
asfalto disonesto
È notizia dei giorni scorsi: la Costra SA, ditta di bitume tristemente famosa per essere invischiata nel malaffare ticinese chiamato Asfaltopoli, continua ad agire in modo illegale. La ditta, indagata con molte altre dopo la causa avviata dal Cantone e dal Municipio di Lugano per il cartello illegale dell’asfalto, ne ha combinata un’altra: ha subappaltato ad una ditta di Varese, senza chiedere l’autorizzazione, opere da selciatori sul cantiere della galleria Vedeggio-Cassarate. È vietato dalla legge subappaltare senza l’autorizzazione da parte della stazione appaltante come da contratto. Capito, Thomas Arn, che gestisce la Costra SA? Capito, ex granconsigliere PLRT? Senza autorizzazione non si può subappaltare agli italiani! Proprio Arn che aveva annunciato negli scorsi mesi che avrebbe chiuso bottega, che le condizioni di lavoro e di mercato in Ticino erano penalizzanti: ma se fa proprio quello che non bisognerebbe fare! Ma se è proprio quello che si imputa alle ditte disoneste? Ma se è proprio questo agire a rovinare il mercato? A nulla sono valse le giustificazioni arroganti di Thomas Arn sul Corriere del Ticino di oggi, dove la redazione del CdT ha ribadito l’accaduto, e con una non comune determinazione ha messo in un cantuccio Arn e i suoi piagnistei. Avanti cosi, compagni di merenda di Asfaltopoli! Proprio non la piantate con i vostri intrallazzi! E tutto questo mentre il contribuente paga voi e il vostro bitume invischiato di malefatte! Ma siamo poi sicuri che il cartello dell’asfalto ticinese non esista più? Siamo sicuri che il contribuente ticinese paghi il prezzo giusto per il bitume che viene posato sulle nostre strade? Il lupo perde il pelo ma non il vizio…
Negli scorsi giorni gli uffici federali competenti hanno resi noti i dati dei frontalieri attivi in Ticino: nonostante la crisi e il numero dei posti di lavoro in calo, i frontalieri non sono mai stati così tanti nel nostro Cantone. Ma come, c’è meno lavoro e i frontalieri aumentano il loro numero da diversi anni? Chissà quale ragione mistica bisogna trovare per spiegare lo strano fenomeno…? Prima di fornirvi la nostra versione, sul Corriere del Ticino i funzionari cantonali si dicono sorpresi, e affermano che loro non possono dare i dati dei frontalieri impiegati in Ticino (le statistiche sono infatti giunte da Berna). Cosa? A Bellinzona non hanno i dati aggiornati sui frontalieri? Pazzesco, anche perché chi deve pagare l’imposta alla fonte per i propri dipendenti frontalieri è tartassato e bersagliato dall’Ufficio imposte alla fonte: in poche parole a Bellinzona incassano l’imposta alla fonte, ma non hanno i dati dei aggiornati dei frontalieri attivi nel Cantone. Complimenti all’efficienza statale!
Torniamo al discorso di prima e cerchiamo di capire come mai i frontalieri sono in continuo aumento, nonostante la grave crisi economica ed occupazionale. I ticinesi hanno difficoltà a trovare lavoro, la disoccupazione aumenta, e “stranamente” i frontalieri sono in aumento: ma è chiaro, vengono preferiti i frontalieri ai ticinesi. Grazie agli accordi bilaterali, in particolare alla libera circolazione delle persone, per assumere un frontaliere le trafile burocratiche si sono snellite, e come volevano i fautori dell’apertura della Svizzera all’Unione Europea, si può attingere facilmente al mercato del lavoro straniero, trovando gente disposta a lavorare per meno stipendio rispetto ai domiciliati ticinesi. Ecco quello che vogliono i sindacati e gli euro-esaltati dei partitoni e delle associazioni economiche: vogliono che i domiciliati se ne stiano a casa a rimpolpare l’esercito di disoccupati, e vogliono assumere impiegati stranieri a minor costo! Ce l’hanno fatta, e alla grande. La prova ora c’è, grazie alle statistiche fornite da Berna. Un grande grazie anche agli enti pubblici pagati dal contribuente, come la TSI e l’Ente Ospedaliero Cantonale, che continuano ad assumere dipendenti stranieri. Grazie per il grande servizio che fate al Paese.
