Motta, arrestare delinquenti grazie alle immagini a disposizione. Poi però quelli di sinistra non vogliono il segreto bancario e sono forcaioli nei confronti degli evasori fiscali. Un po’ di coerenza!
Nessuno vuole il Grande Fratello, quello di George Orwell non quello della Marcuzzi di Canale5, nessuno vorrebbe che ogni nostra mossa venga spiata e che i nostri movimenti vengano seguiti da occhi indiscreti! Nessuno vuole lo Stato ficcanaso! Ma chi non ha niente da temere per le vie della città non è certo contrario ad un sistema di videosorveglianza che possa prevenire anche solo un crimine nei confronti di persone o beni.