Crisi per i ticinesi, vacche grasse per i frontalieri
La Svizzera è sempre stata anomala rispetto agli altri Paesi: abbiamo sempre dato tanto e ricevuto poco. In seguito, dopo tutte le concessioni che sempre facciamo, la Svizzera viene pure criticata. Negli ultimi anni, in seguito alla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea (UE), la nostra Nazione è stata invasa da lavoratori dell’UE; ovviamente riceviamo poco in cambio, nel senso che sono davvero pochi gli intrepidi che provano a sfondare nel mercato europeo, e le ditte elvetiche che vorrebbero partecipare ai concorsi si vedono spesso sbattuta la porta in faccia. Il Ticino in particolare soffre del mercato lombardo, e regolarmente i funzionari cantonali ci propinano i soliti monitoraggi e le solite statistiche. Da tempo è noto che, nonostante la crisi e la disoccupazione alle stelle, nel nostro Cantone il numero di frontalieri attivi in Ticino sono in continuo aumento: ma come, ma se c’è la crisi dovrebbero essere in calo anche i frontalieri. Assurdo! Ma scorsa settimana ci hanno veramente rassicurati: il solito Alberton (Siegfried) e l’ Albertoni (Luca), dell’Osservatorio del mercato del lavoro e della Commissione tripartita, ci confermano che dalla metà del 2008 la crescita dei fontalieri è iniziata a rallentare, e ce lo fanno sapere come se fosse una notizia positiva. Altro che positiva, è drammatico che nonostante la crisi occupazionale in Ticino vi sia ancora un aumento dei frontalieri occupati nel Cantone! Noi diamo agli altri e raccogliamo le briciole! Frontalieri mica occupati solo nell’industria e nell’edilizia: si sono ben intrufolati nella sanità, nel settore bancario, assicurativo, e in molti altri settori, e stuccano ovviamente il lavoro ai domiciliati. In seguito agli accordi con l’UE, non c’è più bisogno di permessi e si assumono frontalieri sottopagati a go-go! E i ticinesi restano disoccupati. Per non parlare delle numerosissime e documentate infrazioni delle aziende: una su dieci di quelle controllate infrange i minimi salariali e gli orari di lavoro. Senza considerare tutti quelli che non vengono controllati, il lavoro nero, i sub-appalti illegali, e tanto schifo ancora che crea incertezza nel nostro mercato del lavoro. Era questa la Svizzera che volevano gli euro-favorevoli (socialisti, sindacati, PPDini, radicali)? A noi non va.