I fatti sono noti: da 400 giorni due Svizzeri sono tenuti in ostaggio presso l’ambasciata elvetica perché le autorità di Tripoli non li lasciano uscire dalla Libia, e ciò come misura di ritorsione in seguito all’arresto avvenuto a Ginevra del figlio di Gheddafi, accusato di percosse alle sue serve. Altra misura di ritorsione applicata dalla Libia è stato ritirare oltre 5 mia di franchi depositati nelle banche svizzere. Ancora altra misura di ritorsione: la Svizzera non riceve più petrolio libico. Insomma l’arresto di Hannibal Gheddafi e consorte ha causato una profonda crisi diplomatica tra la Libia e il nostro Paese. La situazione era in stallo da molti mesi, e il nostro Presidente Rudolf Merz che fa? Di sua iniziativa va a scusarsi presso le autorità libiche e firma un accordo, che prevede tra l’altro la liberazione degli ostraggi svizzeri. Parte un aereo per Tripoli, l’aereo resta un paio di giorni, gli ostaggi non possono ancora partire. La pressione dei media e dell’opinione pubblica aumenta, e la scorsa notte l’aereo torna in Svizzera con a bordo i bagagli dei due ostaggi, ma dei due Svizzeri nemmeno l’ombra. Pazzesco. Merz, secondo la DRS (TV svizzero tedesca), aveva capito che i due ostaggi sarebbero stati liberati martedì 25 agosto ‘09; oggi è venerdì 28, ma i due sono ancora bloccati in Libia. Ma come, Merz firma accordi coi libici (che coraggio! e poi di propria iniziativa!) e aveva capito male? COSA?? La nostra diplomazia attualmente non vale un fico secco, ancor meno un Consiglio Federale che crede ancora in Babbo Natale. E poi la storia insegna: nessuno analizza ciò che è successo in passato per capire come muoversi. Gheddafi è sempre stato un osso duro per l’Occidente, ha sempre creato problemi a tutti i Paesi, in modo scorretto e irriverente: la Libia in passatao ha umiliato USA, Francia, Italia, Granbretagna, e molti altri Paesi. Cosa pensava Merz: “con noi Svizzeri sarà gentile e corretto?”. Inoltre quando firmano un contratto, nero su bianco, le parti devono attenersi, altrimenti che contratto è? La magistratura ginevrina poi è in profondo imbarazzo, perché polizia e procura avevano agito come da leggi vigenti in Svizzera nei confronti di Hanibal Gheddafi. Altro che scuse. Insomma, un vero pasticcio.
Auguriamo ovviamente che i due Svizzeri possano finalmente tornare in Patria quanto prima. E speriamo che il tutto si risolva per il meglio, anche dal punto di vista diplomatico. Però è ovvio che Merz deve andarsene: quando Clinton ha riportato in Patria ostaggi dall’Oriente si è presentato con gli ostaggi, mica ha mandato aerei che poi tornano coi bagagli ma senza ostaggi!!! Merz è un buono, un ingenuo, uno Svizzero. Decisioni così importanti come chiedere scusa ad una nazione estera si prendono come Consiglio Federale, come gremio, mica perché un ministro decide di testa sua senza discuterne con gli altri colleghi di Governo. Merz ha superato le sue competenze, mo’ son cacchi suoi. Anche se tutto si risolverà per il meglio, Merz ha umiliato la Svizzera e l’ha resa debole nel contesto internazionale. Con Gheddafi, la storia insegna, si ha a che fare con un interlocutore imprevedibile e pericoloso. Gli americani negli anni ‘80 chiamavano Gheddafi “cane del deserto”…
Il Dipartimento federale delle finanze aveva informato nei giorni scorsi, tramite un comunicato, che la Confederazione, vendendo le azioni UBS con valuta 25 agosto ‘09, avrebbe conseguito un utile di 1,2 mia di franchi. Secondo l’Amministrazione federale lo Stato avrebbe ottenuto un rendimento di oltre il 30% all’anno per una durata di investimento di circa 8 mesi. Nell’ottobre ‘08 la Confederella aveva concesso un prestito di 6 mia di franchi all’agonizzante UBS, con un interesse del 12,5%, oltre ad aver preso in consegna ca. 60 mia di prodotti fianziari “tossici”: il tutto per permettere a UBS di riprendersi dallo shock.
