Il muro di Berlino abbattuto da 20 anni

il muro della vergogna
Il 9 novembre 1989 succedeva l’incredibile: a furia di colpi di piccone, scalpelli e zappette i berlinesi abbattevano il muro di Berlino. Le immagini che facevano il giro del mondo mostravano migliaia di persone quasi ipnotizzate che smontavano letteralmente il muro della vergogna comunista, e lo demolivano ad un ritmo indiavolato. Tutti volevano cancellare quanto prima il simbolo del colonialismo comunista. Finalmente, dopo quasi 30 anni, i tedeschi dell’Est potevano recarsi a Berlino Ovest. Di lì a poco l’unificazione tedesca: la Germania dell’Est e dell’Ovest ritornarono Germania nell’ottobre 1990. Le autorità dell’Est, quando cominciarono ad erigere il muro che separava in due la città di Berlino, affermarono che si trattava di un “muro di protezione antifascista”: in realtà, prima dell’edificazione del muro nel 1961, circa 2,5 milioni di tedeschi dell’Est scapparono dal regime comunista per recarsi nell’Ovest libero e democratico. E dopo la costruzione del muro lungo 155 Km molte persone cercarono comunque di scappare verso Berlino Ovest: furono centinaia i morti per la libertà, uccisi dalle guardie di sorveglianza dell’est. Leggendarie certe fughe, come quella in mongolfiera che si concluse tragicamente. Non tutti sanno però che qualcuno scappava dalla Germania dell’Ovest in direzione Est, cosa assai strana: il 1° giugno del 1988 un gruppo di 200 punk che veniva inseguito dalla polizia di Berlino ovest scavalcava il muro per sfuggire all’arresto dei poliziotti. Il muro di Berlino è stato e deve restare il simbolo del totalitarismo comunista, un esempio per le future generazioni: in Italia il 9 novembre è stato decretato dal Parlamento “giorno della libertà“, quale ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino.