
scontri e tensioni
Non è la prima volta che in Italia vi sono disordini sociali in seguito alla presenza di extra-comunitari: vi sono stati atti di violenza e giustizia sommaria con i rumeni in
seguito a stupri e omicidi, vi erano state rivolte da parte degli africani nei centri di accoglienza per rifugiati, vi sono stati scontri tra domiciliati e asilanti in molti quartieri di città italiane, a Padova (16% di extra-comunitari sul totale degli abitanti) erano stati costretti a erigere un muro in metallo per separare un quartiere residenziale dalla zona di spaccio in mano a stranieri spacciatori. Negli scorsi giorni, in una regione che di solito fa parlare di sè per atti criminali legati alla famigerata ‘ndrangheta, la mafia locale, nel comune di Rosarno in Calabria si sono verificati disordini gravissimi, causati dall’enorme numero di clandestini/braccianti/extra-comunitari che abitano nella località calabrese (3′000 extra-comunitari, 15′000 domiciliati). Botte, incendi, spari, violenza da parte dei locali e degli stranieri. Certo, questi extra-comunitari pare siano sfruttati, alloggiati male e trattati peggio, di mezzo c’è anche la mafia locale.
Ma il punto è che ovunque in Europa dove si trovano grandi quantità di stranieri rispetto agli abitanti del luogo, dove quindi si rompe l’equilibrio di convivenza tra domiciliati e ospiti, si creano tensioni, incomprensioni, difficoltà ad integrarsi, anche in regioni notoriamente tolleranti con gli stranieri. In poche parole grossi problemi. In Svizzera, secondo i teorici benpensanti, c’è ancora posto per stranieri, soprattutto per richiedenti l’asilo. La verità è che, dopo l’introduzione della libera circolazione delle persone con l’Unione Europea, nel nostro Paese sono arrivati grandi numeri di lavoratori stranieri (che hanno in parte rubato il lavoro ai domiciliati, fatto questo provato dalle cifre in aumento della disoccupazione dei domiciliati a fronte di un continuo incremento di frontalieri assunti). Di richiedenti l’asilo ne arrivano a frotte, un flusso continuo ed inarrestabile. Attualmente in Ticino vi sono più di 300 richiedenti l’asilo senza una dimora, cioè non si sa dove metterli. Se si vuole evitare ciò che è successo a Rosarno, dove gli extra-comunitari sono stati ammassati senza controllo, anche in seguito ad una politica italiana in materia di stranieri scellerata ed irresponsabile, la Svizzera deve porre dei chiari limiti all’immigrazione, perché è solo con un progetto a lungo termine che si potranno evitare tensioni sociali incontrollabili. Ciò significa basta a nuove entrate se non vi sono le strutture per accogliere i richiedenti: la Svizzera deve mettere a disposizione un numero limitato di posti per asilanti, una volta esauriti non si accoglie più nessuno. Ci vuole una politica di accoglienza di qualità.