Parrebbe però che, meglio analizzando le cifre del presunto guadagno di 1,2 mia, l’affare dopo la vendita delle azioni non ci sarebbe stato, anzi: secondo nuovi calcoli la Confederazione avrebbe perso oltre mezzo miliardo, mica guadagnato 1,2 mia.!! Se davvero i dati forniti dai funzionari della Confederazione dovessero essere errati, allora avremmo davvero toccato il fondo. A Berna neanche sono capaci a quantificare gli aiuti miliardari erogati per la quasi fallita UBS. Ma allora chi ha ragione? Quanto è costata davvero l’azione salva-UBS al contribuente elvetico? Quanta grana abbiamo speso per salvare un’istituto bancario boccheggiante? Quanti soldi ci costa salvare una banca che istigava i clienti statunitensi a frodare il fisco americano e che è direttamente responsabile dell’indebolimento del segreto bancario elvetico? Quanti miliardi ci costa e ci costerà sovvenzionare una banca che distribuisce all’anno miliardi di bonus (per obiettivi raggiunti?) ai propri dipendenti? Quanto ancora per pagare cifre astronomiche ai manager di una banca al tracollo, che quasi trascinava tutto il Paese nel baratro? Non è retorica, i contribuenti svizzeri devono conoscere la verità.
Notizia del 20 agosto ‘09: la Gabbani Shopping, storico negozio di alimentari di via Pessina, avrebbe licenziato 17 dipendenti e il sindacato OCST avrebbe segnalato il caso all’Ufficio cantonale del lavoro. L’OCST è convinto che i licenziamenti siano immotivati, non necessariamente legati alla crisi, ma invece attuati per poter assumere frontalieri a basso costo al posto del personale attualmente attivo nell’azienda. Il sindacato chiede all’ufficio competente di annullare i licenziamenti e si riserva di avviare azioni giuridiche contro la Gabbani. Ovviamente tutti speriamo che i dipendenti della Gabbani non perdano il posto di lavoro e che la ditta possa continuare la sua attività, come ha fatto per tanti decenni a Lugano. Sul caso specifico non ci si può pronunciare, essendo in corso le verifiche.
Ma l’OCST e tutti i sindacati, che criticano la politica delle aziende senza che questi sindacati abbiano mai messo un franco di tasca loro per gestire una ditta, dove erano quando bisognava opporsi agli accordi bilaterali con l’Unione Europea? E sì che diversi partiti avevano detto quali sarebbero state le conseguenze in caso di libera circolazione con l’UE: aumento della disoccupazione in Ticino e invasione di manodopera estera. Puntualmente si verificano casi simili: sui cantieri pubblici e privati, nella sanità, nel settore bancario e assicurativo, nell’agricoltura, insomma in tutte le branche economiche. Siamo stufi di riscrivere ogni volta le cifre relative all’invasione di lavoratori UE nel nostro Paese, non ce n’è più bisogno. Con la crisi che c’è le ditte sono costrette a ridurre le spese, e i primi che ne soffrono sono i posti di lavoro. Se poi c’è la possibilità, grazie ai bilaterali, di attingere ad un mercato del lavoro che offre dipendenti a basso costo è chiaro che la tentazione di licenziare i domiciliati e assumere frontalieri a basso costo è grande! È appunto l’opportunità che offre la libera circolazione delle persone con l’UE! Lo sapevano anche i sassi, ma i sindacati al momento del voto popolare dove erano? Il noto Saverio Lurati, sindacalista dalla barba bianca, ha affermato poche settimane fa in TV che a lui va bene che arrivino in Ticino lavoratori UE, basta che vengano pagati correttamente (??!??): INCOSCIENTE! Ogni lavoratore UE ruba potenzialmente un posto di lavoro a un domiciliato! È così che i sindacalisti difendono gli impiegati ticinesi??

- ma che idée
La notizia l’abbiamo scoperta sulla rivista Spendere Meglio, ed è una notizia che fa sobbalzare: la TV di Stato, pagata dai contribuenti con il canone più alto d’Europa, è stata condannata al pagamento di 300 mila franchi per risarcire una dipendente dell’azienda. Il motivo: l’impiegata non veniva pagata come i colleghi maschi che svolgevano le stesse mansioni. Stesso lavoro, ma salario più basso perché femmina e non maschio. PAZZESCO! Proprio la RTSI, paladina dei deboli, degli oppressi, degli sfigati, dei casi sociali, dei derelitti, delle ingiustizie, degli abusi dei padroni, dei salari minimi, dei rifugiati, di tutto quello che volete voi e molto di più, condannata per aver sottopagato un collaboratore, che aveva un’unica pecca: era donna. (??!!?!)
