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La Svizzera è in crisi perché non riesce a riformarsi

11 ottobre 2009

Inutile negarlo: la Svizzera è in profonda crisi. Il nostro Paese è in una crisi di identità perché ormai ha raggiunto quasi 8 mio di abitanti, con un continuo aumento di stranieri che metterebbero in difficoltà qualsiasi Nazione indipendente. Abbiamo una crisi diplomatica, con Merz e la Calmy-Rey che pasticciano ogni giorno di più, fidandosi di un terrorista arabo come Gheddafi. Le nostre istituzioni sociali soffrono, perché erano concepite per cittadini onesti, e non per disonesti approfittatori, spesso stranieri venuti per sfruttare la Svizzera. Ci sono difficoltà con le naturalizzazioni, perché ormai si naturalizza d’ufficio qualsiasi straniero, senza nemmeno verificare se il candidato è onesto o è perseguito penalmente.

Il punto è che le cose sono cambiate molto in fretta, e la Svizzera non è capace a mettere in atto quelle riforme urgenti, necessarie per stare al passo coi tempi. Se c’è un problema bisogna riconoscere che c’è e cercare di risolverlo celermente; non come si fa adesso: gruppi di lavoro, fase di consultazione, progetti mai arrivati in porto, ecc ecc  Ora che, coi dati in possesso all’inizio della trafila, si arriva ad una proposta, essa è già vecchia e non più attuale, perché nel frattempo le cose si sono ancora una volta evolute. I socialisti bagatellizzano ogni fenomeno (criminalità, naturalizzazioni, bilaterali, crisi economica, casse pensioni, …); i PPDini temporeggiano e vogliono solo aiutare, in modo spesso poco mirato, le famiglie e il clero; i radicali sono come i rossi, i liberali sono contro i radicali; la destra spesso fa proposte, ma poi gli criticano i modi, i tempi, l’aggressività e la poca sensibilità. Un pasticcio per un Paese che resta al palo. Se l’Assicurazione invalidità fa deficit per miliardi ogni anno bisogna riformarla (stanare gli abusivi, reintegrare nel mondo del lavoro i beneficiari, rendere più difficile l’accesso alle rendite, basta motivi psichiatrici poco chiari e mal di schiena poco provati). Se la procedura di naturalizzazione ha delle falle, toppiamo le falle e che si prendano più tempo a verificare l’onestà del candidato. Se la diplomazia sbaglia, miglioriamo e allontaniamo gli incompetenti. Se non sappiamo più dove mettere asilanti e falsi richiedenti (magari con passaporto dei Paesi UE, quindi che non hanno nessun diritto di inoltrare domanda d’asilo), non dobbiamo più ospitare asilanti finché non si liberano dei posti a chi ne ha davvero diritto. Se la disoccupazione aumenta e i frontalieri anche, ciulando il lavoro agli svizzeri, non si concedano più nuovi permessi ai frontalieri. Questa volontà di affrontare e risolvere i problemi si chiama pragmatismo, che mal si sposa con il lassismo, l’indolenza , lo statalismo e i politici che agiscono pro-saccoccia di cui tutti siamo vittime.

Author: LATO-B Categories: Attualità Cantonale Tags:
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