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Anche le FFS si servono dei lavoratori ungheresi

24 novembre 2009

Era stato detto e ridetto: in caso di accettazione della libera circolazione delle persone da parte della Svizzera con l’Unione Europea (UE), ci sarebbero stati molti problemi per i lavoratori indigeni, in quanto gli accordi permettono di assumere collaboratori provenienti dall’UE, magari anche pagandoli meno dei ticinesi. Questo fenomeno si riscontra oramai in tutti i settori: edilizia, sanità, assicurazioni, banche, ecc ecc Di fatti, accanto ad un continuo aumento della disoccupazione in Ticino, si registra un continuo aumento dei lavoratori frontalieri. Ovvero: ci stuccano il lavoro, e i domiciliati ticinesi restano a casa disoccupati!! È aritmetica pura, anche se qualche funzionario statale cerca di dare sempre diverse letture del fenomeno. Cercano di inventare balle, per non ammettere che gli accordi bilaterali con l’UE sono e saranno un enorme problema per il Ticino e i suoi lavoratori. L’ultima assurdità: le Ferrovie federali svizzere (FFS) si sono avvalsi della collaborazione di lavoratori ungheresi! Capito, ungheresi! Una ditta parastatale, azionista di maggioranza la Confederazione, azienda che riceve sussidi di denaro pubblico, fa lavorare operai ungheresi! Vergogna, neppure le ex-regie federali resistono alla tentazione di assumere lavoratori provenienti dall’UE. E i sindacati, che avevano sostenuto la libera circolazione delle persone con l’UE, si lamentano…. Bravi scemi, adesso è tardi, e grazie a voi e ai partiti che hanno sostenuto gli accordi ci troviamo nella palta!

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