Certo, la somma è cospicua perché i dipendenti TSI sono strapagati e ricevono salari che i comuni cittadini non si sognano neppure, ma questa è un’altra storia.
Il punto è che la TV di Stato denuncia a tutto spiano le malefatte di un Cantone e un Paese allo sbando sociale. Poi però quando succede che l’azienda stessa venga condannata per un fatto grave, allora tutti zitti. Non diciamo niente. Col cavolo: la TV, con le sue ridicole inchieste mascherate tipo Striscia la Notizia per stanare chissà quale trama delittuosa, agisce in modo scorretto: non informa in modo completo. La legge impone all’azienda finanziata coi soldi dei cittadini di informare in modo imparziale e completo, mica ce lo stiamo inventando noi. Con questo agire tipicamente “da uregiatt” e con questa omertà sulle magagne della TV, la RSI non rispetta il mandato informativo conferitole. Che le notizie vengano date in modo parziale e tendenzioso, ormai lo sanno anche i sassi: la destra è cattiva, razzista, egoista. La sinistra invece è giusta, sensibile; il centro è vicino alle famiglie e meritevole. La correttezza dell’informazione è insomma tutta da dimostrare. Ma che la RSI non citi le news in modo completo è semplicemente inaccettabile. La prossima volta che il Mammone da Patti chiari, o qualsivoglia giornalista (magari italiano appena assunto al posto di uno svizzero) riporterà notizie di ingiustizie, pensiamoci: sono loro i primi a discriminare e a non riferire di una sentenza definitiva che crea un precedente e farà giurisprudenza.
Ci dicevano che se avessimo aderito allo spazio Schengen, all’ONU, se avessimo concluso accordi con l’Unione Europea sulla libera circolazione, ecc ecc avremmo avuto solo vantaggi, non sarebbe aumentata l’immigrazione, la ciminalità, la disoccupazione. E invece, ma era inevitabile, anche da noi sono aumentati i furti, le prostitute si vendono sulle strade come in Valganna (notizia degli ultimi giorni in Ticino), i lavavetri importunano gli automobilisti, i mendicanti in città vengono allontanati dalle polizie comunali, le dogane sono un colabrodo e poi ancora molto molto degrado ancora. Tutte cose che dai non succedevano, tutti segnali che la Svizzera sta subendo un palese ed incontestabile influsso negativo in seguito ai rapporti con l’UE.
Adesso si comincia a parlare del problema dei rom, zingari che in tutta Europa sempre hanno creato disagi. Alla periferia di Milano ci sono decine di migliaia di accampati, spesso assolutamente non integrati e con nessuna intenzione di integrarsi, che dal loro arrivo hanno sempre creato problemi. Scippi, furti, minacce, criminalità giovanile, disoccupazione: un bel quadretto. A Ginevra (vedi Corriere del Ticino) non ne possono più, presi d’assalto dai rom. La polizia ci prova, ma i rom attaccano i poliziotti con pietre, bottiglie, sputi. Sanno bene che in Svizzera siamo tolleranti con tutti, soprattutto con i giovani violenti e i criminali stranieri. Lo sanno tutti che in Svizzera le pene, sempre che vengano date, sono miti e che in pratica non si finisce quasi mai in prigione (vedi spacciatori di droga). Lo sanno tutti che la Svizzera è ostaggio della sinistra, che qui si bagatellizzano anche gli episodi più gravi, che qui si cerca di integrare chi non ne vuole sapere niente di stare alle regole e alle leggi del Paese che li ospita. La situazione è chiaramente sfuggita di mano.
