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TSI: la fine di sperperi e di faziosità? La conduzione dell’azienda va a Berna

1 giugno 2009

La RSI (già TSI, che pare per il cambiamento del logo in RSI abbia speso ben più di un milione di franchi svizzeri) sarà guidata, almeno in parte, da Berna. Il servizio pubblico, come amano chiamarlo loro che ci lavorano, becca una bella stangata. A cominciare dai fondi che verranno ridotti a Comano: attualmente riceviamo oltre il 20% delle entrate nazionali delle tasse di ricezione, oltre 200 milioni (!!), un vero sperpero di denaro se pensiamo alla qualità in picchiata dei programmi. Per poi continuare con le decisioni sulle nomine: in TSI assumono chi vogliono, senza concorso, prendendo di solito i parenti stretti e gli amici, nonché una quantità notevole di collaboratori italiani (coi soldi pubblici assumono stranieri, con la disoccupazione che c’`è!!!). Infine i programmi verranno verificati a Berna, così magari qualcuno noterà che vi sono doppioni, faziosità, discriminazioni, e che ormai per la RSI il Ticino è il nord della Lombardia, e non più il sud della Svizzera. È questo l’auspicio di molti: che la RSI torni ad essere un servizio pubblico svizzero, di una Svizzera federalista. Scimmiottare il degrado delle TV italiane non serve a nessuno, anche considerando îl fatto che ormai il segnale TSI è da anni oscurato nella vicina Penisola, e quindi anche la storiellina dell’audience da parte italiana non regge, dato che nessuno in Italia può seguire la nostra tele. Eppoi non facciano gli gnorri, 2 ticinesi su 3 preferiscono i canali italiani! Se vogliono riconquistarsi gli spettatori, portino qualcosa di diverso! Interessante lo spunto sul Caffè del 31.05.09: nessuno ha reclamato per il taglio previsto in RSI. Per le poste, le Swisscom ed altri servizi federali ci si mobilita, per la RSI nessuna reazione. Del resto lo sanno tutti che in RSI vi è spreco, ci lavora troppa gente (1′200 dipendenti), è marcatamente di sinistra, vi trovano spazio i ci-ellini, viene discriminata la sensibilità dell’80% della popolazione (centro-destra). In conclusione, si spera che con le decisioni che verranno prese a Berna qualcosa cambierà, ma non illudiamoci troppo: per far cambiare decisamente rotta ad una pesantissima nave in movimento, che ha a bordo più di mille persone, si fa molta, molta fatica.

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