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Archivio per ottobre 2009

Manifesti anti-minareti: il PS di Lugano esperto in religioni! Demenziale.

12 ottobre 2009

Incredibile come un poster possa far parlare di sè: non si è ancora entrati nel vivo dell’iniziativa che chiede di vietare i minareti (i minareti, quelle torri da cui urlano per chiamare a raccolta i fedeli, e non le moschee che sono i luoghi di culto isalmici), che già tutti hanno espresso il loro parere e la loro interpretazione sul manifesto in discussione. Dopo le varie città svizzere, il vescovo, la TV coi suoi approfondimenti, adesso arriva il Partito socialista di Lugano, che con un comunicato fa sapere la sua opinione. Ecco, ci interessa veramente (?) sapere cosa ne pensa il PS luganese (?!). Ci comunicano che il PS ritiene opportuno vietare l’affissione del manifesto, perché secondo il PS vietare non è in contrasto con la libertà di espressione: uella, il Martino Rossi ex-funzionario cantonale strapagato con una pensione (garantita dal contribuente) da far invidia ad un manager, co-autore di questo comunicato, ha perso la ragione? Proprio i socialisti vogliono vietare l’affissione di un manifesto, quando il PS tollera estremisti di sinistra che distruggono le nostre città? Ma se tollerano l’intollerabile e l’illegalità, come si permettono di vietare l’affissione di un manifesto? Secondo il PS il poster intimidisce ed emargina la minoranza islamica. Eh? Andiamo avanti di questo passo e la minoranza saranno presto gli svizzeri, con tutti gli stranieri che ospitiamo e con tutte le libertà che concediamo agli ospiti! Ma al PS non interessa mantenere le tradizioni e preservare quanto di buono creato dai nostri avi, loro vogliono cancellare la Svizzera… Il PS infine ci ricorda a quali conseguenze portano le intolleranze religiose: a parte il fatto che il poster criticato denuncia solo l’Islam estremo, quello che proprio i socialisti dovrebbero combattere, e non quello moderato e integrato; nessuna intolleranza religiosa quindi. Ma poi la lezioncina sulle religioni ce le deve fare il PS? Ma se nel blocco comunista per 40 anni era vietata ogni forma di religione!!! PS di Lugano, ripassatevi la storia recente, e le malefatte del socialismo reale, ed emanate comunicati meno farneticanti.

Author: LATO-B Categories: Attualità Federale Tags: ,

Il numero dei frontalieri è destinato ad aumentare (???)

11 ottobre 2009

Che destino rassicurante che ci propina Sergio Montorfani, della Sezione cantonale del lavoro (Montorfani è uno statale che monitora i lavoratori, tanto per intenderci). Ci fa sapere sulle colonne del Caffè che è destino che i frontalieri siano in aumento e continueranno ad esserlo. Ma il destino è qualcosa che non si può influenzare, qualcosa di inevitabile. Invece in questo caso il destino non c’entra un tubo: c’entrano eccome invece gli accordi bilaterali con l’Unione Europea. Infatti da quando c’è la fatidica libera circolazione delle persone (tanto auspicata dalla sinistra e dei partitoni politici) il numero dei frontalieri in Ticino è passato da 34 mila a 44 mila, in soli 5 anni! Montorfani descrive i frontalieri come qualcosa di speciale, che il mercato ticinese non ha: secondo lui “i lavoratori frontalieri hanno quelle caratteristiche, sia tecniche che professionali, richieste dalle aziende e che sul mercato interno non è facile da trovare”. Cosa? Ma allora fino al 2004, da quando è effettiva la libera circolazione con l’UE, eravamo un mercato di mentecatti e incompetenti? La verità è un’altra, caro Montorfani: le aziende, adesso che possono, assumono volentieri collaboratori che costano meno, che si fanno pagare meno. Quante famiglie ticinesi disperate i cui figli si fanno soffiare il posto di lavoro dai frontalieri! Certo, se un frontaliere ha competenze che la ditta richiede, ma che il mercato ticinese non offre, allora ben venga. Ma purtroppo vengono assunti valanghe di frontalieri perché costano meno dei ticinesi. Del resto anche la nostra TV di stato RSI ha assunto decine di frontalieri, creando disoccupati in Ticino. Risultato: in un momento di crisi si registrano sempre più disoccupati, e nel contempo sono attivi in Ticino sempre più frontalieri. Intanto nel Canton Ginevra il movimento di destra per la difesa dei ginevrini, Mouvement citoyens genevois MCG, in occasione delle elezioni per il Parlamento cantonale, ha fatto man bassa di voti, raddoppiando i suoi deputati, passati da 9 a 17: la campagna portata avanti da questo partito era chiaramente anti-frontalieri. Vuoi vedere che la gente comincia ad averne pieni gli zebedej e vota di conseguenza?

