Aprire un altro centro asilanti? Cosa?
Il direttore di SOS Ticino è il solito fra Martino Dotta, attivissimo coi rifugiati. Dotta era il grande difensore della famiglia ucraina, che se ne è andata dalla Svizzera solo dopo aver raggranellato la somma di Fr 60′000.- per aprire un’attività nel loro Paese (capito i furboni, e dire che il nostro Consiglio di Stato aveva scritto a Berna chiedendo di avere un occhio di riguardo per i poveri sopravvissuti del Lema…). Intanto anche Mendrisio è stata tradita dalla sua solidarietà e generositâ in fatto di asilanti: uno dei richiedenti ospitato in albergo (??) è stato beccato a spacciare cocaina… sì, ma la novità dov’è? È arcinoto che lo spaccio di stupefacenti è in mano in gran parte ai richiedenti l’asilo. Ora il frate Dotta chiede al Governo cantonale di costruire un terzo centro asilanti. Col cavolo! Basta così, soprattutto in un momento di crisi come quella che stiamo vivendo! Ma lo sapete che quando vedete le immagini dei clandestini a Lampedusa, la maggioranza degli africani non viene neppure registrata dalle autorità italiane, in maniera che non se li devono tenere su suolo italico? Vengono in Svizzera, perché noi registriamo e accogliamo senza limiti! Col cavolo che costruiamo un ennesimo centro asilanti, se si sparge la voce arrivano il triplo di richiedenti!
La politica di asilo in Svizzera deve cambiare: già oggi un solo richiedente l’asilo su 10 ha il diritto di restare da noi. Dobbiamo dimostrare coerenza, mettendo a disposizione un numero limitato di posti, esauriti questi si chiude baracca. Deve essere una politica di accoglienza di qualità, e non far entrare senza limiti chi non ne ha neppure diritto. E se proprio deve essere, nei momenti di emergenza, allora mettiamo i richiedenti negli impianti di protezione civile o nelle caserme in disuso. È inaccettabile ospitarli negli hotel cittadini…