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Ma in Svizzera c’è la libertà di espressione?

6 ottobre 2009
è esagerato?

è esagerato?

Regolarmente Amnesty International segnala le limitate libertà di espressione nelle varie Nazioni, di solito Paesi ove vige un regime totalitario, dittatoriale o comunista. Mai però si è letto che la Svizzera fa parte di questi Paesi dove non ci si può esprimere liberamente. Si legge invece che in Svizzera le prigioni sono brutali: si vede che non è sufficiente la TV satellitare nella lingua del carcerato o la camera singola. Noi invece siamo convinti che nel nostro Paese non ci si possa esprimere liberamente, in particolare in seguito all’introduzione dell’articolo 261 bis, la famigerata norma anti-razziale: se da un lato è giusto non poter dare la possibilità di negare l’evidenza storica (le stragi, gli stermini, le pulizie etniche, ecc), non si vede perché si debba trovare in ogni messaggio forte, che sia verbale o grafico, un’infrazione dell’art. 261bis. Pensiamo p.es. al comandante della polizia di Bienne, che qualche anno fa disse che i kosovari nella sua città erano statisticamente un’etnia a rischio criminalità: qualcuno di sinistra pensò bene di denunciarlo per infrazione della norma anti-razzista. Intanto in Italia qualche mese fa, durante la trasmissione Porta a Porta,  il portavoce della comunità rumena chiedeva pubblicamente scusa agli italiani per i disagi e le sofferenze creati da certi suoi connazionali, per i numerosi atti delinquenti di cui si macchiano i rumeni in Italia. Da noi funziona invece tutto al contrario: non si può dire nulla perché se no si viene deunciati e tacciati di razzismo, intanto p.es. i balcanici sono in testa alle tristi classifiche di delinquenza, e le statistiche lo dimostrano in modo inequivocabile.

Ciò che è accaduto oggi a Basilea Città dimostra quanto affermato sopra: non si può più esprimere liberamente il proprio pensiero. In alto a destra è rappresentato il poster che le autorità hanno deciso di far ritirare lungo le strade perché ritenuti razzisti: a novembre si andrà a votare per l’iniziativa contro l’edificazione di minareti e la campagna politica è partita. Da notare che l’iniziativa chiede il divieto di edificare la struttura architettonica del minareto, quelle torri che assomigliano a missili, dai quali una persona urla per esortare alla preghiera; l’iniziativa non chiede assolutamente il divieto di costruire moschee, il luogo di culto e preghiera dei musulmani. Si può essere contrari o favorevoli all’iniziativa; comunque la libertà religiosa da noi è garantita con o senza minareti (che non sono le moschee, luoghi di culto islamici che mai saranno vietati in Svizzera). Nei paesi islamici ammazzano i preti cristiani, da noi da sempre sono rispettate tutte le religioni. Fatto sta che i manifesti infrangerebbero l’art. 261bis, almeno secondo le autorità di Basilea città. Noi non vediamo nulla di estremo: semplicemente gli iniziativisti rappresentano uno scenario, cioè sul suolo svizzero ovunque minareti e una donna col chador, ovvero l’islamizzazione del nostro Paese. Chi vuol capire, capisca. Niente di razzista, anche se i media e la sinistra, con la complicità degli ipocriti PPDini e i radical-chic, continuano a menare il torrone del razzismo. Intanto in Svizzera c’è stato l’ennesimo divieto di libera e legittima espressione. INACCETTABILE.

Author: LATO-B Categories: Attualità Federale Tags: ,
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