La Svizzera è in crisi perché non riesce a riformarsi

11 ottobre 2009

Inutile negarlo: la Svizzera è in profonda crisi. Il nostro Paese è in una crisi di identità perché ormai ha raggiunto quasi 8 mio di abitanti, con un continuo aumento di stranieri che metterebbero in difficoltà qualsiasi Nazione indipendente. Abbiamo una crisi diplomatica, con Merz e la Calmy-Rey che pasticciano ogni giorno di più, fidandosi di un terrorista arabo come Gheddafi. Le nostre istituzioni sociali soffrono, perché erano concepite per cittadini onesti, e non per disonesti approfittatori, spesso stranieri venuti per sfruttare la Svizzera. Ci sono difficoltà con le naturalizzazioni, perché ormai si naturalizza d’ufficio qualsiasi straniero, senza nemmeno verificare se il candidato è onesto o è perseguito penalmente.

Il punto è che le cose sono cambiate molto in fretta, e la Svizzera non è capace a mettere in atto quelle riforme urgenti, necessarie per stare al passo coi tempi. Se c’è un problema bisogna riconoscere che c’è e cercare di risolverlo celermente; non come si fa adesso: gruppi di lavoro, fase di consultazione, progetti mai arrivati in porto, ecc ecc  Ora che, coi dati in possesso all’inizio della trafila, si arriva ad una proposta, essa è già vecchia e non più attuale, perché nel frattempo le cose si sono ancora una volta evolute. I socialisti bagatellizzano ogni fenomeno (criminalità, naturalizzazioni, bilaterali, crisi economica, casse pensioni, …); i PPDini temporeggiano e vogliono solo aiutare, in modo spesso poco mirato, le famiglie e il clero; i radicali sono come i rossi, i liberali sono contro i radicali; la destra spesso fa proposte, ma poi gli criticano i modi, i tempi, l’aggressività e la poca sensibilità. Un pasticcio per un Paese che resta al palo. Se l’Assicurazione invalidità fa deficit per miliardi ogni anno bisogna riformarla (stanare gli abusivi, reintegrare nel mondo del lavoro i beneficiari, rendere più difficile l’accesso alle rendite, basta motivi psichiatrici poco chiari e mal di schiena poco provati). Se la procedura di naturalizzazione ha delle falle, toppiamo le falle e che si prendano più tempo a verificare l’onestà del candidato. Se la diplomazia sbaglia, miglioriamo e allontaniamo gli incompetenti. Se non sappiamo più dove mettere asilanti e falsi richiedenti (magari con passaporto dei Paesi UE, quindi che non hanno nessun diritto di inoltrare domanda d’asilo), non dobbiamo più ospitare asilanti finché non si liberano dei posti a chi ne ha davvero diritto. Se la disoccupazione aumenta e i frontalieri anche, ciulando il lavoro agli svizzeri, non si concedano più nuovi permessi ai frontalieri. Questa volontà di affrontare e risolvere i problemi si chiama pragmatismo, che mal si sposa con il lassismo, l’indolenza , lo statalismo e i politici che agiscono pro-saccoccia di cui tutti siamo vittime.

