UBS: a rischio le attività della banca negli USA
È da molto, troppo tempo che si temporeggia, ed ora sta per accadere quello che in pochi avevano seriamente predetto: la mega-banca UBS potrebbe subire una pesante sanzione da parte delle autorità USA, e cioè non poter più operare negli Stati Uniti. Si sapeva il rischio che si sarebbe corso, ma si è preferito lasciarsi trasportare dal leggiadro vento della politica e del diritto. Ma attenzione: quando le autorità USA si muovono sono cavoli per chiunque! UBS dovrebbe consegnare i nominativi americani dei 52′000 conti sospettati di evasione fiscale. Il Consiglio Federale afferma che la banca non può fornire i nomi perché violerebbe le leggi elvetiche, ed addirittura il Dipartimento di giustizia emetterebbe uno specifico divieto. Intanto salta fuori un precedente del 1982: la banca canadese Nova Scotia fu costretta a rendere noti il nominativo di un cliente sospettato di reati fiscali. La situazione di UBS è ancor più difficile: il fatto di aver reso noti negli scorsi mesi i nomi di 250 clienti sospettati di frode fiscale, mette l’istitito bancario elvetico ancor più nelle pettole. Alle autorità USA non frega niente della differenza tra frode ed evasione, loro vogliono quei nomi. Punto e basta. L’UBS negli scorsi anni pare abbia sguinzagliato suoi consulenti per convincere clienti USA ad evadere il fisco: davvero poco intelligente da parte di UBS, ora ce li hanno addosso tutti. E sappiamo quando gli USA si incazzano, basti pensare come è andata a finire il dossier dei fondi ebraici: le banche hanno pagato e basta, anche se il conto bancario della vecchietta ebrea che accompagnava il senatore D’Amato fu poi trovato, non in Svizzera… ma in Israele!!