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RSI (già TSI) condannata per discriminazione salariale

16 agosto 2009
ma che idée
ma che idée

La notizia l’abbiamo scoperta sulla rivista Spendere Meglio, ed è una notizia che fa sobbalzare: la TV di Stato, pagata dai contribuenti con il canone più alto d’Europa, è stata condannata al pagamento di 300 mila franchi per risarcire una dipendente dell’azienda. Il motivo: l’impiegata non veniva pagata come i colleghi maschi che svolgevano le stesse mansioni. Stesso lavoro, ma salario più basso perché femmina e non maschio. PAZZESCO! Proprio la RTSI, paladina dei deboli, degli oppressi, degli sfigati, dei casi sociali, dei derelitti, delle ingiustizie, degli abusi dei padroni, dei salari minimi, dei rifugiati, di tutto quello che volete voi e molto di più, condannata per aver sottopagato un collaboratore, che aveva un’unica pecca: era donna. (??!!?!)

Certo, la somma è cospicua perché i dipendenti TSI sono strapagati e ricevono salari che i comuni cittadini non si sognano neppure, ma questa è un’altra storia.
Il punto è che la TV di Stato denuncia a tutto spiano le malefatte di un Cantone e un Paese allo sbando sociale. Poi però quando succede che l’azienda stessa venga condannata per un fatto grave, allora tutti zitti. Non diciamo niente. Col cavolo: la TV, con le sue ridicole inchieste mascherate tipo Striscia la Notizia per stanare chissà quale trama delittuosa, agisce in modo scorretto: non informa in modo completo. La legge impone all’azienda finanziata coi soldi dei cittadini di informare in modo imparziale e completo, mica ce lo stiamo inventando noi. Con questo agire tipicamente “da uregiatt” e con questa omertà sulle magagne della TV, la RSI non rispetta il mandato informativo conferitole. Che le notizie vengano date in modo parziale e tendenzioso, ormai lo sanno anche i sassi: la destra è cattiva, razzista, egoista. La sinistra invece è giusta, sensibile; il centro è vicino alle famiglie e meritevole. La correttezza dell’informazione è insomma tutta da dimostrare. Ma che la RSI non citi le news in modo completo è semplicemente inaccettabile. La prossima volta che il Mammone da Patti chiari, o qualsivoglia giornalista (magari italiano appena assunto al posto di uno svizzero) riporterà notizie di ingiustizie, pensiamoci: sono loro i primi a discriminare e a non riferire di una sentenza definitiva che crea un precedente e farà giurisprudenza.
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