Il Ticino terra di conquista
Ancora inquietudine e denuce in Ticino: oramai gli allarmismi sono all’ordine del giorno, in particolare in seguito all’invasione di ditte estere e ai continui abusi (lavoaratori in nero, operai sottopagati, subappalti illegali, ecc ecc) che si osservano nel Cantone da mesi. Questa volta a parlare è l’Associazione interprofessionale di controllo (AIC), col sindacalista Ambrosetti e il segretario impresari costruttori Bobbià. Il primo vorrebbe più controlli sui cantieri: secondo Ambrosetti con gli effettivi a disposizione si riescono a controllare solo il 40% dei cantieri. Ma come “solo”? Quanti cantieri volete controllare, li volete controllare tutti? Volete mettere controllori su tutti i cantieri? Ma chi è che paga tutti queste persone, o magari lo fanno gratis i sindacalisti? Volevate i bilaterali e adesso li avete, con tutti gli svantaggi noti e arcinoti descritti più volte durante le campagne per le votazioni per gli accordi con l’Unione Europea. E adesso che vedete che in effetti gli svantaggi sono un po’ difficili da gestire volete fare più controlli: ma era il mercato aperto che volevate, adesso pelatevi le gatte coi mezzi a disposizione, dato che avevate detto che con le misure di accompagnamento previste tutto sarebbe andato per il meglio. Eppoi Ambrosetti, con tutti i controllori che vorresti, oltre che avere uno stato poliziesco, ci costerebbe talmente tanto che al contribuente costerebbe meno aprire incondizionatamente alle ditte europee, coi loro abusi e con le loro scorrettezze, e soprattutto coi loro prezzi bassi. In seguito arriva Bobbià, col fiato corto, che dice che non ha mai visto così tanti autoveicoli e camion italiani sulle strade ticinesi come di questi tempi: Bobbià invita tutti a rivolgersi a ditte ticinesi. Ma come, volevi nuove opportunità e adesso promuovi misure protezionistiche? Nuove opportunità le avete create alle ditte estere, mentre quelle svizzere vengono discriminate nei Paesi UE. Inoltre avete creato nuove opportunità ai privati, i quali si rivolgono dove costa meno, cioè in Italia. Ma guarda un po’ che strano, si va dove costa meno, soprattutto quando i soldi devi metterceli tu e tirarli fuori dal tuo portafogli. È come dire ai ticinesi di non andare a fare la spesa in Italia, e di fare acquisti in Ticino. Assurdo, i ticinesi che non arrivano a fine mese (e non solo quelli) ti ridono in faccia, perché vanno a fare la spesa dove costa meno, chi se ne frega dell’economia ticinese! Insomma, cari rappresentanti della AIC, le vostre ricette per tenere a bada le ditte estere (perché poi volete limitare l’impatto sul Ticino se volevate il mercato UE ai vostri piedi?) e per combattere le scorrettezze che nell’UE ci sono sempre state, fanno sorridere e ci costeranno molto, ma molto di più dei presunti vantaggi che dovrebbero portare gli accordi unilaterali purtroppo firmati dalla Svizzera con l’UE.