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Minareti al centro dell’attenzione grazie alla commissione contro il razzismo

8 ottobre 2009

Non si fa che parlare del manifesto contestato del comitato a sostegno dell’iniziativa popolare che chiede il divieto di contruire minareti, iniziativa in votazione nel novembre di quest’anno. L’iniziativa chiede di vietare l’edificazione dei minareti, elementi architettonici islamici che mal si sposano con l’architettura locale e dai quali un ometto urla a raccolta i fedeli musulmani; la proposta non mette invece in dubbio la costruzione di moschee, luogo di culto islamico. Diverse città hanno già vietato l’affissione del poster in questione, altre città invece hanno dato il loro benestare per la loro affissione. Tutti aspettavano il parere della commissione federale contro il razzismo, presieduta dallo storico di sinistra Georg Kreis. Ebbene, la commissione ha dato il suo atteso responso: il manifesto sarebbe in grado di mettere in pericolo la pace pubblica (???), inoltre la raffigurazione aizzerebbe all’odio (???). Orbene, come qualsiasi quadro o grafica, ognuno può interpretarlo come vuole o avere delle sensazioni, ma se davvero questo poster ha le capacità di mettere in pericolo la pace pubblica, e aizza all’odio, allora il manifesto è da censurare subito, senza idugio, e sicuramente non deve essere sbandierato come fatto da Kreis & compagni, che in realtà diffondono il manifesto in ogni dove, e danno molti spunti per visionare il poster in oggetto anche a persone che non si interessano di politica. È proprio così: la commissione contro il razzismo e i sindaci di sinistra delle città che vietano l’affissione ottengono l’effetto di far parlare e caricare di interesse il poster, la gente ne parla, e molti saranno schifati da questa indecente campagna di disinformazione,  volta a mettere il bavaglio sulla libertà di espressione nel nostro Paese. Il manifesto rappresenta l’islamizzazione del nostro Paese, nulla più. C’è chi teme questo scenario, è umano avere paura di cambiamenti così radicali, c’è invece chi non teme cambiamenti epocali. Rispetto per entrambi. Chi andrà a votare dovrà decidere se vietare o meno la costruzione dei minareti, in gioco non c’è la libertà di religione. E invece, durante queste settimane, è evidente che in Svizzera non c’è più la libertà di espressione, fatto questo gravissimo per una società democratica.

Author: LATO-B Categories: Attualità Federale Tags: ,
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