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Minareti al centro dell’attenzione grazie alla commissione contro il razzismo

8 ottobre 2009

Non si fa che parlare del manifesto contestato del comitato a sostegno dell’iniziativa popolare che chiede il divieto di contruire minareti, iniziativa in votazione nel novembre di quest’anno. L’iniziativa chiede di vietare l’edificazione dei minareti, elementi architettonici islamici che mal si sposano con l’architettura locale e dai quali un ometto urla a raccolta i fedeli musulmani; la proposta non mette invece in dubbio la costruzione di moschee, luogo di culto islamico. Diverse città hanno già vietato l’affissione del poster in questione, altre città invece hanno dato il loro benestare per la loro affissione. Tutti aspettavano il parere della commissione federale contro il razzismo, presieduta dallo storico di sinistra Georg Kreis. Ebbene, la commissione ha dato il suo atteso responso: il manifesto sarebbe in grado di mettere in pericolo la pace pubblica (???), inoltre la raffigurazione aizzerebbe all’odio (???). Orbene, come qualsiasi quadro o grafica, ognuno può interpretarlo come vuole o avere delle sensazioni, ma se davvero questo poster ha le capacità di mettere in pericolo la pace pubblica, e aizza all’odio, allora il manifesto è da censurare subito, senza idugio, e sicuramente non deve essere sbandierato come fatto da Kreis & compagni, che in realtà diffondono il manifesto in ogni dove, e danno molti spunti per visionare il poster in oggetto anche a persone che non si interessano di politica. È proprio così: la commissione contro il razzismo e i sindaci di sinistra delle città che vietano l’affissione ottengono l’effetto di far parlare e caricare di interesse il poster, la gente ne parla, e molti saranno schifati da questa indecente campagna di disinformazione,  volta a mettere il bavaglio sulla libertà di espressione nel nostro Paese. Il manifesto rappresenta l’islamizzazione del nostro Paese, nulla più. C’è chi teme questo scenario, è umano avere paura di cambiamenti così radicali, c’è invece chi non teme cambiamenti epocali. Rispetto per entrambi. Chi andrà a votare dovrà decidere se vietare o meno la costruzione dei minareti, in gioco non c’è la libertà di religione. E invece, durante queste settimane, è evidente che in Svizzera non c’è più la libertà di espressione, fatto questo gravissimo per una società democratica.

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Ma in Svizzera c’è la libertà di espressione?

6 ottobre 2009
è esagerato?

è esagerato?

Regolarmente Amnesty International segnala le limitate libertà di espressione nelle varie Nazioni, di solito Paesi ove vige un regime totalitario, dittatoriale o comunista. Mai però si è letto che la Svizzera fa parte di questi Paesi dove non ci si può esprimere liberamente. Si legge invece che in Svizzera le prigioni sono brutali: si vede che non è sufficiente la TV satellitare nella lingua del carcerato o la camera singola. Noi invece siamo convinti che nel nostro Paese non ci si possa esprimere liberamente, in particolare in seguito all’introduzione dell’articolo 261 bis, la famigerata norma anti-razziale: se da un lato è giusto non poter dare la possibilità di negare l’evidenza storica (le stragi, gli stermini, le pulizie etniche, ecc), non si vede perché si debba trovare in ogni messaggio forte, che sia verbale o grafico, un’infrazione dell’art. 261bis. Pensiamo p.es. al comandante della polizia di Bienne, che qualche anno fa disse che i kosovari nella sua città erano statisticamente un’etnia a rischio criminalità: qualcuno di sinistra pensò bene di denunciarlo per infrazione della norma anti-razzista. Intanto in Italia qualche mese fa, durante la trasmissione Porta a Porta,  il portavoce della comunità rumena chiedeva pubblicamente scusa agli italiani per i disagi e le sofferenze creati da certi suoi connazionali, per i numerosi atti delinquenti di cui si macchiano i rumeni in Italia. Da noi funziona invece tutto al contrario: non si può dire nulla perché se no si viene deunciati e tacciati di razzismo, intanto p.es. i balcanici sono in testa alle tristi classifiche di delinquenza, e le statistiche lo dimostrano in modo inequivocabile.