L’aveva già detto Berlusconi qualche mese fa che quelli di sinistra sono malvestiti e malodoranti, suscitando soprattutto qualche risatina. Ora è la volta del presidente UDC della sezione di Lucerna, il quale afferma che le donne di sinistra sono delle racchie. Inoltre scrive che le rappresentanti femminili della sinistra dovrebbero truccarsi perché ne hanno davvero bisogno. Il presidente sezionale di Lucerna rischia ora di essere allontanato dal suo partito. Al di là dell’opportunità o meno di asserire certi concetti, apprezziamo che una scomoda opinione venga detta anche da politici con certe cariche istituzionali! La verità è che le donnne (ma anche gli uomini), più sono a sinistra politicamente, più sono brutti, poco curati, con abbigliamenti di scarso gusto e spesso trasandati. È la verità. E proprio le donne socialiste, verdi, comuniste della nostra Svizzera sono le prime a bandire troppa femminilità, sono al di sopra dell’estetica, di conseguenza fanno parte del gruppo delle femmine brutte. Diciamocela tutta, già in Svizzera il buon gusto è spesso un optional, figuriamoci se poi aggiungiamo del “sano” femminismo di sinistra: un cocktail terribile! Ora passiamo in rassegna un po’ di donne politiche: la Calmy-Rey assomiglia al clown Dimitri, la Dreifuss vestiva in modo orrendo ed era di almeno 40Kg sovrappeso, le diverse presidenti PS (tipo la Christiane Brunner) o le capogruppo fanno paura; se poi consideriamo la “ticinese” (in realtà è italiana) Biscossa cominciamo a tremare da come assomiglia a Maga Magò, la stessa Simoneschi (PPD, ma chiaramente di sinistra estrema) ci inquieta e ha ricorso al Photoshop per esibire la sua faccia all’ultima campagna per le elezioni federali. L’unica che si salva è la Pesenti, perché madre natura l’ha fatta carina, ma curare i capelli per lei è un optional.
Perché per le donne di sinistra curarsi un po’ è cedere al maschilismo, è perdere tempo che si impiega per leggere testi comunisti e sindacare su tutto. Ben vengano queste uscite sui luoghi comuni, perché in queste affermazioni c’è sempre qualcosa di vero, e su cui ridere un po’. Siamo comunque convinti che le vere “pasionarie” non si offenderanno per queste stupidità, loro sono al di sopra di questo gossip di mezza estate!
Nonostante gli aiuti statali (6 miliardi su un conto versati dalla Confederazione, oltre a un canestro contenente oltre 50 mia di titoli tossici “parcheggiati” alla Banca Nazionale) UBS continua a presentare cifre rosse; nonostante i soldi pubblici versati dallo Stato per salvare il più grande istituto bancario del Paese, UBS continua a versare bonus ai suoi dipendenti: ultima tranches 1,2 mia di bonus, e questi bonus vengono pagati nonostante la crisi, nonostante il momento difficile della banca. Ma il punto è: perché aiutare finanziariamente una banca, per poi vedere i soldi prestati dallo Stato versati in bonus ai dipendenti? Bonus per cosa, per obiettivi raggiunti? Ci dicono che i salari sono composti di una parte fissa e di una parte sotto forma di bonus, e che cambiare sarebbe difficile. Cambiate e basta il sistema di rimunerazione, altrimenti i soldi non ve li diamo per salvare la baracca, avrebbe dovuto imporre il Consiglio Federale prima di concedere i miliardari aiuti a UBS. Finché una ditta non riceve aiuti dallo Stato, che faccia ciò che vuole con gli stipendi, ma dal momento che riceve aiuti dalla Confederazione, cioè soldi del contribuente, allora le cose cambiano: lo Stato deve poter co-decidere delle future strategie dell’impresa aiutata. Il Consiglio degli Stati, nonostante socialisti e democentristi la vedessero diversamente, ha deciso il 11 agosto ‘09 di bocciare una mozione del Consiglio Nazionale che chiedeva di imporre un tetto massimo ai salari UBS. Certo, bisognerebbe imporre tetti massimi di retribuzione, e questo finché UBS avrà riacquistato autonomia e finché avrà restituito ogni franco alla Confederazione. Ma come detto, prima di dare anche solo un franco a UBS, si sarebbe dovuto imporre una nuova impostazione salariale per i dipendenti di una ditta che, senza l’intervento dello Stato, sarebbe sicuramente fallita. E anche i dipendenti UBS devono rendersi conto che la pacchia è finita, che gli stipendi che fino a due anni fa sembravano diritti acquisiti se li possono scordare. E non ci vengano a raccontare che i bravi dirigenti se ne stanno andando da UBS dato che hanno ridotto gli stipendi: che se ne vadano, e anche in fretta, i dirigenti che hanno portato la banca sull’orlo del baratro!