Ciò che è accaduto oggi a Basilea Città dimostra quanto affermato sopra: non si può più esprimere liberamente il proprio pensiero. In alto a destra è rappresentato il poster che le autorità hanno deciso di far ritirare lungo le strade perché ritenuti razzisti: a novembre si andrà a votare per l’iniziativa contro l’edificazione di minareti e la campagna politica è partita. Da notare che l’iniziativa chiede il divieto di edificare la struttura architettonica del minareto, quelle torri che assomigliano a missili, dai quali una persona urla per esortare alla preghiera; l’iniziativa non chiede assolutamente il divieto di costruire moschee, il luogo di culto e preghiera dei musulmani. Si può essere contrari o favorevoli all’iniziativa; comunque la libertà religiosa da noi è garantita con o senza minareti (che non sono le moschee, luoghi di culto islamici che mai saranno vietati in Svizzera). Nei paesi islamici ammazzano i preti cristiani, da noi da sempre sono rispettate tutte le religioni. Fatto sta che i manifesti infrangerebbero l’art. 261bis, almeno secondo le autorità di Basilea città. Noi non vediamo nulla di estremo: semplicemente gli iniziativisti rappresentano uno scenario, cioè sul suolo svizzero ovunque minareti e una donna col chador, ovvero l’islamizzazione del nostro Paese. Chi vuol capire, capisca. Niente di razzista, anche se i media e la sinistra, con la complicità degli ipocriti PPDini e i radical-chic, continuano a menare il torrone del razzismo. Intanto in Svizzera c’è stato l’ennesimo divieto di libera e legittima espressione. INACCETTABILE.

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Crisi per i ticinesi, vacche grasse per i frontalieri

4 ottobre 2009

La Svizzera è sempre stata anomala rispetto agli altri Paesi: abbiamo sempre dato tanto e ricevuto poco. In seguito, dopo tutte le concessioni che sempre facciamo, la Svizzera viene pure criticata. Negli ultimi anni, in seguito alla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea (UE), la nostra Nazione è stata invasa da lavoratori dell’UE; ovviamente riceviamo poco in cambio, nel senso che sono davvero pochi gli intrepidi che provano a sfondare nel mercato europeo, e le ditte elvetiche che vorrebbero partecipare ai concorsi si vedono spesso sbattuta la porta in faccia. Il Ticino in particolare soffre del mercato lombardo, e regolarmente i funzionari cantonali ci propinano i soliti monitoraggi e le solite statistiche. Da tempo è noto che, nonostante la crisi e la disoccupazione alle stelle, nel nostro Cantone il numero di frontalieri attivi in Ticino sono in continuo aumento: ma come, ma se c’è la crisi dovrebbero essere in calo anche i frontalieri. Assurdo! Ma scorsa settimana ci hanno veramente rassicurati: il solito Alberton (Siegfried) e l’ Albertoni (Luca), dell’Osservatorio del mercato del lavoro e della Commissione tripartita, ci confermano che dalla metà del 2008 la crescita dei fontalieri è iniziata a rallentare, e ce lo fanno sapere come se fosse una notizia positiva. Altro che positiva, è drammatico che nonostante la crisi occupazionale in Ticino vi sia ancora un aumento dei frontalieri occupati nel Cantone! Noi diamo agli altri e raccogliamo le briciole! Frontalieri mica occupati solo nell’industria e nell’edilizia: si sono ben intrufolati nella sanità, nel settore bancario, assicurativo, e in molti altri settori, e stuccano ovviamente il lavoro ai domiciliati. In seguito agli accordi con l’UE, non c’è più bisogno di permessi e si assumono frontalieri sottopagati a go-go! E i ticinesi restano disoccupati. Per non parlare delle numerosissime e documentate infrazioni delle aziende: una su dieci di quelle controllate infrange i minimi salariali e gli orari di lavoro. Senza considerare tutti quelli che non vengono controllati, il lavoro nero, i sub-appalti illegali, e tanto schifo ancora che crea incertezza nel nostro mercato del lavoro. Era questa la Svizzera che volevano gli euro-favorevoli (socialisti, sindacati, PPDini, radicali)? A noi non va.

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La Svizzera è un colabrodo: Polansky era già ricercato!

4 ottobre 2009
il regista arrestato

il regista arrestato

Antefatto: il regista franco-polacco Roman Polansky era stato arrestato un paio di settimane fa dalla polizia zurighese perché ricercato internazionale. Polansky aveva avuto rapporti sessuali con una tredicenne (pare rapporto mica troppo consenzienti…) una trentina di anni fa negli USA, e per questo reato Polansky scappò dagli States per evitare il giusto processo, e mai rimise più piede in America, perché come lui ben sa il reato non cade in prescrizione. La cosa che tutti trovarono strana nell’arresto del regista cinematografico, invitato al festival di Zurigo, era che Polansky da decenni passa molte settimane all’anno a Gstaad, nel Canton Berna, e mai nessuno aveva detto nulla. Addirittura nel 2006 il presunto pedofilo aveva acquistato uno chalet a Gstaad, dunque un quasi cittadino svizzero. Ovviamente tutti gli abitanti della località bernese intevistati sono rimasti molto sorpresi dell’arresto del regista, definito come persona squisita e gentile.

Oggi sul domenicale NZZ am Sonntag si legge quello che tutti temevano: il Dipartimento di Giustizia e Polizia, al momento della richiesta di acquisto dello chalet, autorizzò per iscritto la compravendita. In quel momento il mandato di cattura internazionale era già stato spiccato! Ma come, il Dipartimento di giustizia non sapeva che Polansky era colpito da mandato di arresto internazionale? E le verifiche che si dovrebbero fare sui cittadini stranieri che vengono in Svizzera, addirittura che chiedono l’autorizzazione ad acquistare beni immobili? Strano, perché la stessa giustizia elvetica ha ordinato il suo arresto 3 anni dopo! Il fatto è grave, perché il cittadino si illude che con tutte le pastrocchie burocratiche che subisce quotidianamente (permessi, controlli, autorizzazioni) il Paese funzioni, e invece così non è. Inoltre ci hanno fatto un mazzo così con la solfa di Schengen, polizie internazionali, collaborazioni con gli altri Paesi per combattere la ciminalistà, e tante altre belle parole. La Svizzera è un colabrodo, dove nemmeno un ricercato famoso viene fermato, figuriamoci i delinquenti comuni… O forse ha ragione chi sospetta che gli USA abbiano fatto pressione sulle autorità elvetiche, visti i problemini che la Svizzera ha con gli USA nel settore finanziario e col segreto bancario? Voi ci arrestate Polansky e noi chiudiamo un occhio su altre piccole faccende dubbie? Affaire à suivre.

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È tornato il Mammone, con le sue inchieste da CSI-Comano!

2 ottobre 2009

Dobbiamo dire che ci mancava: Mammone, Patti chiari e le sue inchieste da FBI-CIA-CSI-Comano! Nella prima puntata di settimana scorsa il Mammone ci ha propinato un’analisi batteriologica da manuale dei lupetti di una serie di hotel in tutta la Svizzera. Roba da stakanovisti puri. Dopo lo scoop dell’anno scorso sugli hotel della Riviera romagnola, ecco che la TSI (o RSI, come annoiar-RSI) ci fa una süppa sui batteri fecali nei cessi delle camere d’albergo in Svizzera, nonché una menata su peli e capelli sui letti, resti di sperma e vari liquidi biologici sui copriletto, forcine di capelli sotto i tappeti e dita di polvere sugli armadi. Per fortuna che c’è il Mammone, senno al venerdì sera non potremmo sghignazzare divertiti. Adesso abbiamo scoperto che le stanze d’albergo in Svizzera non sono per niente sterili: eravamo convinti che fossero prive di microorganismi, ma la RSI ci ha aperto gli occhi. Ci dobbiamo rassegnare: la pulizia è carente anche nel nostro Paese. Anche se a pensarci bene è ovvio che al gabinetto si trovino batteri fecali, e sul letto si trovino residui di pelle e peli. Siamo convinti che se si facessero le stesse analisi a casa del Mammone salterebbero fuori più o meno gli stessi risultati ottenuti: qualcuno potrebbe eccepire che sono microorganismi del Mammone e lui convive con i suoi batteri, ma non preoccupatevi che sono gli stessi trovati negli alberghi, semplicemente di un altro padrone. La verità è che come ha affermato il rappresentante degli albergatori Brunner, ospite della trasmissione, la pulizia non riescono nemmeno a tenerla negli ospedali. Piuttosto si sono viste molte stanze d’albergo che avevano ancora per terra la moquette, vero ricettacolo di batteri, acari & affini, che non permette una pulizia accettabile dei locali, ma l’esperto venuto dalla Penisola non ha mai detto nulla sul problema moquette. Riteniamo importante la pulizia dei locali, ma non si può concentrare una trasmissione sui risultati di laboratorio che sarebbero sorprendenti anche in una sala operatoria! Cîò che conta è anche la gentilezza, la puntualità, i servizi offerti, il cibo servito, ecc ecc  Ricordiamo per esempio che sulla Riviera romagnola un albergo prometteva e faceva pagare per una piscina che non era nemmeno ancora edificata…